Provocazione?

In questi giorni va in libreria un saggio che si preannuncia interessante. Si intitola “Contro i miti etnici” (Raetia) ed è stato scritto da Mauro Fattor e Stefano Fait. Non ho ancora letto il libro (lo farò al più presto), ma in via preliminare vorrei qui stendere una breve considerazione sull’intento dichiarato dell’opera: provocare.

Mi viene subito una domanda: provocare chi?

Una provocazione è anche un attacco, una sfida. Si attacca qualcuno per suscitarne una reazione (di difesa o di contrattacco), lo si sfida su un terreno comune. Qui però sorgono i primi dubbi. Chattando brevemente con uno degli autori (S. Fait) ho appreso che l’ispirazione del libro sarebbe di carattere illuminista. La provocazione, dunque, avrebbe la funzione della “luce” al cospetto delle “tenebre”. Del resto, chi si schiera “contro” una mitologia (come suggerisce il titolo del libro) vorrebbe proprio dissipare le ombre che ineriscono ogni mito e, al limite, dissolverle (attenzione: ma non esiste anche il mito del rischiaramento?). Il punto è che gran parte delle “mitologie” presenti in Alto Adige-Südtirol sono già pre-impostate in chiave oppositiva e funzionano benissimo in quanto riescono sempre a utilizzare ogni tipo di materiale polemico per riprodursi. Una nuova “opposizione”, dunque, anche se dichiaratamente “anti-mitologica” (o illuminista) non sarebbe in grado di intaccare significativamente questa base, non sarebbe capace di staccare la testa più importante dell’idra. Piuttosto, il rischio è che essa sia assorbita immediatamente tra le fila di quelle opposizioni che tutto regolano e tutto disciplinano, finendo col lavorare involontariamente per il loro mantenimento. Il rischio, in altre parole, è quello di trovarci nuovamente davanti all’ennesimo libro sulla “questione sudtirolese” e al prolungamento dei suoi termini mediante un nuovo capitolo.

Intanto comunque leggiamo il libro e dopo riparliamone…

http://fanuessays.blogspot.com/2010/08/contro-i-miti-etnici-fattor-fait.html

Cfr. anche: http://segnavia.wordpress.com/2008/01/16/due-montagne/

La cicogna vola alto

Quando si parla di nomi non ci sono soltanto le polemiche sulla toponomastica montana in Südtirol-Alto Adige a fornire interessanti spunti di riflessione. È di questi giorni la pubblicazione – da parte dell’Istituto Provinciale di Statistica – dell’elenco dei nomi dei 5000 neonati per l’anno 2009 nella nostra zona. Da questo elenco si ricava che sulla base delle 15000 possibilità registrate sui registri anagrafici, la scelta dei genitori ricade nella maggior parte dei casi su uno dei 100 nomi più diffusi.

In testa alla classifica, come da diversi anni a questa parte, troviamo Sara (83) ed Alex (70).  Per quanto riguarda le femmine, dopo la reginetta Sara, vanno fortissimo anche Anna, Sofia, Emma, Hanna, Laura. E cioè, come commenta l’Astat, si tratta di nomi “molto diffusi sia nell’area culturale tedesca che in quella italiana”. Dalla parte dei maschi, dopo Alex troviamo Daniel, Lukas, David, Simon, Gabriel. E anche qui tre nomi su sei (Alex, Daniel e David) possono essere utilizzati in entrambi i contesti linguistici. Inoltre, sia per Alex – che costituisce l’abbreviazione ormai autonoma dei precedenti Alexander e Alessandro – sia per Sara c’è un allineamento con i dati statistici italiani del 2006 (fonte ISTAT): Sara e Alessandro sono al secondo posto assoluto tra i nomi più diffusi per gli infanti della penisola.

Questi dati dimostrano che, indipendentemente dalle diatribe di carattere simbolico, lontano quindi anche dalle beghe della politica sempre risorgenti allorché torna in ballo la questione dell’identità altoatesina e sudtirolese, nel momento in cui si deve decidere quali nomi dare ai propri figli la scelta cade, in modo prevalente, su nomi che intersecano le diverse culture e suggeriscono l’idea che se ne stia lentamente affermando una nuova.

Bisogna comunque fare attenzione. Commentando simili tendenze non dobbiamo cullarci (il verbo pare appropriato al tema) troppo nell’illusione che dall’oscura disputa tra una società civile avanzata e una classe dirigente ancora prigioniera di mentalità e idee passate sia per forza la prima a spuntarla. La storia ci ha dimostrato più volte che la società civile deve essere guidata e rafforzata da precise scelte politiche, se i progressi da lei annunciati devono poi tradursi in reali e durature scelte istituzionali. Con una immagine: la cicogna che porta i bambini vola alta ignorando faticosi sentieri di montagna e intrichi boschivi ancora indecisi se chiamarsi in questo o quel modo. Ma bisogna stare attenti agli amanti della caccia, soprattutto quelli affaticati e resi un po’ miopi da troppe polemiche. Potrebbero scambiarla per un fagiano.

Corriere dell’Alto Adige, 3 agosto 2010

* Ringrazio Emilio Raimondi per avermi fornito la “base” di questo articolo