Mera osservazione dei fatti

Sospendo brevemente la lettura del libro di Fait/Fattor (sono al paragrafo molto emblematico: “La benevola segregazione altoatesina”) per documentare – in presa diretta – quanto avviene alle mie spalle.

Provengono alcune voci dalla stanza di mio figlio Paolo. C’è lui, suo fratello e un amico. Anche l’amico è figlio di una coppia “mista”, è in grado cioè di parlare piuttosto bene (e in rapporto alla sua età: 9 anni) sia l’italiano che il tedesco (la madre è di madrelingua italiana, il padre un sudtirolese, ma la madre parla anche disinvoltamente il dialetto e a casa è questa la lingua che prevale). I miei figli, perfettamente bilingui, comunicano tra loro prevalentemente in Hochdeutsch (tedesco standard, la lingua della madre). Il più grande, però, che frequenta una scuola in lingua tedesca da tre anni, ha imparato il dialetto e parla dialetto con i suoi compagni. Il piccolo, invece, ha appena finito di frequentare l’asilo italiano. In questo momento “sento” come la lingua dei tre si stia assestando sull’uso comune del dialetto locale (praticamente mio figlio più piccolo lo sta imparando in questo momento e già prova a uniformarsi alla lingua parlata dai più grandi: non dice per esempio “zwei”, ma “zwoa”).

Conclusioni: In Sudtirolo, nelle zone a “maggioranza tedesca” (come qui, a Bressanone), la lingua che tende ad affermarsi nella comunicazione “spontanea” è il dialetto. Per ottenere una pratica equilibrata del tedesco standard e dell’italiano abbiamo bisogno dunque o di situazioni particolari (non dominanti), oppure di uno sforzo mirato (devono essere create situazioni ad hoc).