La nostra solitudine

Si tratta di un’occasione o di un’occasione persa? Ecco l’oscillazione che fa tribolare. Analizzando i commenti letti e ascoltati dopo il forte scossone causato dall’accordo Bondi-Svp sul trattamento dei cosiddetti “relitti fascisti”, il “luccichio d’arena bagnata che si ritira veloce” (Italo Calvino, Palomar) in seguito al distendersi dell’onda ci ha lasciato con questa domanda a fior di labbra. Sarebbe utile trovare una risposta, prima che sopraggiunga una nuova ondata.

Ma cos’è che luccica? Innanzitutto la solitudine degli altoatesini. Che nessuno si curasse di noi, dei nostri “interessi”, in un Paese sempre più lontano, era fin qui una percezione indistinta. Adesso è diventata molto più chiara. Il fatto che una tale acquisizione sia arrivata per “merito” di un governo di destra, cioè da parte di chi, in teoria, avrebbe dovuto contrastare e confutare questo sospetto, ne costituisce il sigillo definitivo. Il punto è: dobbiamo rammaricarcene?

Penso di no. Anzi, è bene che distilliamo in fretta la ricetta contenuta nel verso di un grande poeta tedesco: là dov’è il pericolo cresce anche ciò che salva. Che gli italiani, noi italiani del Südtirol fossimo soli non sarebbe stato difficile scoprirlo per tempo. Ma la tendenza a non riuscire a prenderne davvero coscienza – come si vede dall’incapacità di cercare un possibile riscatto – si è sempre imposta sui rari barlumi di autoconsapevolezza. Anche la difficoltà a fare i conti col nostro passato di colonizzatori (verità scomoda, sicuramente neppure “tutta” la verità, comunque caratterizzante almeno l’origine della nostra più cospicua presenza in questa terra) è frutto di un prolungato autoinganno. Se non disattiviamo la percezione che ci vorrebbe prigionieri del cono d’ombra gettato da simboli nefasti, se reagiamo persino nel modo peggiore, con offesa fierezza (l’ha fatto l’ex sindaco di Bolzano, Giovanni Benussi), continueremo a condannarci a prendere lezioni da altri. Una situazione francamente non più sostenibile.

Rivendicare il diritto di esistere, mostrando con coraggio alcune radici infette, questo ci manca. Non subire più l’attribuzione di colpe innegabili, ma farcene carico in prima persona e proporre una via d’uscita che tracci innanzitutto un confine netto e duraturo tra noi e l’ambiguità nella quale abbiamo creduto di poterci nascondere. Da una parte insomma la storia, ciò che è stato, e dall’altra l’identità, ciò che è in costante divenire. A quel punto persino il Duce e il suo cavallo potrebbero rimanere là dove sono (oppure meglio, come sembra, indietreggiare coperti da un velo). Ma occorrono idee. Idee buone. Idee nostre.

Corriere dell’Alto Adige, 5 febbraio 2011

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10 thoughts on “La nostra solitudine

  1. applausi
    con qualche aggiustamento e taratura fattuale, quello che dici potrebbe applicarsi a tutto il nostro meraviglioso orrendo infantile Paese che nelle rimozioni e nelle non verità ci sta affogando – letteralmente

  2. Ah, le radici infette. Come se il fascismo in Italia ed il fascismo degli Italiani nascesse con Mussolini. E con l’eliminazione della radice infetta possa finire, nel senso di finire un ciclo, per… Et cetera. Poi posso condividere il resto della visione progressista.
    Ma. Io non conosco l’autore di questo sito, ma mi va di ricordargli questi pochi ed indispensabili minuti di Pier Paolo Pasolini che parla proprio di architettura fascista e ci fa capire che… http://www.youtube.com/watch?v=e6ki-p1eW2o
    E’ tutta li’ la questione, se vuoi va ricercata nell’invasione del centro-sud ad opera dei Savoia, la nascita maldestra di una Italia malsana.

    E poi non esistono radici infette, non so se mai ti sei occupato di un orto o di vegetali. La pianta non è mai malata e quel tale insetto non è mai un parassita. Tutto è in simbiosi, tutto fa quel che deve fare rispetto alle variabili ambientali. Anche la società umana, nelle sue diverse forme di organizzazione nel tempo, si comporta con adattamenti successivi, cumulando nuovi errori a nuove soluzioni o viceversa. L’organismo che danneggia il proprio ambiente, si uccide (ma muore in un momento successivo). Stessa cosa i fascismi e le derive della società: gli italiani si sono condannati, il Duce è una bella scusa, il nocchiere che ha accelerato un processo solo inizialmente virtuoso e che ha finito per remare contro gli italiani stessi.
    Con questo: si finisca di giocare alle colpe dei padri, non passiamo la nostra vita ne’ contro ne’ a favore di un simbolo, un’effigie, chè in tanto la vita va.

  3. Medo, conosco bene quel video che hai postato. Ti assicuro che non è citato in modo pertinente col tipo di problema che stiamo qui discutendo.

  4. Col astension dell’SVP alla sfiducia contro il Berlusca si apre una nuova stagione, irreversibilmente.

    L’SVP ha sempre sostenuto le forze di centro sinistra, per ragioni storici ormai superati. Non ci sono più i fascisiti, di una volta. L’ennesima svolta di Fini lascia orfani non soltanto definitivamente gli addetti del MSI ma anche i loro nemici storici. Poi Alemanno non c’è più. Probabilmente sta in pellegrinaggio a Gerusalemme!

    Si scopre che il DNA della sinistra è molto più antitedesco di quello della destra ormai inesistente. Non si fonda su un nazionalismo italico. Ha tutt’altre radici. Quello della propria visione pseudo storica antitedesca alimentata da anni di abuso di troppo vodka russo. La paura dagli Sturmtruppen. Non si dice, ma ancora si sa che i 30 “tedeschi” ammazzati e la vendetta sfocciato nell’ecidio e la strage delle Fosse Ardeatine erano “alto atesini” e perciò a dicitura politcally correct italiani. La sinistra se lo ricorda- In fondo una visione delirante la loro, di un’Italia vincitrice della seconda guerra mondiale accanto all’Unione sovietica fondato magari sulla resistenza. Oggi questa schizofrenia diventa troppo lacerante quando ormai la sinistra e il centro sinistra sono gli unici a difendere un monumento come quello del Kapuzinerwastl contro un ministro del governo del Berlusca. Un monumento che custodia – se mi ricordo bene – la santa terra dell’Abesssina.

    Non voglio dilagare nel merito di questa visione. Ormai acque passate da molti anni, anche in Italia. Non merita più una discussione di approfondimento Prima o poi il 25 aprile sarà sostituito dal giorno degli saldi post natalizie. Se piaccia a me o a voi. Inevitabile. Stanno facendo pace i nazionalismi fin’ora opposti.

    In fondo una ragione di gioia. Spero nella soluzione di questo confronto ormai quasi secolare, ma infertile. Magari la doppia cittadinanza a tutti i tirolesi del sud, senza riguardo alla lingua. Dovrebbe finalmente pacificare anche la sinistra italofona, visto che in campo sociale l’Austria è molto più di sinistra, di quanto lo possa essere anche un Italia, governato per caso da Vendola: A comminciare dalla Kinderbeihilfe all’Arbeitslosenversicherung, l’apprendistato e molte altre beneficienze di un paese in verità progettato da un genio come Kreisky.
    Allora gaudiamus igitur finalmente insieme

  5. Non sarà perfetto il mio italiano. Ma era principalmente rivolto agli italiani. L’intenzione non era quella di controporre ma di scacciare paure infondate e superate. Sono austriaco vero, ma molti anni in italia ed anche qualche esperienza sudtirolese. Non ho paura di voi e non vedo perché voi dovreste avere paura di noi. Mi farebbe tanto piacere vedere più consenso tra le mie due anime, Ogni volta che vado in Tirolo posto bellissimo con gente – ansi ancora – genti simpaticissime. Ma ogni volta che apro la bocca ci devo pensare due volte che lingua scegliere.
    Se parlo italiano a uno sconosciuto tirolese, la reazione è come se m’avessi rivolto in turco al capo cantiere viennese a Vienna. Se parlo tedesco a un Walschen più di una volta ho sentito: Qui siamo in Italia! È cosi anche qui?
    La tolleranza comincia già qui. Se capisco il tuo tedesco mi fa piacere anche con qualche errore grammaticale. E se fosse migliore del mio italiano mi fa ancora più piacere.
    Il mio non era un’osservazione polemica.

  6. Noch kleiner Nachsatz in meiner Muttersprache:
    Bondis Brief war als ausgestreckte Hand gemeint und wurde von der deutschen Volksgruppe sicher mehrheitlich auch als solche verstanden worde. Mag schon sein, dass die Hand nicht ganz desinteressiert war, und es ist nicht einmal unwahrscheinlich, dass das was mit dem Abstimmungsverhalten der SVP beim Misstrauensantrag gegen Berlusconi zu tun hatte.
    Aber nicht jedes Geschäft ist notwendigerweise ein unanständiges. Es ist letztendlich wurscht was Dürnwalder und Bondi sich dabei gedacht haben, wichtig ist wozu es führt.
    An der Oberfläche und nicht nur an der Oberfläche war das sicher ein Schritt der Italiener auf die Deutschen zu und das muss anerkannt werden und wird es auch.
    Klar ist auch, dass das nicht alle italienischsprachigen Südtiroler mit übergrosser Freude aufnehmen werden, Der Toskaner Bondi hat leicht reden. Aber nicht weil sie “Faschisten” sind, was immer da heute noch heissen mag, die Denkmäler sind nichts als zugegbenermassen ungeeignete Symbole ihrer Identität, sondern weil sie genau so berechtigte Ängste um ihre Identität haben, wie die deutschsprachigen Volksgruppe.
    Nach einem Schritt von der einen Seite wär jetzt ein anderer von der anderen Seite fällig. Die Doppelstaatsbürgerschaft auch für italienische Südtiroler wäre meiner Meinung ein guter Schritt. Nicht als Bedrohung und Verpflichtung sondern als Angebot, dass man nehmen oder auch lassen kann.
    Bemerkenswert, aber nicht überraschend, ist, dass grosse Schritte in der Annäherung, von Volksgruppen, häufig durch eher national jedenfalls rechts eingestellte Politiker zusammen kommen. Bondi kommt zwar ursprünglich aus dem cattocomunista Lager, dass tradtionell nicht sehr deutschfreundlich ist, aber das weiss kaum einer. Jetzt ist er integraler Teil einer rechten Regierung. Seine Wähler in Alto Adige sind jedenfalls kaum cattocomunisti. Aus dieser Position heraus kann er Vorschläge machen, die hätte sie ein linker Politiker, in Südtirol traditionell mit der SVP verbündeter, gemacht, unter den Südtiroler Italiener einen noch viel grösseren Aufruhr verursacht hätten.
    Es war ein sicherlich nicht linker, strammer Antikommunist wie Cossiga der immer seine Hand über Südtirol gehalten hat und nicht ein heute würde man ihn als mitte-links bezeichnen – Scalfaro. Der hat die Tiroler Bürgermeister mehrmals unter Strafandrohung zum Tragen der trikolore Scherpe verdonnert. Und schön langsam kriegen die Tiroler mit, mit wem man wirklich verhandeln muss.
    Bei uns in Österreich ist das nicht anders. Keiner hätte soviel an konkreten Massnahmen für die Slowenen tun können wie Haider, dem man nun wirklich nicht nachsagen konnte er wär die 5. Kolonne Titos. Und das hat er auch und gar nicht so wenig Slowenen haben ihn gewählt, weil von ihm jedenfalls mehr konkretes zu erwarten war als von den roten und schwarzen Zauderern. Als ein Freund von mir – mit slowenischen Wurzeln – im Bärental heiratet, war zufällig auch Haider da im Lokal. Er hat sich aus Hetz eine Schürze umgehängt und der Hochzeitsgesellschaft gekellnert. Keiner hat sich dran gestört. Und sei’s auch nur eine Ankedote, dennoch ein schönes Bild.
    Persönlich haben beide Kulturen, die deutsche von Geburt, und die italienische über einen durchaus erfreulichen Lebensabschnitt von 15 Jahren, in mir unauslöschliche Spuren hinterlassen, und ich möcht sie nicht auseinander dividieren. Wenn keiner vor dem anderen mehr Angst hat, fällt es beiden Seiten leichter. Ich hatte mir das Glück aussuchen zu können, ich bin nach Italien gegangen und nicht umgekehrt. Mit ein bisserl Anstrengung sollte das auch denen gelingen, denen ihr Glück nicht ganz so freiwillig beschieden war.

  7. Un’altra volta ancora, si dimostra che la minoranza tedesca non c’ha niente da sperare dalla sinistra italiana, nella sua suprema espressione sotto forma di presidente sovietico:

    http://www.orf.at/#/stories/2041677/

    E una cosa chiedere ai tirolesi di rispettare lo stato attuale, magari pagando le tassi, è un’altra volerli costringere di celebrare quello che non gli va giù. Il signor ex-segretario del Migliore si crede ancora nelle per lui evidentemente felici giorni e notti moscoviti, dove le celebrazioni a vario titolo si indicevano. Il signor ex-segretario ha perso un’ occasione importante, se non di pacificare, certamente quella di tacere al momento giusto. Mostriamoci clemente con lui, intanto ha una certa età. Anche se in fondo a questa età la clemenza toccherebbe a lui.
    Ci sono certi momenti dolorosi per alcuni, dove la cosa migliore è tacere – per entrambe le parti. I tirolesi non hanno indetto una celebrazione della vittoria marina imperiale a Lissa. Veramente non mi ricordo chi l’ha vinta. E veramente me ne frege. Semplicemente i tirolesi non ci andranno a questa festa dove la loro presenza sarebbe penoso non soltanto per loro e se ne staranno zitti, perciò taceranno come in quest’occasione gli compete.

    Stanno ancora peggio gli alto atesini italofoni che devono chiedere ai ex-post-comunisti l’aiuto per la difesa dei loro monumenti discutibili.

    E ora di dimenticare le frontiere ideologici ormai senza senso. Bondi si è mostrato coraggioso per ragioni nobili o meno non importa.

    Guardiamo avanti. Chi sa un giorno il tricolore sventolerà pacificamente accanto a quella bandiera rossa-bianca-rossa. Forse veramente sarebbe meglio celebrare di oggi in poi la vittoria della Manchester contro l’Olympique nel 74. Lo potremmo fare assieme senza offesa reciproca.

    Tra l’altro inutile cercare questa partita storica. Me la sono inventata. Il calcio mi lascia ancora più indifferent di quanto l’unità, sia il giornale, si dell’Italia.

  8. Un’ottima ragione per Durnwalder di non andarci. Magari cantano l’inno di Mameli per intero:

    Son giunchi che piegano
    Le spade vendute:
    Già l’Aquila d’Austria
    Le penne ha perdute.
    Il sangue d’Italia,
    Il sangue Polacco,
    Bevé col cosacco,
    Ma il cor le bruciò.

    Anche se fossimo veramente mosci, mercenari e cannibali, e qualcuno vuole spenare il nostro simbolo tutt’ora anche del tirolo. Non ce lo facciamo ne dire niente cantare magari da un ex-post-soviet-nostalgico. Mi dispiace in tutta amicizia non possiamo partecipare a certi vostri riti. Taciamo e facciamo altro. Se Durnwalder ci andasse con buona ragione dovrebbe compieri il gesto preferito del cavaliere. Essendo educato semplicemente sta a casa.

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