Schizzi di fango e “metodo Boffo”

L’Italia, si sa, è il Paese delle fazioni. Ci si divide su tutto, ci si accapiglia su ogni cosa. Preferibilmente dividendosi in squadre: bianchi contro neri, gialli contro rossi. Fin dai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini, o perfino da prima. L’importante è che le fazioni in lotta sollevino un gran bel polverone, in modo che poi non si capisca più nulla, le responsabilità degli uni vengano schermate da quelle degli altri, e che soprattutto, alla fine, nessuno paghi il conto.

Consideriamo, per esempio, la recente vicenda di Fini. Già prima di essere silurato dal suo ex-capo di partito, il giornale del capo gli ha scatenato contro una campagna per dimostrare – al di là dello specifico – la sua scarsa credibilità di accusatore o di moralizzatore. Se il capo risulta pieno di fango il modo migliore per distogliere lo sguardo da quel fango è additare gli schizzi della medesima sostanza sulla veste dell’accusatore. Che ovviamente sarà esposta come tutt’altro che candida. Uno spettacolo complessivamente indegno, si dirà, ma quel che conta è che alla fine nessuno venga danneggiato troppo (o al massimo venga danneggiato quello meno sporco, l’infangatore di turno, come si è reso evidente nel celeberrimo “caso Boffo”, che poi alla fine era pulitissimo, ma intanto è stato costretto a lasciare il suo posto di lavoro e a ricevere, giorni dopo, le ipocrite scuse di chi lo aveva mandato in malora).

Con Fini sta avvenendo la stessa identica cosa. E ammettiamo pure che nel suo caso, al contrario di Boffo, la sua veste non sia tanto pulita. L’importante è discreditarlo intanto davanti all’opinione pubblica in modo da togliere peso alle sue posizioni. Per il tripudio della fazione del capo, sempre più cieca nei confronti della montagna di fango che ricopre il proprio leader.

http://www.affaritaliani.it/politica/fini030810.html