Fine del partito di plastica?

Siamo davvero vicini alla fine del cosiddetto “partito di plastica”? Se lo chiedeva oggi Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere. L’informazione ufficiale sta ovviamente facendo di tutto per mascherare gli scricchiolii, ma il processo di fusione in seguito al quale si diede vita al Pdl non pare abbia portato a costituire una formazione politica degna di questo nome. Del resto, difficile fondere la plastica sperando che non si squagli.

Divertente, a due anni di distanza, leggere “analisi” come queste: QUI Coraggio, forse non è questione di molto.

Quei due eroi tedeschi nostri fratelli

Sophie Scholl

Per una volta l’odonomastica non ha dato occasione di stracciarsi le vesti. In una terra per la quale la questione dei “nomi” (a cominciare da quello che designa la provincia: Alto Adige o Südtirol?) è sempre stata strumentalizzata per attaccarsi e dividersi, esiste evidentemente ancora la possibilità di convenire su qualcosa di fondamentale e di giusto. È utile dunque spendere qualche parola per sottolineare l’evento, augurandoci che non rimanga isolato.

Tutti conoscono, almeno approssimativamente, la vicenda di Sophie e Hans Scholl. Ma se questo sapere approssimativo non venisse testimoniato e confermato anche da iniziative come l’apposizione apparentemente scontata del loro nome venerabile su un luogo concreto, sia pure una piccola piazza, potremmo correre il rischio di attardarci in dispute inutili, come quelle che ogni volta ci fanno accapigliare sull’involucro delle cose, sulla prevalenza di una lingua sull’altra, e ci allontanano dal loro cuore, che batte con ritmi e accenti diversi.

“Libertà e onore! Per dieci lunghi anni Hitler e i suoi sodali hanno spremuto, svuotato e storpiato fino alla nausea queste due magnifiche parole tedesche e hanno gettato ai porci i valori della nazione come soltanto i dilettanti sanno fare”. Scritte su un volantino, l’ultimo volantino distribuito dall’organizzazione “Rosa Bianca” prima che i suoi membri venissero scoperti e imprigionati e trucidati, queste parole riescono a commuovere ancora chi le legge perché non si limitano a illustrare con grande chiarezza in che cosa sia consistito l’abominio storico del nazismo, ma ci spronano a chiedere che ci venga restituito il senso stesso di una lingua che era diventata muta intrecciandosi all’orrore. Sono frasi, quelle citate e le altre che potremmo aggiungere, scritte per rimettere la vita in movimento, per far dileguare le ansie e le paure provocate dalla perdita e dal tradimento e poter distillare così un’“oncia di verità nel profondo della follia” (l’immagine, stupenda come un filamento di sole, è di Paul Celan).

Chi non si sente a casa propria passeggiando vicino a una piazza che porta il nome di due giovani ragazzi morti liberamente e con onore per restituire alla Germania libertà e onore? Possiamo farlo certamente anche noi, italiani di Bolzano, che da quella liberazione abbiamo tratto la possibilità di rapportarci al “destino tedesco”, alla “tedeschità” della nostra terra con la concreta speranza di costruire insieme qualcosa a cui possiamo aderire con lo slancio di un’autentica fratellanza. Ancora Paul Celan: Sprache. Mit-Stern. Neben-Erde: Lingua. Stell’insieme. Terr’accanto.

Corriere dell’Alto Adige, 3 marzo 2010