Vergogna

Vorrei capire davvero l’utilità di questa decisione editoriale. Il quotidiano Alto Adige – il più letto in lingua italiana in provincia di Bolzano – ha pubblicato oggi (a pag. 2!) un autentico “muro” di proteste contro Luis Durnwalder (“reo” di aver pronunciato il suo diniego a partecipare ai festeggiamenti per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia) e i sudtirolesi in genere (“rei” di essere sudtirolesi). Si tratta di messaggi (o di stralci di messaggi) pubblicati online e qui semplicemente copiati e incollati. Il tenore delle lettere è monocorde e intellettualmente deprimente: ridacci i soldi, non ci rappresenti, noi le vacanze lassù non le facciamo più e via delirando. Forse sfugge a chi ha deciso di rendere merito a questi estemporanei commentatori: così si fa a pezzi la credibilità del giornale e si dà una pessima immagine degli italiani. Da italiano (e non solo da residente in Alto Adige-Südtirol), io mi vergogno a leggere queste lettere.

56 thoughts on “Vergogna

  1. Chi decide di “promuovere” un commento idiota dal “muro” online alla seconda pagina del giornale non è un ragazzo, Oscar. È un fatto grave e non scusabile.

  2. In effetti è una pagina imbarazzante, benché qua e là vi sia anche qualche messaggio più sobrio. Mi domando se tutta questa gente l’abbia letta, la dichiarazione di Durnwalder riportata in questo blog da Gambero rotto. Ho l’impressione che l’inelegante D. sia diventato il capro espiatorio di un’incapacità tutta italiana di celebrare davvero la cosiddetta unità: come se la malafede nel non voler riconoscere la debolezza della ricorrenza nell’immaginario collettivo avesse trovato nel dannato Alto Adige, terra privilegiata e irriconoscente, una valvola di sfogo – in cui riversare, in molti casi, un po’ di quel risentimento che è il tratto dominante del paese reale in questi tempi sciagurati.

  3. Da segnalare poi, di fronte alla piega orribilmente populista che ha preso l'”Alto Adige” nell’ultimo anno, le grosse e gravi responsabilità del nuovo direttore Baraldi – i cui primi editoriali, peraltro, non furono che penosi esempi del maldestro tentativo di celare la propria ignoranza del nuovo contesto dietro generalia annaquatissimi.

  4. Triste doverlo per l’ennesima volta ribadire, ma quel quotidiano, con le sue periodiche campagne e parole d’ordine, è uno dei principali ostacoli – se non il principale – ad una convivenza più serena. Il buffo della vicenda è che il “disagiato-tipo” non si limita più ad auspicare un dimagrimento del bilancio provinciale, minore autonomia finanziaria e meno rimesse da Stato, Regione ed UE (che poi non arrivano al 10% del bilancio provinciale). Ora chiede anche il boicottaggio dell’economia locale. Per poi, dovesse questo funzionare, lamentarsi ulteriormente dell’accresciuto tasso di disoccupazione tra gli “italiani”, dandone ovviamente la colpa a Durnwalder. Astuti come cervi.

  5. Postilla: mi è stato riferito che l’A.A., a proposito dell’oro mondiale di Innerhofer in super-G (festeggiato con tricolore), avrebbe scritto di una “sua personalissima Piazza Vittoria”. Qualcuno in grado di confermarmelo?

  6. E io (sono bresciano) invece le vacanze “lassù” le farò ancora… Anzi, le ho appena fatte. Quattro giorni fantastici sul Renon. Mi sono trovato benissimo. Tutti sono stati gentili con me… a nessuno ho chiesto se appartenevano a questa o quella minoranza (o maggioranza se preferite) e nemmeno mi interessava.
    P.S. – Mi sono anche fatto regalare un bel libro su Silvius Magnago che era esposto in Albergo.

  7. chi conosce il giornale alto adige non si può meravigliare. non sempre, non con la stessa intensità, ma sono alcuni decenni – diciamo dalla sua fondazione – che il giornale italiano più letto in provincia di bolzano (nato, ricordiamo, dalla reasistenza) tira sassi contro il sudtirolo e i sudtirolesi.

  8. [QUOTE][Ho l’impressione che l’inelegante D. sia diventato il capro espiatorio di un’incapacità tutta italiana di celebrare davvero la cosiddetta unità: come se la malafede nel non voler riconoscere la debolezza della ricorrenza nell’immaginario collettivo avesse trovato nel dannato Alto Adige, terra privilegiata e irriconoscente, una valvola di sfogo – in cui riversare, in molti casi, un po’ di quel risentimento che è il tratto dominante del paese reale in questi tempi sciagurati.[/QUOTE]

    Sottoscrivo tutto. Ha cominciato Napolitano: in queste celebrazioni del 150° tutto langue, per cui ha pensato bene di rianimarle puntando su un obiettivo classico e comodo, il Sudtirolo, ottimo per suscitare la retorica delle emozioni, quelle da teatrino televisivo per intendersi, dato che quelle vere del cuore e della mente latitano. Eppure si dovrebbe sapere che certe cose non si possono proprio chiedere ai sutirolesi, perlomeno non in questi termini. E se si volesse fare una riflessione seria sull’unità d’Italia, ci sarebbero ben altri punti critici su cui mirare, a cominciare dalla Lega Nord, il cui populismo plebeo nei confronti del tricolore è noto a tutti, ma ovviamente una cosa del genere è tabù. Del resto lo stesso tipo di populismo, uguale e contrario, anima le mail spedite all’Alto Adige, ed è assolutamente dominante nel paese. Il perché lo sappiamo tutti.

  9. Sono d’accordissimo con gadilu e mi compiaccio con gli “italiani” che non scoprono di esserlo solo quando c’é il grande evento (o il grande pericolo), un po’ come i cattolici che si scoprono tali solo quando sentono “minacciata” la loro “cultura”.


  10. e sono sempre anni, diciamo dalla sua fondazione, che il quotidiano alto adige tira la volata al sentimento nazional-fascista di molti altoatesini…

  11. Gabriele, scusa l’OT: ma visto che su un altro blog qualcuno (anonimamente, ovviamente) minaccia una querela nei miei confronti (non si capisce bene perché), e dato che fa riferimento a un commento anonimo (con nome floreale) da te pubblicato ieri, potresti farmi la cortesia (se hai tempo e voglia, mi rendo conto che son questioni un po’ sciocche) di andare tra i commenti del tuo blog, cercare quello, cliccare sull’IP e rivelare se, per caso, coincide con quello di un altro nick già presente con commenti? Grazie.

  12. Anche per voi il TLT sarà accessibile solo con passaporto vistato ,a spingervi qui ,il bisogno

  13. Ah, Giangi, scusa, ho controllato (ho ritrovato un commento di questo orchite): hanno lo stesso IP (ma s’era capito: i loro commenti emanavano lo stesso odore). 🙂

  14. ci vorrebbe seriamente un’alternativa all’A.A. è veramente un peccato che il corriere abbia una versione così ridotta…

  15. Il Corriere ha 16 pagine, acquistabili senza sovrapprezzo all’edizione nazionale (della serie: paghi uno e porti a casa due, o almeno uno e mezzo). Manca la cronaca dalle città (la periferia è evanescente). Quel che si perde in capillarità lo si acquista dal lato della sobrietà.

  16. Stefan, Tribus non mi pare sia un campione di autonomia onestamente. e’ un sodale di Durni e i suoi editoriali sono spesso al limite del ridicolo. Non ho letto negli ultimi anni una critica al presidente che sia una. E sono stato abbonato per diversi anni (anche se ammetto che dopo i primi cento editoriali del direttore mi sono stufato di leggerli)

  17. Luca, quale giornale locale non scrive editoriali ridicoli (scavalcando anche il limite del ridicolo)? Sicuramente ogni tanto la Tageszeitung, ma anche il Dolomiten e soprattutto l’Alto Adige non scherzano.
    Primo esempio di critica Tribusiana nei confronti di Durni che mi venga in mente? Proprio qualche giorno fa ha criticato il modus operandi Durnwalderiano nei confronti della festa dell’Unità d’Italia.

    Comunque la qualità di un giornale non la misuro nel numero di editoriali critici nei confronti di Durni, piuttosto penso che la decisione di un giornale di pubblicare una pagina intera di proteste contro Durnwalder per ormai tre (!) giorni di fila sia indecente, quindi ben oltre il limite del ridicolo.

  18. dar voce a ciò che pensa la “gggente” è diventata la massima aspirazione dei mezzi di infornmazione italiani; noi della radio e della televisione metteremo presto microfoni e telecamere nei bar, per captare in diretto i commenti della “gggente”: ognuno ha il giornalismo che si merita.

    personalmente trovo più grave quanto pubblicato dall’alto adige del 16 febbraio a pagina 15. titolo: “L’asilo: non sai il tedesco, vai dagli italiani”.
    la vicenda è questa: al termine delle scuole materne le insegnanti valutano le conoscenze dei bambini. per “alcuni” (tutti?, tanti?, quanti? boh!) bambini italiani iscritti all’asilo tedesco le maestre non consigliano (ripeto: consigliano) l’iscrizione ad una scuola tedesca.

    immagino la gioia del sociologo dell’università di trento (quello che si chiede perché bisogna conservare memoria dei torti storici inflitti e subiti) e dell’antropologo, sempre trentino, (quello che di fronte a due nazionalismi tenta di bastonarne uno solo: quello dell’altro gruppo, ovviamente) nel vedere confermata la loro analisuccia da questa falsa notizia.

  19. poi, visto che questo thread s’intitola “vergogna”, richiamo l’attenzione sul monologo di benigni, ieri sera, al festival di sanremo.

    l’italia grande paese (il più grande di tutti), l’italia strapazzata dalle potenze straniere, l’italia che si cinge la testa dell’elmo del più grande generale del mondo (scipione l’africano), l’italia che fa sua schiava la vittoria (nel senso che vince sempre: sic!), l’italia erede degli antichi romani costruttori di un impero che non ce n’è stato più un altro su tutto il mondo, i romani-italiani che hanno inventato tutto l’architettura, il diritto, l’arte intera, l’italia fatta dal popolo (ha detto proprio così: è stato il popolo a fare l’italia), cavour, garibaldi e mazzini stimati e seguiti dal mondo intero, l’italia degli eroi morti perché noi possiamo vivere (sic!),l’italia più bel paese del mondo e giù una serie di aggettivi di tenore superlativo: l’italia eccezionale, fantastica, bellissima, impressionante, inimitabile, inarrivabile…

    roberto benigni, il maggior comico italiano, il giullare del bel paese, il genio italico. sì: il genio italico. proprio il genio italico.

  20. Sì, anch’io ho letto la “notizia” sugli asili e ho trovato di una malafede sbalorditiva il modo in cui si è declinata la faccenda delle indicazioni scolastiche rispetto alla padronanza della lingua. Ma ho subito voltato pagina per mantenere sana la bile.

  21. @giudiceandrea

    Trovo il tuo commento piuttosto ingeneroso. L’Italia sta attraversando un momento talmente basso della sua storia unitaria, che per sostenere l’autostima dei suoi abitanti va bene anche un pò di sana, vitale retorica, come sicuramente sarà stata al massimo livello quella di Benigni. Del resto nella storia del Risorgimento e dell’unità non si è mai capito dove finisse la verità e dove cominciasse la propaganda, e probabilmente ci saranno sempre state l’una e l’altra fuse insieme.

  22. no tuscan,
    le classi dirigenti italiane si affidano da circa un secolo e mezzo alla retorica. sanno benissimo che l’italia non c’è, come paese; ma pensano di crearla, di creare la coscienza nazionale dall’altro con i miti, i simboli, l’ideologia nazional-popolare (così fece il ragioniere di livorno, ordinando agli sportivi italiani di cantare sempre l’inno: che pensiero profondo, che acume, che sottigliezza, che furbata!). non ci riusciranno, come non ci sono riusciti fino ad ora.

    inoltre: non puoi dire che “nella storia del risorgimento e dell’unità non si è mai capito dove finisse la verità e dove cominciassse la propaganda”. chi studia e conosce i documenti, sa bene dove finisce la verità e dove inizia la propaganda; non si può annullare tutto in una notte indistinta dove … non si capisce un bel niente. le cose si capiscono: bisogna però applicarsi ed essere pronti a rinunciare ai luoghi comuni e alla retorica.

  23. A proposito di Festival. Stamattina su un canale radiofonico RAI si proponeva un quesito fondamentale agli ascoltatori: qual era la canzone del festival che aveva meglio illustrato la figura dell’italiano “ideale”. E’ stata molto gettonata la canzone di Toto Cutugno “L’italiano”. In considerazione di questa scelta da parte dei miei connazionali sono costretto ad attivarmi per richiedere asilo politico ad altro Paese per ragioni di incompatibilità culturale.

  24. giudiceandrea,

    è vero, però forse hai sentito parlare di ottimismo della volontà e pessimismo della ragione, lo spirito con cui nell’ ‘800 una parte sparuta delle classi dirigenti italiane, nobili e medio-alto borghesi, pagando spesso di persona cominciò a organizzare rivolte contro i governi della Restaurazione, con tutto il resto della storia a seguire, il ’48, casa Savoia, Cavour, la massoneria, i francesi, gli inglesi, ecc.ecc., e con la grande maggioranza della popolazione contadina non toccata da questo processo perché immersa nel lungo sonno dell’analfabetismo.
    Comunque, al di là della retorica che ne è nata e che continua a far danni, una valutazione disincantata del Risorgimento si è avuta fino dagli anni ’60, anche a livello di divulgazione popolare , ad es. i libri di Indro Montanelli che hanno cominciato a smontare certi miti senza però negare la generosità di quel nucleo ispiratore originario. Oggi poi fiorisce la letteratura “negazionista”, secondo cui l’unità d’Italia sarebbe stata solo frutto di un gigantesco complotto tra i Savoia, l’Inghilterra, la massoneria e magari oscure potenze demo-pluto…. e quant’altro. Gente come quelli della Lega Nord ovviamente ci sguazzano.
    Forse sarebbe il caso di prendere una sana via di mezzo, soprattutto pensando a italiani particolari come gli altoatesini, che mai come in questo momento mi sembrano “soli”.

  25. @ tuscan,
    se è vero che il risorgimento è opera, come scrivi tu e come è accertabile, di “una parte sparuta delle classi dirigenti italiane, nobili e medio-alto borghesi”, e se “la grande maggioranza della popolazione contadina non (è stata) toccata da questo processo”, per quale ragione il geniaccio toscano ha dovuto falsificare la realtà, affermando che è stato “il popolo” a fare l’italia?

    ripeto: perché benigni afferma cose false, parlando della storia di questo paese? quali effetti pensa di ottenere?

  26. Segnalazione per Lucio:

    Premesso che da Televacca all’Oscar, da Arbore a Dante, Benigni non m’è mai piaciuto, dico che quello di ieri sera mi è sembrato il peggiore di sempre. Col distinguo tra patriottismo e nazionalismo sembrava aver pigliato una piega decente, ma poi, quando è arrivato a dover spremere sangue dalla rapa, la patria è diventata Roma che rade al suolo Cartagine, il nobile lignaggio dei Savoia e poco ci mancava un pensierino al culo di poter ospitare la Santa Sede.
    Nel mito dell’impero romano e dei suoi surrogati e succedanei si è consumato più di un tragico frainteso e ieri sera Benigni li ha promossi tutti a destino, poco ci mancava l’apologia della stirpe afroditico-mediterranea della sinossi evoliana, e si è fermato giusto in tempo, ma non per evitare di evocare la spiritualità come radice della cittadinanza, e quasi mi sembrava il Minghi de La santità d’Italia.
    Abbiamo bisogno di archi di trionfi per immaginarci degni di un futuro decente, non basta il sangue di un Mameli poco più che adolescente. Senza un fondale di cartapesta e un inno, ci è difficile pensarci nazione. Ho ripensato a Prezzolini, mi è parso un enorme galantuomo. Ho pensato che ormai ci scorre sangue solo nelle protesi.

    http://malvinodue.blogspot.com/2011/02/la-santita-ditalia.html#comments

  27. Non capisco tanto perché continui a prendertela con un comico, a suo modo un artista, che manipolerebbe la realtà. In questo momento poi, con questa “gggente” immersa in un gigantesco Truman Show che non accenna a finire.

  28. @ tuscan
    scusa se te lo dico, ma: sbagli. benigni è un comico e anche un autore di bei film, come “la vita è bella”. è stato invitato a sanremo, che è il massimo palco “nazional-popolare” italiano; lì ha parlato per mezz’ora, in un orario di grandissimo ascolto. il tema del monologo era senz’altro concordato; mi dicono inoltre che il leitmotiv di gianni morandi, conduttore del festival, è “stiamo insieme”.

    la verità è che c’è in giro una paura fottuta che questo paese si sfasci. e per evitarlo si ricorre alla retorica più becera, per di più inscenata da un comico di grande talento (lo dico senza ironia).

    non mi stancherò mai di ripeterlo: trattare il “popolo” come se fosse un minorato, dargli in pasto falsità e fondali di cartapesta, è il modo migliore per tenerlo rinchiuso in quel gigantesco show che tu stesso lamenti.

  29. Tornando al discorso dei commenti dei villeggianti offesi: Vorrei proporre seriamente di fare una mossa politica, non solo una reazione concreta, riconciliante, ma che anche provi la capacità della gente e della democrazia.
    Sto pensando di organizzare una raccolta di brevi lettere o prese di posizione in lingua italiana, nelle quali sudtirolesi, altoatesini, o chi altro si sente coinvolto, potranno esprimere sinceramente la loro propria posizione riguardando soprattutto questo argomento sensibile dell’identità di chi vive tra Salorno e Brennero. Nell’ultima ff viene intervistata la scrittrice romana Francesca Melandri, la quale recentemente ha pubblicato un libro che si occupa di questa tematica. Dice che, durante i viaggi che ha fatto in tutta l’Italia per presentare “Eva dorme”, una delle frasi più frequentemente espresse dagli ascoltatori era: “Ma di questo non sapavamo proprio..” Si vede (come se non l’avessimo saputo) che realmente c’è una scarsità di conoscenza reciproca. Ma è chiaro che un politico che prende o deve prendere le sue decisioni, che afferma “l’opinione comune” secondo una verità costruita da un impasto di morale e storicismi, non può parlare al posto della gente la quale dovrebbe rappresentare.
    Allora il delitto sarebbe seguente: Si raccolgono e uniscono le lettere e si mandano, assieme ad un’articolo dichiarativo, a diversi giornali nazionali disposti a stamparle.
    Ancora non sono sicura se rivolgermi a dei giornalisti o se dovrà essere un vera e propria azione della tipologia “grassroot”.
    Se magari trovassi qui qualcuno a cui piace quest’idea…
    Proprio in questo periodo di massima instabilità istituzionale vorrei cercare il contatto con le altre persone per dichiarare la mia solidarietà e per capire e far capire che tuttora, 222 anni dopo la rivoluzione francese, tutti noi, italiani, tedeschi e tutti quanti, nelle nostre belle democrazie veniamo regnati da monarchi. Che si sfasci pure sto bel paese e con egli tutti gli altri! Resteranno le persone e le cose importanti.

  30. In der gesellschaftlichen und historischen Wirklichkeit objektive Fakten auszumachen scheint etwas vom Schwierigsten zu sein, zu sehr mischen sich da oft unterschiedliche und gegensätzliche Gefühle und Werte in die Betrachtung ein.

    Die Bereitschaft zu rationaler Analyse und das Bemühen, Tatsachen und deren Bewertung soweit als möglich auseinander zu halten, wären die eine Voraussetzung für ein positives Miteinander, eine zweite Voraussetzung wäre es, die Werte der jeweils anderen zur Kenntnis zu nehmen, dabei aber sowohl die eigenen als auch die Bewertungen der anderen nicht als etwas völlig Unveränderbares, als etwas ein für allemal Feststehendes zu betrachten.
    Das Interview mit Francesca Melandri in der ff hat mir auch gefallen (ihr Buch habe ich schon einige Male verschenkt).

    Ich greife aus dem Interview hier aber nur die eine Beobachtung heraus: ihr ist aufgefallen, wie sehr wir uns hierzulande mit uns selbst befassen. Ich gebe ihr Recht und ich empfinde es als deprimierend, wie eng die öffentlichen Debatten hier meist sind.
    Wir sollten doch auch irgendeinmal so weit kommen, die Kreise unseres Denkens und Sorgens über unsere Region hinaus zu erweitern.

  31. Danke, Hans Knapp!
    Vielleicht handelt es sich in der Tat in erster Linie um ein psychologisches Problem.
    Weil Du folgendes in Deinem Kommentar ebenfalls angesprochen hast, möchte ich Melandri noch einmal zitieren: “Identität ist dann fragil, wenn sie statisch ist. Identität ist die Folge eines Prozesses, nein, sie ist ein Prozess. Für ein Kollektiv gilt ja auch, was für ein Individuum gilt: Sie sind nicht der Gleiche, der Sie als Kind waren, weder physisch, noch psychisch, aber natürlich ist die Kindheit Teil Ihrer Geschichte. Aber Ihre Identität lässt sich nicht auf das reduzieren was Sie im Alter von drei Jahren waren.”
    Es geht wohl um ein “kollektives Erwachsenwerden”…

  32. zum thema (interview melandri), denke ich folgendes:
    deutsschprachige südtiroler müssten tatsächlich, öfters über südtirol hinausschauen; italienischsprachige hingegen müssten sich genauer südtirol ansehen.
    nicht jede “wahrheit” gilt in unserem lande für alle gruppen.

  33. @Lucio: premetto che, per quanto mi riguarda, sentire Benigni fare appello all’amor di patria mi fa venir voglia di prendere la tessera della Lega Nord o della Süd-Tiroler Freiheit, e che quel poco di senso di appartenenza che mi contraddistingue è rivolto essenzialmente in direzione europea.
    M’importa dello Stato, inteso come patto tra liberi ed eguali, mentre me ne impipo di Nazione, sangue, suolo, glorie patrie, presunte tali e consimile polveroso bric-à-brac, sia pure nella versione edulcorata e piaciona del comico toscano. Buffo, tra parentesi, che sia io, di estrazione marxista, ad esprimere un pensiero liberale. Quel pensiero che, martoriato da tare genetiche e da malattie infantili e giovanili dell’Italia unita (che non è il caso stia qui a rammentare), è proprio quello che è venuto a mancare nella costruzione di un sentimento nazionale spendibile ed il più possibile condiviso, indipendentemente dall’ideologia di riferimento. E che un “centro” non liberale, ma democristiano (e con ciò inevitabilmente eteroriferito, se non eterodiretto) non ha certo potuto rafforzare. Tant’è: trovo perfettamente inutile che cerchiamo di costruircene uno posticcio, inevitabilmente di cartapesta come i fondali di certa cattiva televisione, o virtuale come certa militanza/cittadinanza via Internet.

  34. Oh, lòe fanno le magliette con le affermazioni del muro? voglio fare il radical-chic alle celebrazioni per il 201 esimo della morte di Hofer… direi che indopssate sopra la Tracht, fanno una bella figura… mi interessa quella sui presunti “soldi degl’ itagliani”, ma se ce n’è una in vecchio stile su arti e cutlura, ben venga… 😀

  35. @ gadilu

    Danke auch, und nicht aufgeben!

    @ asteroid

    Gut, dass Du zitierst, was Francesca Melandri zur Identität sagt.
    Es geht um “kollektives Erwachsenwerden”, das sehe ich genauso.

    Wenn Du Deine Aktion mit kurzen Stellungnahmen konkret machen willst, kann ich versuchen, das zu übersetzen, was ich in der Antwort auf lucio über meine Identität sage.

    @ lucio giudiceandrea

    Ja, wenn italienischsprachige Südtiroler (und Italiener aus anderen Teilen Italiens) sich Südtirol genauer ansehen würden, könnten sie eher verstehen, dass es keine Geringschätzung ihnen gegenüber ausdrückt, wenn ich als deutschsprachiger Südtioler sage, dass ich mich nicht ‘als Italiener fühle’. Dass es historisch entstandene Unterschiede gibt, heißt doch nicht schon, dass das eine besser oder schlechter ist als das andere.

    Eine persönliche Anmerkung zur Identitä:
    Ich ‘fühle’ mich in meinem normalen Tun und Lassen eigentlich auch nicht als Österreicher oder gar Bayer; dass da in meiner Identität eine Lücke bestehen könnte, fällt mir erst dann auf, wenn ich aufgerufen werde, mich in dieser Hinsicht irgendwie zu ‘fühlen’. Solche Aufrufe empfinde ich als aufdringlich und da weiß ich dann nicht recht, was ich tun soll – ich fühle mich aber auch nicht ‘unidentisch’, ich habe nicht das Gefühl, an mangelnder Identität zu leiden.
    Ich denke, es gibt auch so eine ganze Menge, ‘was ich bin’: all das, was mir wichtig ist, was mich interessiert, auch das, was mich irritiert, und natürlich bin ich auch Vieles, was mir gar nicht bewusst ist – und das alles zusammen reicht noch lange, mich in Trab zu halten. Zumindest wegen der obgenannten Lücke mache ich mir also in Bezug auf meine Identität keine allzu großen Sorgen.

  36. Nachtrag zu “Identität”

    1) Wenn es für jemandes Identität wichtig ist, sich als Italiener oder als Österreicher oder als … zu fühlen, so lasse ich das gewiss gelten, solange damit nicht eine Geringschätzung der anderen Zugehörigkeitsgefühle einhergeht.

    2) Es gibt viele andere – gute und weniger gute – Gründe, ‘wir’ zu sagen, nicht nur die geteilte ethnische Herkunft!

  37. @ hans,
    ich finde deine überlegungen klar und vernünftig. ich würde meine identität auch nicht in hinblick auf eine nation oder eine region definieren. schon deshalb halte ich von den feierlichkeiten zum 150. italiens wenig (und würde das gleiche auch in hinblick auf feierlichkeiten anderer nationen tun); viel halte ich hingegen von der auseinandersetzung mit der (eigenen) vergangenheit: aber offen, ehrlich, ohne verstellungen, ohne rethorik. heute erfahre ich, dass der staatspräsident napolitano di rede von benigni in sanremo (ein meisterwerk der übertreibung und beschönigung) den italienischen schülern vorspielen lassen will. anscheinend traut napolitano seinem volk nicht zu, die wahrheit zu erfahren. was kann daraus entstehen?

  38. Ma che interessante questa citazione della Melandri!
    “Identität ist dann fragil, wenn sie statisch ist. Identität ist die Folge eines Prozesses, nein, sie ist ein Prozess. Für ein Kollektiv gilt ja auch, was für ein Individuum gilt: Sie sind nicht der Gleiche, der Sie als Kind waren, weder physisch, noch psychisch…”
    Molto interessante perché va nella direzione che piace a me, cioè nella direzione opposta a quella di Giudiceandrea, che adesso dovrà prendersela con il sociologo trentino, l’antropologo trentino, la scrittrice romana e tanti altri soldatini che popolano l’immaginario manicheo del Nostro, così intrinsecamente imparentato a quello della destra italiota che tanto lo sgomenta e lo irrita.
    Se ne farà una ragione? Beh, non è che abbia molta scelta….a meno che non voglia sovvertire l’universo ;o)

  39. “voi pensate che noi siamo degli spietati criminali. Ma noi uccidiamo per amore, l’amore della nostra patria…Stiamo solo facendo della pulizia etnica, nulla di più”.
    Maeve Sheenan intervista un paramilitare serbo per il Sunday Times, 6 giugno 1999.

  40. @ lucio
    @ stefano

    Was wir sind, sind wir ja nicht nur aufgrund unserer Anlagen, wir werden in userem Fühlen und Denken auch durch das geformt, was wir erleben, also durch unsere Geschichte. Deswegen hat lucio Recht, wenn er der Auseinandersetzung mit der Vergangenheit eine wichtige Rolle zuordnen will. Zu verstehen, dass und wie wir geworden sind, kann sehr hilfreich sein, wenn wir darüber nachdenken, wer wir eigentlich sein wollen und wer wir vielleicht sein können.

    Zu denken, dass auch unsere Wünsche, Ideale, Werte, Überzeugungen, … gewordene sind, macht das Denken nicht einfacher, dieses Wissen muss uns aber nicht daran hindern, starke Gefühle und vernünftige Gedanken zu haben und ‘zu ihnen zu stehen’. Gewiss: unter anderen Bedingungen wäre ich ein anderer geworden als der, der ich jetzt bin, und wer ich sein werde, hängt auch davon ab, was ich erleben und tun werde – aber jetzt will ich mit allen Kräften dieses eine oder bin mir einer Überzeugung sicher.

    Und wenn ich weiß, dass ich nicht einfach so, sondern aus bestimmten Ursachen heraus so bin, wie ich bin, muss ich dies zunächst doch auch den anderen zugestehen.

    Ja und dann kommt manchmal die Frage: und was machen wir jetzt; wollen wir, wenn uns einfach so danach ist, darauf bestehen, dass uns danach ist, einander die Köpfe einzuschlagen, oder haben wir genug Vernunft, uns etwas auszudenken, was für alle zumindest tragbar, vielleicht für viele sogar gut ist?

    Ich komme ein wenig ins Predigen (Pathos vernebelt leicht das Gehirn, da muss man aufpassen) – jetzt mache ich für eine Weile Pause, versprochen!

  41. Hans, verschnauf nicht allzu lange, was du sagst ist wertvoll und wohldurchdacht. Und was am Wichtigsten ist: versöhnlich. Schön…

    Aber ich frage mich, stefano, was das Vaterland mit der Liebe zu tun hat..?

  42. @stefano: perdona il mio tono sgarbato! un malinteso da parte mia, che l’Italiano non lo so bene come vorrei…

  43. Pingback: Die Macht des »Alto Adige«. | Brennerbasisdemokratie.

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