Sveglio e preparato

“Sveglio e preparato”. In questo spezzone (non esattamente memorabile) Enzo Biagi definisce così Michele Sindona. Sto leggendo il libro di Umberto Ambrosoli sul padre (Qualunque cosa succeda, Sironi Editore, in ideale continuità con la lettura di Benedetta Tobagi che ho fatto qualche settimana fa). Lì, in quel libro, si capisce bene perché uno come Sindona sia apparso a molti “sveglio e preparato”. Ma c’è un passaggio, nel racconto di Ambrosoli, che volevo citare qui perché ci ricorda immancabilmente qualcosa. Anzi qualcuno. “I pochi che si pongono domande in relazione a questo successo [cioè il successo di Sindona, quel successo che l’aveva fatto passare per un “mago della finanza” o “l’italiano di maggior successo dopo Mussolini”] vengono considerati degli invidiosi. Ma da dove arrivano i soldi che hanno reso Sindona potente? Dove porta il suo modo di fare affari?”.

P.S. È interessante sentire Sindona che parla della prima colazione, del breakfast, dei dolci. Oppure sentirlo discettare senza alcuna competenza sul “superuomo” di Nietzsche (che lui pronuncia senza la “e” finale, come quelli che non sanno il tedesco). Almeno in filosofia si è così dimostrato tutt’altro che “sveglio e preparato”.