Perché il paese se ne fotte?

Ehm ehm. Avevo promesso a Lucio Giudiceandrea di ritrovargli un articoletto di Camillo Langone – pubblicato su Il Foglio del 21 gennaio – nel quale si spiegava perché, agli italiani, dei comportamenti di Berlusconi in fondo in fondo… Eccolo qui, l’ho ritrovato. Indubbiamente un capolavoro, nel suo malefico genere.

Non è vero, ma ci spero: vorrebbe dire che non siamo diventati tutti protestanti.

Non è vero ma ci credo. Non punterei un soldo sul risultato dei sondaggi che danno Berlusconi stabile o addirittura in crescita, ma la speranza ce la metto sopra, eccome. Vorrebbe dire che gli italiani non sono diventati tutti protestanti, nonostante quarant’anni di messa in lingua volgare, trent’anni di albero di Natale in piazza San Pietro, vent’anni di ostia nella mano, nonostante il declino dei sacramenti e l’ascesa della coscienza, nonostante le chiese a conchiglia per riti assembleari, nonostante la distruzione delle balaustre, inginocchiatoi, tabernacoli, nonostante l’asservimento del clero alla mentalità mondana, nonostante i preti che se ne vanno in giro travestiti da pastori anglicani, nonostante quasi mezzo secolo di Cei, il sindacato vescovi che in Vaticano non ha ancora trovato un Marchionne capace di ridimensionarlo e che per mezzo del suo capo Bagnasco chiede ai politici “più contegno” (ridurre il cristianesimo a contegno, un’idea tanto deprimente da non poter essere nemmeno luterana: un’idea puritana). Un Berlusconi ancora sostenuto dal consenso popolare vorrebbe dire che in Italia, nonostante le apparenze, non hanno del tutto vinto la privatizzazione della fede e la pubblicizzazione dell’intimità, la confessione televisiva, il moralismo senza morale ovvero non fondato sull’immutabile Legge di Dio bensì sul vento mediatico che tira. È che come se la nostra gente ignorante e smemorata conservasse inconsapevolmente il ricordo di quanto bene alla Verità e quanto danno al Turco fecero i corrottissimi papi Borgia. Possibile?