Testimoni di un’Italia migliore

Oggi vorrei proporre una riflessione di carattere generale. Una riflessione non legata quindi a una notizia recente, non sottoposta alla pressione dell’attualità, ciò nondimeno tutt’altro che priva di un riscontro per così dire “atmosferico”, relativo a molte delle convinzioni che soprattutto i nostri concittadini di lingua tedesca condividono quando si parla dell’Italia e degli italiani. Una nota marginale, apparentemente. Tuttavia responsabile dell’inevitabile rapporto di stima (o disistima, come maggiormente sembra) che determina ogni atteggiamento di apertura/chiusura nei nostri confronti.

Non penso si tratti di un argomento da sottovalutare. Se infatti l’immagine pubblica di un intero paese si corrompe, viene degradata fino al punto da rappresentare un bersaglio di facili ironie o perfino di acido sarcasmo (del tipo: l’Italia è una nazione allo sbando, in preda alla corruzione e al malaffare, una “repubblica delle banane” guidata da una classe dirigente cialtrona), il discredito si estenderà automaticamente anche a tutte quelle persone (cioè gli “italiani”) che abitano qui, costituendo un elemento di comparazione e raffronto utilizzato per rigettare non solo l’idea di far parte amministrativamente dello stesso territorio, ma anche di condividerne la responsabilità.

Ora, non c’è dubbio che l’immagine dell’Italia ultimamente risulti – per usare un eufemismo – piuttosto ammaccata. E sono gli italiani stessi (attraverso i principali mezzi d’informazione) a incrudelirsi maggiormente sui difetti nazionali, esponendo alla vista e perfino evidenziando quelle storture e quelle ferite che tradiscono in primo luogo l’incapacità di offrire un quadro meno cupo e disperato. Non che tali difetti non siano riscontrabili e l’unico modo di affrontarli consista nello stendervi sopra un velo pietoso o, peggio, avvolgendoli in una coltre di parole vanamente consolatorie. Ma è pur vero anche che accanto ai molti mali presenti si possono trovare delle risorse spendibili, aspetti positivi voglio dire, in grado di suggerire una lettura sfumata o quantomeno differenziata della realtà.

Ciò sarebbe molto importante, dal nostro punto di vista, proprio per evitare il pericolo che segnalavo, vale a dire quello costituito dalla completa svalutazione – specialmente in loco – dell’esiguo capitale di riconoscimento del quale disponiamo anche per ragioni storiche, e dunque dalla drastica riduzione della possibilità di esercitare un’influenza positiva su chi ci sta vicino. Forse dovremmo cominciare a pensare che tocca proprio a noi, “italiani di frontiera”, renderci testimoni e ambasciatori di un’Italia migliore e più attraente. E certo non solo per una questione d’immagine.

Corriere dell’Alto Adige, 20 agosto 2010

41 thoughts on “Testimoni di un’Italia migliore

  1. “l’Italia è una nazione allo sbando, in preda alla corruzione e al malaffare, una “repubblica delle banane” guidata da una classe dirigente cialtrona”
    — si, a me sembra cosi —

    “il discredito si estenderà automaticamente anche a tutte quelle persone (cioè gli “italiani”) che abitano qui”
    — no —

  2. @regulus
    e perché si dovrebbe fare differenza tra “italia” e “italia”? visto dall’ interno saremo anche un pó migliori, ma solo un pó(comunque ci stiamo avvicinando)!, ma visto da fuori? dove si tira la riga? a roma, a verona, al salorno? sotto e tutto “italiano” e qui e tutto a posto? il discredito si estenderá come si estende una goccia d’ inchiostro sulla carta!

  3. Regulus, io temo che il discredito si sia già allargato. Non so quanta dimestichezza tu abbia di ambienti tedeschi, intendo quelli di qui. Ma se hai notato venirti incontro afflati di stima per la tua (supposto che tu sia italiano) appartenenza nazionale me ne compiaccio (anche se resto scettico).

  4. Ricordiamo che se in parlamento ci sono 50 teste di cazzo è perchè ci sono 500mila Italiani teste di cazzo, i politici non sono tanto peggio dei cittadini che rappresentano.

  5. (Vorausgeschickt: ich hoffe den Text oben richtig verstanden zu haben).

    Dass in Italien vieles nicht läuft wie es sollte, ist offensichtlich. Über vieles muss man sich sogar schämen. Die Verallgemeinerung auf “alle Italiener” ist dadurch aber nicht begründbar. So könnte ich auch keine geografische “riga” ziehen, sondern eher bei gewissen Gesellschaftschichten: vor allem bei Politikern (davon möchte ich deutsche Südtiroler Politiker explizit nicht ausgenommen wissen!).

    Meine Erfahrungen hier in Südtirol mit italienischsprachigen und deutschsprachigen sind in etwa diesselben: bis auf wenige Ausnahmen (auf beiden Seiten) gute Erfahrungen.

  6. @regulus
    die frage war doch, ob sie in discredito geraten, und discredito heisst verruf, also in verruf geraten.
    und meine antwort war auf die externe sicht gerichtet, wird italien und damit die italiener in verruf geraten? werden firmen, investoren, urlauber, usw. auch auf diesen discredito reagieren, werden sie da eine immaginäre riga ziehen, oder fallen wir alle, zusammen mit unserem staat, im ausland unten durch? und da habe ich die angst, dass man keinen grossen unterschied machen wird!

    @berto
    wenn es doch NUR fünfzig wären!!!!!!!!!!!!!!!

  7. Mi sentirei di dissentire da Berto. Come già scritto da Jonny, la stima dei parlametari è troppo generosa. E poi, a me sembra, la classe politica, in questo momento storico, è mlto peggio dei suoi elettori. Che, tra l’altro, grazie a una terrificante legge elettorale voluta dal governo Berlusconi precedente (“la porcata”, secondo Calderoli, uno dei firmatari), non possono nemmeno scegliersele, queste “teste di cazzo”: che sono invece piazzate lì dai leader dei partiti.

  8. Nella popolazione sudtirolese tedesca vedo tre visioni dell’Italia, che vengono usate apologicamente per esprimere un disprezzo generale in confronti alla cultura e la popolazione italiana.

    1. L’Italia corrotta/mafiosa in via di transizione verso uno stato post-democratico
    2.L’Italia burocratica, spendacciona che provoca con troppe tasse troppo alte e regole burocratiche superflue e insensate dei svantaggi per l’impreditorieria sul livello concorrenziale europeo
    3.L’Italia repressiva con troppe leggi troppo severe che vengono applicate solo da noi in provincia in modo stringente.

  9. Io distinguerei. Da una parte metterei i luoghi comuni sull’Italia che hanno sempre circolato nel mondo tedesco, della serie “gli italiani si amano ma non si stimano”, “bella l’Italia, peccato gli abitanti”, oppure i giudizi sulla burocrazia e l’inefficienza dei servizi; ci sono sempre stati e come tutti i luoghi comuni si combattono invitando a distinguere, a non generalizzare, ad analizzare invece di fare sintesi affrettate, e anche sottolineando i risvolti positivi dei lati negativi come anche citando esempi “virtuosi” che smentiscono l’andazzo generale.
    Dall’altra metterei la situazione attuale, e qui la vedo veramente molto, molto dura. E’ inutile cercare di svicolare, tanto si ricade sempre lì e non è possibile essere originali: l’Italia attuale, non solo nel mondo tedesco ma anche appena si arriva a Menton, a Chiasso, a Nova Gorica, è identificata con il berlusconismo, e qui non vedo soluzioni, eccetto la fine di tale identificazione.

  10. Oggi un amico ha definito il mio pezzo: un simpatico tentativo, disperato e coraggioso… Ecco, sì. Un simpatico tentativo, disperato e coraggioso.

  11. noi italiani di frontiera, la cosa migliore che potremmo fare è andarcene dall’Italia. Viva l’annessione alla Svizzera, viva il Partito per Tutti

  12. @Jonny, il mio era un esempio è logico che i numeri sono più alti, come lo sono per gli Italiani, cittadini.

    @GattoMur, difatti io sono per una legge elettorale a modello americani, congrssi che scelgano i candidati, dal candidato premier al più piccolo consigliere di circoscrizione. Anche via votazione telematica, come per esempio, via TV, via TEL o via posta.
    Quindi mi oppongo a quella legge del mio governo che allora fu un errore, come le leggi preesistenti!

    @Oscar, che commenti qualunquistici!

  13. Die Italien nur von den Medien kennen, bei denen fallen wir wohl alle unten durch. Es ist ihnen etwa schlichtweg unverständlich, dass ein Individuum wie Berlusconi Ministerpräsident sein kann. Jene mit (positiven) praktischen Erfahrungen werden sicherlich differenzieren.

    Die negativen Erfahrungen werden aber noch weiter zunehmen: Abzocke beim Kauf gefälschter Waren (wobei die Käufer horrende Summen zahlen müssen, den Verkäufern aber kaum was passiert). Darüber wird öfters im Deutschen Fernsehen berichtet, von den hohen Strafen der Strassenverkehrsordnung ebenso. So lautet ein Leserkommentar in der Süddeutschen Zeitung wie folgt:

    “Ich sehe das positiv. Jetzt scheidet Italien für mich als Urlaubsland aus und die Qual der Wahl reduziert sich etwas.”

    “E poi, a me sembra, la classe politica, in questo momento storico, è molto peggio dei suoi elettori.” (GattoMur)
    Das hoffe ich doch sehr.

    @georgias: ich falle hauptsächlich unter Punkt 1 hinein.

  14. @berto

    Quindi mi oppongo a quella legge del mio governo che allora fu un errore, come le leggi preesistenti!

    No, non fu un errore, Calderoli lo dichiarò apertamente, mi sembra di ricordare che fu in una trasmissione di Gad Lerner: si trattava di mettere in difficoltà il futuro governo (che si sapeva già sarebbe stato degli altri). Insomma, una “porcata”.
    Le leggi preesistenti erano sì migliorabili, ma l’ultima mossa è stata davvero l’affossamento della possibilità di avere una democrazia degna di questo nome. Ci siamo così ritrovati sommersi dal ciarpame politico, altroché i “nani e ballerine” di craxiana memoria!
    Questa legge ha tolto qualsiasi radicamento del deputato con il territorio, oltre che la possibilità, per gli elettori, di scegliersi il rappresentante migliore. Per rimanere a qualcuno di vicino (a te), chi avrebbe votato, in Campania, la Biancofiore? E così via, dal fratello di Pecoraro Scanio a uomini e donne senza alcuna qualità politica che sono entrati nelle istituzioni, nei diversi schieramenti.
    Ma, in effetti, non bisogna limitarsi a dare la colpa alla legge elettorale. La non possibiltà per l’elettore di esprimere il voto di preferenza può essere, in situazioni di scarsa cultura democratica (ad esempio zone ad alta densità mafiosa), una garanzia di maggiore democrazia. Mettiamo pure che l’Italia intera meritasse questa garanzia. Bene: se i partiti fossero quello che dorebbero essere, cioè gruppi di rappresentanza di tendenze politiche, e non meri comitati d’affari, nulla impedirebbe di presentare delle liste con persone degne di rappresentare gli elettori nelle istituzioni. Ma così, evidentemente, non è. Anche al di là della volontà di quelli che, come te, m’immagino, fanno politica nei partiti in modo onesto e talvolta nobile: puntualmente schiacciati e delusi dalle decisioni calate dall’alto (le vicende el PdL di Bolzano sono, mi sembra, emblematiche).
    Ogni tanto penso a dove stia l’origine di tutto questo. E, mi sembra, occorre andare un po’ all’indietro, mi sembra fosse il 1992, probabilmente prima che tu nascessi. L’Italia era scossa dagli scandali dei processi si Mani pulite, un certo modo di politica aveva mostrato, in maniera eclatante, il suo fallimento. E si legarono le speranze di una rinascita civile alla rifoma della legge elettorale. Ci fu un referendum, con un amplissimo fronte a favore di una riforma in senso maggioritario. L’equazione era più o meno questa: se vogliamo lasciarci alle spalle tangentopoli, dobbiamo adottare il sistema maggioritario. Questa linea stravinse il referendum (più del 90%, mi sembra di ricordare), io ero nella minoranza esigua che non ci credeva.
    E, alla luce di quello che è successo, forse avevamo un po’ più ragione, le cose sono andate molto peggio di prima. E, quasi come coniglio dal cappello di un mago, è spuntato Berlusconi, che ha aggregato forze anche inconciliabili tra loro (i liberisti spinti, i nazionalisti di An, i federalisti della Lega, ecc.), mostrando subito il fallimento del sistema maggioritario, che ha portato a alleanze spesso di facciata (il gruppo che ha sostenuto l’ultimo governo Prodi o il gruppo che sostiene oggi il governo, per esempio).
    Da allora in poi è iniziato un declino inesorabile, la berlusconizzazione della politica (con tanto di D’Alema che cucina il risotto davanti alle telecamere, Di Pietro che si fa prendere a torte in faccia da Pippo Franco, etc.). Che oggi è, mi sembra, a un punto di non ritorno, con una dissoluzione totale di ogni valore civile e l’incrudimento dello scontro, che non risparmia nessuna figura istituzionale, nemmeno quella del presidente della repubblica.
    E con il misterioso risveglio di alcuni che per 15 anni hanno svolto, a testa bassa, la funzione di “utili idioti”, oggi si vogliono paladini dell’antiberlusconismo. Altro che comiche finali, siamo alla pausa tra due tempi di un avanspettacolo, per andare a fare un bisognino.

  15. @regulus

    Das hoffe ich doch sehr.

    Sì, è una speranza. Che però, se ci guardiamo attorno, mi sembra abbastanza fondata. O almeno lo spero.
    Il fenomeno dell’astensionismo, poi, parrebbe andare un questa direzione: quanti si sono rotti le palle di questa classe politica, di questo modo di fare politica!
    So che rischia di sembrare un discorso qualunquista, ma così non è: è un discorso che nasce dalla disperazione, dalla constatazione che, quell’ambito, è forse irrimediabilmente perso.

  16. @ Gorgias:

    Credo tu abbia visto giusto: gli argomenti sono grossomodo questi 3 che hai detto. E in sostanza non si può nemmeno negare che abbiano un qualche fondo di verità. L’Italia è corrotta/mafiosa, poco competitiva e autoritaria (ma solo coi deboli) .
    Quello che mi spiace è vedere come tutti prendano per dato di fatto immutabile che questo debba invevitabilmente trasformarsi in pregiudizio contro le persone fisiche. No, questo non è accettabile. Non lo può divenire!
    Comportarsi bene per essere “ambasciatori di un’ Italia migliore”, significa combattere il pregiudizio seguendo un po’ la sua logica. Cioè del tipo”se lui è italiano e si comporta bene allora esistono anche italiani che si comportano bene”… credo si potrebbe sperare in qualcosa di meglio!

  17. Pensando al contesto sudtirolese, mi domando quali punti di riferimento possa avere oggi un altoatesino medio per sostenere la propria, diciamo, identità italiana, senza appoggiarsi ai soliti simboli datati privi di effetti concreti, che comunque regolarmente forniscono alla componente tedesco-ladina lo spunto per continuare la rappresentazione del conflitto etnico. Forse, se il quadro politico-sociale nazionale fosse migliore, ci sarebbe qualche riferimento concreto in più e qualche mito stantio/ingombrante in meno.

  18. Caro Tuscan, questo è – esattamente – il problema sul quale di più mi piacerebbe riflettere. L’hai formulato benissimo e ti ringrazio. Purtroppo però agli italiani di qua non solo interessa poco riflettere su questo problema, ma io ho la sensazione che ciò non sia neppure visto, come problema. E questo ti dà la misura della “miseria” con la quale ci dobbiamo confrontare.

  19. ..un altoatesino medio per sostenere la propria, diciamo, identità italiana..

    … zum Glück haben die meisten Altoadiginis keine identità italiana…

  20. @ Mazinga: sono convinto che Tuscan si riferisse agli abitanti di lingua italiana usando l’espressione “altoatesini”. Se avesse voluto indicare gli abitanti germanofoni, avrebbe probabilmente scritto “sudtirolesi”. Non credi?

  21. @mazinga
    wie viele “altoatesini” kennst du denn, die keine identitá italiana haben?

    @tuscan e gadilu
    wenn ich euch richtig verstehe, ist das grosse problem, dass die hiesigen italiener ihre nationalität genau mit diesen symbolen bergründen und manifestieren, die für die “separatisten” die gründe für eine loslösung von italien darstellen? wenn dem so ist, gibt es doch nur zwei auswege aus dem ethnischen konflikt:
    >die altoatesini werden südtirolerdie südtiroler werden italiener>

    aber ich glaube, beide wege sind nicht machbar und auch nicht erforderlich, es würde schon reichen die “andere” kultur zu akzeptieren, zu verstehen und als gleichberechtiger mitzugestalten.

    denn wenn die oben von gorgias beschriebene situation italiens als grund für eine abspaltung herhalten muss, dann ist das keine ethnische, vom minderheitenschutz geprägte entscheidung, sondern einzig allein eine wirtschaftliche! BIS JETZT HAT UNS DIESER STAAT GUT GEFÜTTERT, ABER………………………….!
    Und da könnten auch einige italiener mitspielen!

  22. Mazinga, guarda chi si rivede! Complimenti, anche dopo diverso tempo sei sempre un mito.

    @jonny

    credo che l’assimilazione o dei sudtirolesi o degli altoatesini debba essere evitata a tutti i costi, perché sarebbe sempre e comunque una perdita e mai un guadagno. Poi purtroppo le cose succedono indipendentemente dalla volontà umana, attualmente il gruppo italiano mi sembra più esposto all’assimilazione, sia per la dinamica demografica, sia per la tendenza a emigrare per trovare migliori possibilità di lavoro, sia per la scelta, che molti fanno, di iscrivere i figli alle scuole tedesche. La cosa migliore sarebbe sviluppare un’identità territoriale comune, dove gli uni e gli altri si possano sentire prima “cittadini” del Sudtirolo e poi rispettivamente tedeschi-ladini o italiani, ma appunto il problema è come arrivarci. Quanto all’economia, la provincia di Bolzano ha appena sorpassato la Lombardia per il più alto reddito pro capite, ma diversi indici dicono che si tratta per molti aspetti di un’economia “assistita”,vale a dire che non dipende tanto dagli incrementi di produttività quanto dall’alta quota di tasse che lo stato centrale lascia al Land. Detto molto brevemente, se la Lombardia si lamenta di “Roma ladrona”, la provincia di Bolzano oggettivamente non lo può fare.

    Jonny, ho voluto risponderti perché comunque i tuoi interventi lo meritano, però l’ho fatto seguendo un paio di flash mentali, non sono in grado di darti una risposta articolata perché non vivo in Sudtirolo, mi manca la percezione quotidiana della realtà e soprattutto non so proprio come “sono” i sudtirolesi di lingua italiana (altoatesini). Non ne conosco nessuno.

  23. @tuscan
    ma capisci il tedesco, come mai?

    “Detto molto brevemente, se la Lombardia si lamenta di “Roma ladrona”, la provincia di Bolzano oggettivamente non lo può fare.”
    hai ragione, ancora non ci si puó lamentare, ma l’argomento piú significativo dell destra tedesca é comunque il prevedibile fallimento dello stato italiano, o come minimo, che prima o poi arrivino dei problemi come in grecia. e a quel punto é meglio essere un freistaat, per non dover soffrire insiema allo stato, che fino adesso ci ha dato la possibilitá “auf grossem fuss zu leben”.

  24. Jonny, non hai ancora capito che l’argomento “più significativo della destra tedesca” è talmente poco significativo che non ci potresti aprire neppure un barattolo di fagioli? E dai… non continuiamo sempre ad occuparci di cazzate.

  25. Non c’è dubbio che una classe politica discutibile, specie ai vertici, indebolisce la posizione degli altoatesini di lingua italiana. A prescindere da questa situazione i sud tirolesi, o altoatesini che dir si voglia, dovrebbero trovare una identità propria, amalgamando i propri usi e costumi, attingendo al meglio della propria cultura.
    In un precedente blog avevo auspicato un Tirolo unito, unendo anche piccoli territori della Germania e della Svizzera, ma se ciò non è possibile, perchè non trovare una denominazione unica, condivisibile da tutti, per la Regione? Continuare a dire “Alto Adige” da una parte e “Sud Tirolo” dall’altra, non depone certo a favore dell’unità territoriale e culturale.
    Vogliamo lanciare l’idea per una nuova denominazione?

  26. Come al solito, con te non si può fare un discorso serio. Mandi tutto a vacca.
    Certamente la mia è una proposta paradossale, ma vogliamo cercare di smuovere una situazione incancrenita che non trova sbocchi da nessuna parte?
    Descrivere semplicemente i problemi dell’Alto Adige non serve a nessuno, perchè già abbondantemente noti. Vogliamo svegliare, un pò, le coscienze? E’ l’unico contributo che può dare un blog di questo tipo.

  27. Angelo, questa provincia si chiama ufficialmente Alto Adige-Südtirol. È una soluzione che va benissimo così e non c’è bisogno di inventarsi ulteriori problemi. Questo è il contributo che dà il mio blog: non inventarsi ulteriori problemi.

  28. E, se in Alto Adige arriveranno i problemi che ci sono nelle regioni confinanti, forse i problemi che attualmente affligono l’Altoadige-Suedtirol (identità-complessi vari-cartellonistica-monumenti- martiri e bravi ragazzi ottuagenari bombaroli – speculazione immobiliare che fa passare Bolzano per una nuova Tokyo…etc etc)avranno soluzione istantanea….e perfettamente bilingue…..
    Allora qualcuno dovrà espatriare verso Atlantide oppure pagarsi le dosi che Pantalone non passerà più…………..

  29. Ho capito perfettamente che il blog è in funzione di non creare ulteriori problemi: è il blog del quieto vivere e dello scrivere per scrivere.
    Resta il fatto che finchè la Regione si chiamerà “Alto Adige-Sudtirol”, tutto resterà come prima anzi,
    peggio di prima.

  30. Guarda che non ho proprio capito nulla, ed a questo punto rinuncio pure a capire. Siamo mondi troppo distanti.

  31. Sì, Angelo. Indubbiamente abitiamo mondi distanti. Ma siccome sei tu che ti sei avvicinato a questo mondo, il mio consiglio è quello di avere un po’ di pazienza. La distanza si può ridurre disponendosi prima di tutto ad ascoltare, a non precipitare le conclusioni. Tu, spesso, fai esattamente il contrario. E te ne vieni fuori con proposte (tipo quella di trovare un nome “unico” per questa provincia) che fanno sorridere (fanno sorridere, dico, chi in questa provincia ci vive e un po’ la conosce).

  32. Certo che fa sorridere, me ne rendo conto, ma saranno una cinquantina di anni che ascolto sempre le stesse cose, così come le ascoltano gli altoatesino-sudtirolesi (ti accontento) di lingua italiana. Ma dal 1946 (accordo De Gasperi-Gruber) ad oggi, poco o nulla è cambiato e continuamo ad ascoltare io (nel mio piccolo) e loro le stesse cose, fino allo sfinimento totale.

  33. Dal 1946, francamente, sono cambiate molte cose. Ma il punto non è quello che è cambiato e quello che è rimasto uguale (a proposito, il “Sudtirolo ideale eterno” è una specialità qui della casa, nel senso che ci abbiamo riflettuto su un bel po’). Il punto è: che cosa è possibile cambiare? Una riflessione serena e pragmatica su questo, ecco cosa sarebbe utile. E per converso: non è utile ricominciare a parlare di nomi (non ti basta l’estate appena trascorsa?).

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