Der Kommissar

Come se non avessero nulla di meglio da fare (anche solo in considerazione dei veri e propri disastri combinati nell’allestimento delle liste elettorali nel Lazio e in Lombardia), gli uomini del direttivo (o del direttorio?) del Pdl dovranno decidere a minuti se commissariare (ma non era già successo?) la filiale bolzanina del partito e sbloccare così la situazione per quanto riguarda il sindaco della città. In sostanza: i rappresentanti locali del partito non sono minimamente in grado di mettersi d’accordo, la morte di Mitolo ha concesso solo un’insignificante tregua spremendo qualche lacrima di coccodrillo e se Roma non ci mette le mani questi si scannerebbero. Aspettiamo dunque con serenità che venga nominato l’ennesimo commesso viaggiatore della politica, l’ennesimo “Kommissar”. Peccato che Falco sia morto. Sarebbe stato perfetto nel ruolo e sapeva il tedesco.

Trentini cretini

Oreste Baratter (poi Baratieri)

Noi italiani d’Italia (scrivo così per distinguermi dagli altoatesini, ma lo faccio con una venatura d’ironia, spero lo si capisca) abbiamo un pregiudizio nei confronti degli abitanti di Trento. Pensiamo cioè che siano fondamentalmente dei cretini. La colpa – azzardo – sarà dell’irritante scioglilingua che impariamo da piccoli: trentatre trentini entrarono a Trento tutti e trentatre trotterellando. Non è inevitabile qualificare un gruppo di persone che entra in città al trotto come un gruppo di stupidi?

Ripensavo a quel mio pregiudizio e ai rischi che si corrono incontrando un documento (cavato da QUI, cioè da un blog anche interessante, che ho intenzione di seguire) come quello che trascriverò (commentandolo) di seguito. Certo, la speranza è che non ci siano molti trentini a pensarla come la pensa l’autore di questo scritto. Mi accontenterei insomma se ce ne fossero soltanto altri 32.

Ecco il testo (in neretto) e i miei commenti:

È giusto accommunare gli italiani di Bolzano ai Trentini?

Questo è il titolo. Quindi, come si vede, si parte già male. Un titolo che ovviamente suona retorico (l’autore pensa che non sia giusto). È dunque un’ingiustizia accomunare gli italiani di Bolzano ai Trentini. Non si può fare. Non lo si deve fare. Occorre negare questa loro “comunione”. Trovare la differenza specifica. Anche se per adesso sfugge quasi interamente il motivo che presiede a un simile sforzo.

Il filosofo Umberto Segre scriveva negli anni Sessanta che a Bolzano non esistono due soli gruppi linguistici, bensì tre: tedeschi, italiani e trentini. Una differenza che non era sfuggita ad un attento studioso della realtà sudtirolese quale era Segre.

Stimo molto Umberto Segre. Ma possibile che abbia parlato davvero di ” tre gruppi linguistici”? Possibile che esista il gruppo linguistico “trentino”? E allora perché non rintracciare a Bolzano anche il gruppo linguistico “molisano” e quello “campano”? Quello “ligure” e quello “emiliano”?

In effetti da tempo si discute sulla necessità di operare una netta distinzione tra italiani di Bolzano e trentini residenti nella provincia sudtirolese, soprattutto se il raffronto è riferito al cosiddetto “disagio” che sembra caratterizzare il gruppo di lingua italiana.

Ecco. Da tanto tempo si discute sulla “necessità” (addirittura!) di operare (chirurgicamente?) una netta (ci mancherebbe) distinzione tra italiani di Bolzano e trentini residenti nella provincia sudtirolese (si badi: alla netta distinzione tra trentini e sudtirolesi c’aveva per fortuna pensato qualcun altro coniando il famoso motto Los von Trient e ancora prima quelli che volevano affermare il Los von Innsbruck). Ma perché dovremmo operare in tal senso? Per raggiungere cosa?

Le differenze storiche, politiche, sociali tra i due gruppi sono evidenti. Gli italiani di Bolzano, a differenza dei trentini, immigrarono nella regione a partire dagli anni Venti, rispondendo a quel tentativo del regime fascista di “nazionalizzare” il Sudtirolo.

Fantastico. Secondo il sofisticato autore di questo pezzo, il tentativo di “nazionalizzare” il Sudtirolo è stato compiuto dagli immigrati italiani nella regione “a partire dagli anni Venti”. La responsabilità è loro. Sul tentativo invece fortemente portato avanti dai trentini (dopo la seconda guerra mondiale) di includere i tirolesi di lingua tedesca all’interno di una regione (il nome Odorizzi ricorderà pur qualcosa a qualcuno?) a maggioranza “italiana” (ebbene sì) si stende un velo pietoso. Forse che una tale “regionalizzazione” non assomiglia, in piccolo, a un’autentica “snazionalizzazione”? E quando Magnago, a Sigmundskron, pronunciò il suo famoso discorso, il bersaglio polemico non erano forse proprio i trentini? Ma no, figuriamoci. La responsabilità di tutto è sempre di quei cattivoni di italiani di Bolzano (i quali generalmente neppure venivano consultati per discutere sugli affari della regione…).

Il fenomeno interessò anche un certo numero di trentini, ma solo marginalmente: a meno che non  si considerino “trentini” anche personaggi come il Tolomei, la cui famiglia era approdata in regione dalla Toscana.

Tolomei non era trentino (cioè Welschtiroler). Ci mancherebbe! Era toscano! Fosse stato un vero roveretano non avrebbe mai e poi mai pensato di fare quello che poi purtroppo si è messo a fare. Sarebbe diventato un bravo suddito della doppia monarchia e manco morto si sarebbe messo a cambiare i nomi alle città, ai paesini, alle vie, ai ruscelli e ai sassi della nostra terra. Ma aveva gli antenati toscani. E questo spiega tutto.

Inoltre in Sudtirolo, in particolare nell’Unterland, esiste una notevole fetta di popolazione che si esprime nella parlata trentina e tirolese e che da sempre svolge un importantissimo ruolo di cerniera fra mondo di lingua tedesca ed italiana.

 Eh, da sempre. Da sempre no. L’Unterland, per esprimerci con le parole di Poldi Steurer, è anche sempre stato un Kristallationspunkt nationaler Konflikte. E Rainer Seberich ci ha mostrato molto bene come – anche ben prima del 1918 – da quelle parti infuriasse un’autentica battaglia per affermare nelle coscienze dei bambini (mediante la politica scolastica) la supremazia di una lingua sull’altra. Alla faccia della cerniera e della musica di pifferi che s’immagina il nostro amico “trentino”.

I trentini, a differenza degli italiani di Bolzano, hanno sempre manifestato una forte vocazione autonomista (ricordiamo le grandi manifestazioni dell’ASAR nel secondo dopoguerra) e nel contempo possono vantare storia e radici comuni con la popolazione sudtirolese. 

Anche i siciliani, se è per quello, hanno sempre manifestato una forte vocazione autonomista (ricordiamo le grandi manifestazioni del MIS, Movimento Indipendentista Siciliano, tra il 1943 e il 1951), ma non per questo possono vantare storia e radici comuni con la popolazione sudtirolese. È forse possibile affermare che esiste una larga maggioranza della popolazione trentina che anela a una maggiore comunione con la popolazione di lingua tedesca del Südtirol? O non siamo qui magari di fronte al tentativo di ritoccare un po’ la storia mediante quel collaudato stratagemma dell’invenzione della tradizione? Poi, certo, affinità esistono eccome (e nessuno lo nega). Ma è quel ridicolo retrogusto di “una fazza una razza” (ein Gesicht, eine Rasse) che stona parecchio e ci rende sospettosi.

A questo punto una domanda è d’obbligo: è giusto accomunare i trentini agli italiani di Bolzano e disconoscerne le peculiarità storiche, politiche e sociali? 

Alla domanda (d’obbligo: ma perché d’obbligo? Chi l’ha obbligato a farsela, quella domanda?) cerchiamo di fornire una risposta: non dobbiamo disconoscere nulla, ma neppure enfatizzare troppo delle differenze che (se per l’appunto venissero enfatizzate) porterebbero a travisare la realtà: altoatesini e trentini sono oggi abitanti di un territorio comune e bisognoso di maggiore integrazione tra le sue componenti umane. Un tale obiettivo non lo si raggiunge cianciando di differenze ontologiche (etniche) e dunque difficilmente superabili tra individui che potrebbero altresì essere “confusi” da mille altri punti di vista. L’articolo che ho citato (e commentato) rappresenta un deteriore esempio di etno-regionalismo su base inter-etnica (già una mostruosità), redatto mediante l’invenzione di un’etnia fittizia (quella trentina) e sulla colpevole neutralizzazione (mista a disprezzo) di una importante fetta della popolazione locale (cioè gli italiani di Bolzano). Se l’Euregio deve nascere su questi presupposti sarebbe proprio una trotterellante cretinata.