Plurilinguismo laico

di Valentino Liberto

Affrontando la diatriba estiva sulla toponomastica si corre purtroppo sempre il rischio di affondare nelle sabbie mobili di una sterile polemica. L’occasione potrebbe invece essere colta per aprire nuovi orizzonti interpretativi di carattere più generale e, soprattutto, di maggiore utilità per tutti.

Come sappiamo, lo Statuto d’Autonomia prevede tra i suoi cardini l’esercizio della potestà legislativa autonoma per la materia toponomastica, “fermo restando l’obbligo della bilinguità”. Lo stesso Statuto implica ulteriori meccanismi di gestione del “compromesso etnico” (scuole separate in madrelingua e proporzionale, per esempio) applicati sinora in maniera molto rigida e perlopiù a senso unico, essendo norme concepite principalmente a tutela delle due minoranze “nazionali” tedesca e ladina. Gran parte delle persone che adesso, da parte “tedesca”, attaccano l’interpretazione pseudo-letterale del comma sui toponimi, pretendono al contempo il rispetto assoluto di quanto contemplato nell’art. 19 (quello che limita una profonda riforma del sistema scolastico locale, ancora largamente basato sul predominio del monolinguismo). Due pesi, due misure. Ma la necessità d’interpretare in modo gradualmente più flessibile lo spirito dello Statuto d’Autonomia – in modo da garantire maggiore aderenza alla realtà e alla luce dell’evoluzione che ha avuto la società sudtirolese dal 1972 ad oggi – non significa solo battersi per una distinzione tra “binomismo” e “bilinguità” (cioè: si traduca tutto, tranne i nomi) sui sentieri di montagna, bensì riconoscere che occorre superare l’atteggiamento di rifiuto che emerge da ogni lato quando si tratta finalmente di cambiare un po’ le cose. Perché all’immobilismo è facile poi che subentri la degenerazione.

Chi avanza l’argomento del suolo privato sul quale sono stati piantati la gran parte dei cartelli monolingue – e per questo ritiene che si sia trattato di una scelta insindacabile – sottovaluta la possibilità che qualcuno, per rivalsa, incarichi un’associazione “italiana” di rispondere con cartelli monolingui in italiano. Speriamo non accada. In questo modo si affermerebbe una concezione “fai da te” e privatistica della politica senz’altro da evitare. L’articolo 8 dello Statuto era stato ideato come risolutivo rispetto al monolinguismo italiano presente dai tempi del fascismo, per ottemperare alla mancanza d’una legge che ufficializzasse la toponomastica tedesca e ladina, nonché alla mancata abolizione del Prontuario di Ettore Tolomei. Lo Statuto è “programmatico”, ovvero auspica un provvedimento legislativo del Consiglio provinciale. Ergo: sembra che il “peccato originale” dello Statuto sia tutelare la toponomastica tolomeiana e fascista. Non è così. Nacque proprio per tutelarci dalla follia “tolomeiana” e l’applicazione rigida del bilinguismo andò sempre a vantaggio di chi prima era in condizioni svantaggiate. L’articolo fu una conquista, non una sconfitta. Il partito di maggioranza dei sudtirolesi non colse quest’opportunità per timore di veti incrociati. E il vuoto legislativo, l’abbiamo visto, ha finito col produrre la presente deriva: da parte dell’Alpenverein, che ha fatto valere da privato una “sua” legge a Statuto invariato, e da parte governativa, con la dura reazione del ministro Fitto. Redatta insomma anche per garantire il rispetto della toponomastica “storica” da parte italiana, la carta fondamentale dell’Autonomia ha finito per fomentare, suo malgrado, un revanscismo linguistico incrociato. Un ribaltamento nefasto tutto giocato all’interno della logica del conflitto etnico sopravvissuto sul piano della rappresentazione e dei simboli.

Data la difficoltà di “estendere” la coperta statutaria, tirata ora da una parte, ora dall’altra del letto matrimoniale (prima il lato tedesco, poi quello italiano), bisognerebbe forse cominciare a ridiscutere sul serio la rigidità di alcune interpretazioni, polarizzate e polarizzanti, dello Statuto e concedere margini di manovra orientati verso un modello di plurilinguismo autenticamente diffuso e in un certo senso più “laico” (senza ricorrere a dogmatismi). Sarebbe una cosa opportuna e ormai persino necessaria.

Corriere dell’Alto Adige, 12 agosto 2010

4 thoughts on “Plurilinguismo laico

  1. In der Theorie kann man dir nur Recht geben, aber in der Praxis, im alltäglichem Leben, sieht die Sache dann schon etwas anders aus. Auch ich habe mich auf bbd schon für eine Lockerung-Abschaffung einiger Grundpfeiler der Autonomie ausgesprochen( Proporz, Zweisprachigkeitsprüfung), aber ich denke, etwas voreilig gewesen zu sein, Denn nach den letzten Monaten bin ich zur Überzeugung gekommen, dass unsere Gesellschaft aller Sprachen noch lange nicht bereit dafür sind. Für meine Vermutung sprechen die Reaktionen aller Seiten bei diesem blöden Schilderstreit, von allen Parteien über die Gewerkschaften bis hin zu privaten Vereinen(fast alle “vorbildlich” nach Sprachgruppen getrennt).
    Dafür spricht auch die Reaktion des Staates Italien mit der Stimme der Regierung.
    Dagegen sprechen eigentlich nur einige Kommentare, wie der deine, die dann aber in den Bars von den Menschen, für die sie eigentlich geschrieben werden, von allen Seiten zerrissen werden.
    Glaubst du wirklich, dass das reicht, um im Einvernehmen mit der Menschen hier, unsere Autonomie zu verändern? Ach, ich verlange schon wieder zu viel!
    Einfacher, glaubst du, dass aus “in der Zeitung darüberschreiben” kurz- oder mittlerfristig ein ” in der Bar darüberreden” werden kann??

  2. Lieber gadilu!

    Wie steht’s denn eigentlich mit deinem Text zur Toponomastik-Frage (du weißt schon, deine Replik auf den Einwand, dass Befindlichkeiten einer Sprachgruppe nicht so hoch zu veranschlagen sind wie die ethisch-historische Bewertung des “tolomei’schen Kulturverbrechens”)? Bin schon gespannt, deine Antwort zu hören…

    Ich habe übrigens deine Analyse des Scacchetti-Leserbriefes gelesen. Sehr interessant. Warum publizierst du eigentlich nicht beide “Dekonstruktionen” im Corriere dell’Alto Adige?

  3. Ciao caro Beppi. Hai fatto bene a ricordarmi di quella risposta. Il testo è allo stato di bozza. Spero di concluderlo… il tema è un po’ passé, ma lo stesso…

    Sul Corriere dell’Alto Adige? Non sono pubblicabili in quel contesto, col format che ha il giornale. Sto pensando di recuperarli per Politika 11. Se viene qualcosa di buono potrei allungarli a Pallaver. Vediamo. Grazie della fiducia.

  4. Pingback: Rassegna stampa: interventi sul Corriere dell’Alto Adige. « blaun.eu | Val.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...