Idealismo

Platone: “La filosofia non è una disciplina che sia lecito insegnare come le altre; solo dopo una lunga frequentazione e convivenza col suo contenuto essa si manifesta all’anima, come una luce che subitamente si accende da una scintilla di fuoco, per nutrirsi poi di se stessa” (Settima lettera, 341 C-D).

Una recente affermazione scritta da Lucio Giudiceandrea su questo blog (rivolta contro l’idealismo, supposto negatore della realtà) mi ha fatto ripensare ai miei anni di studio della filosofia, anche quella “idealista”. Parafrasando Platone: anche una lunga frequentazione e convivenza col suo contenuto non garantisce che essa si manifesti all’anima, e in quel caso non si accenderà nessuna luce, non vi sarà alcuna scintilla di fuoco e nessun nutrimento a partire da se stessa. Rimarrà il buio della realtà. Una realtà dura, di fatti “duri”, ma inintelleggibili, oppure, peggio, visti attraverso le lenti di quella filosofia inconsapevole che alimenta il senso comune. Ancora Platone, ancora la Settima lettera: “Se fossi riuscito a persuadere un solo uomo, avrei assicurato il compimento di tutto il bene possibile. Con questo pensiero e con questa ardita speranza salpai, non per la ragione che alcuni credevano, ma perché mi vergognavo molto di apparire di fronte a me stesso un uomo capace solo di parole”. Ecco, forse l’idealismo non è che il tentativo di non apparire di fronte a se stessi uomini capaci solo di parole, ma riuscire invece ad apprendere la realtà, tutta la realtà nel cerchio delle parole e con ciò comunicarla agli altri per cambiarla, migliorarla, non considerarla data una volta per tutte e con ciò sigillata in un “amen”. Idealismo non significa negare la realtà, ma non arrendersi ad essa.

Cfr. Remo Bodei, La filosofia al servizio della realtà, in: Una scintilla di fuoco. Invito alla filosofia, Zanichelli 2005, pp. 11-12