Eine leise Stimme

Vi ricordate Hans Drumbl? Non voi, che adesso leggete queste righe, ma più in generale: qualcuno si ricorda di Hans Drumbl? Del suo straordinario metodo per mettere tra parentesi le nevrosi e i crampi concettuali che tengono prigioniero il discorso pubblico sudtirolese e mostrare che la soluzione sta tutta in un “come se” (come se i problemi, questi problemi, non fossero veri problemi, fossero già risolti) da rendere perspicuo con esempi spiazzanti, storie allusive, digressioni salvifiche? To find out what you cannot do then go ando do it: There lies the golden rule (cfr. Culture, barriere, vincoli, in: Scritti Sudtirolesi, Weger). Probabilmente no. Probabilmente non lo ricordate. Sarebbe interessante capire il perché. [Perché, voglio dire, ignoriamo o ci dimentichiamo di una voce così acuta, di un pensiero così raffinato e preferiamo sempre – sempre! – masticare le medesime parole usurate, perderci nei soliti giri di frasi, che non portano a nulla?]

Venerdì scorso (30 luglio), la Tageszeitung ha proposto una formidabile lettura di una poesia di G. Kofler (Georgia on my Mind), grazie alla quale Drumbl, nientemeno, ha intravisto “una soluzione alla questione della toponomastica” (Eine Lösung für die Toponomastik-Frage). Che meravigliosa ingenuità! Una poesia, una piccola poesia di un semi-sconosciuto poeta brissinese (che scriveva prima in italiano e poi si traduceva in tedesco!), quale soluzione (ancorché UNA soluzione, non LA soluzione) di un problema che affatica da anni le migliori (e le peggiori) menti di questa terra. Fra l’altro, non è la prima volta che Drumbl cerca di suggerire una chiave del genere. La sua interpretazione di questo testo di Kofler è stata annunciata più volte, più volte tentata e poi più volte ripresa. Sempre a un livello di precisione maggiore, come l’opera di un fabbro o comunque di un artigiano perpetuamente indaffarato con la sua lima.

Non mi azzardo a riassumere qui, in poche parole, il lavorio di questa singolare ermeneutica. Vale la pena cercare il giornale e, come ho fatto io, ritagliare la pagina, leggerla più volte, metterla da parte, rileggerla ancora e poi archiviarla in un luogo sicuro, perché servirà di nuovo. Chiudo con la riproduzione dei versi di Kofler. Prima nella versione italiana. Poi in quella tedesca. Se fate attenzione, noterete uno “scarto”, tra le due versioni. Lì è custodito un segreto, non tutto il segreto, ma comunque un segreto per risolvere l’annosa questione della toponomastica.

Georgia on my Mind

dico Fiè dico Presule / se vuoi dico pure Catinaccio / ma può succedere ovunque // dico Rienza dico Isarco / se vuoi dico pure Adige / ma può succedere ovunque // quest’ombra sulla scrivania / quest’occhiata al vento / con il suo convincente / odore di “evergreen”.

ich sage Völs ich sage Prösels / wenn du willst sage ich auch Rosengarten / aber es kann überall geschehen // ich sage Rienz und ich sage Eisack / wenn du willst sage ich sogar Etsch / aber es kann überall geschehen // dieser schatten am schreibtisch / dieser blick in den Wind / mit seinem überzeugenden / geruch nach “evergreen”.