Celebrare per poter riflettere

Era largamente prevedibile che i festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia potessero costituire una pietra d’inciampo sul sentiero perennemente interrotto della “memoria condivisa”. In questo senso le affermazioni di Durnwalder (“nessuno può veramente attendersi che io abbia qualcosa da festeggiare”) risultano persino banali a prescindere dalla sincerità dei suoi sentimenti. Resta vero però che non sempre, in politica, sia opportuno far prevalere i sentimenti sulla ragione. Per non parlare poi del peso che certe dichiarazioni assumono alla luce del ruolo istituzionale rivestito: nonostante ciò che egli può “sentire” di essere, almeno nell’esercizio delle sue pubbliche funzioni Durnwalder è il presidente di una provincia italiana.

Ancora una volta, insomma, si è assistito alla dissociazione ricorrente tra il sentire e i vari modi di essere che qui ci caratterizza un po’ tutti: una dissociazione irriducibile, forse addirittura una schizofrenia congenita che sarebbe molto meglio imparare a trattare con una buona dose d’ironia quando si registrano gli sbandamenti più vistosi, piuttosto che sperare di risolverla drasticamente una volta per tutte. Qualcuno è stato così costretto a mettere una toppa sull’ennesimo “strappo”, correggendo un po’ l’immagine estremista e falsata che con esagerato clamore era trapelata all’esterno (come se gli unici a cantare fuori dal coro dei festeggiatori entusiasti fossimo noi quassù, peraltro).

Le due personalità di maggiore peso all’interno del Pd locale – vale a dire il vicepresidente della Giunta Provinciale Christian Tommasini e il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli – hanno reagito formulando risposte sensate, adeguate ai rispettivi profili istituzionali. Un efficace gioco di squadra che sarebbe auspicabile ripetere anche in altre circostanze. Al presidente di “tutti” i gruppi linguistici i due leader del Pd hanno segnalato che loro promuoveranno quei festeggiamenti non per ripicca o, peggio, per alzare nuovamente il tono della polemica nazionalista, bensì proprio per far comprendere come soltanto a partire da una considerazione quanto più larga della cornice entro la quale si colloca la nostra dimensione particolare (e l’Italia corrisponde indubbiamente a un lato di questa cornice), può scaturire la possibilità di testimoniarne appieno la complessa specificità.

Lo ricordava Alessandra Spada in un’intervista al Corriere dell’Alto Adige: celebrare l’unità nazionale non esclude in linea di principio il ricorso a una riflessione critica dei suoi limiti storici o geografici. Limiti che non risulteranno più evidenti se chi potrebbe avanzare pertinenti obiezioni alza le spalle e decide che la cosa non lo riguarda.  

Corriere dell’Alto Adige, 11 febbraio 2011