Serata Saviano

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Problemi d’identità

(Preistoria e prospettiva del doppio passaporto)

La questione del “doppio passaporto” ha una preistoria singolare che vorrei ricordare. Il mio archivio personale di fatti e dicerie sudtirolesi riporta un intervento di Sergio Romano, pubblicato sul Corriere della Sera del 1 febbraio 2006, che s’intitolava “Bolzano e l’Italia: un matrimonio malriuscito”. Scriveva l’ex ambasciatore, oggi autorevole opinionista: “Sono passati quasi ottant’anni dall’annessione del Tirolo meridionale, ma l’Italia, nella provincia di Bolzano, continua a essere male amata e trattata con sospettosa diffidenza. (…) Piaccia o no, il matrimonio è fallito. Dovremmo pensare al divorzio? Confesso di essermi chiesto più volte se non fosse opportuno inventare formule nuove”. Quella del “doppio passaporto”, per l’appunto, sarebbe una formula “nuova”. Ma si tratta anche di una formula “buona”? Ci sono molti motivi per dubitarne.

Romano proponeva la formula di un “condominio italo-austriaco” concepito come “regione europea a cavallo fra due stati”. In apparenza una soluzione simile all’Euroregio (la nostra tela di Penelope), ma in realtà pensata ancora con forte riferimento nazionale (“Bolzano potrebbe essere rappresentata da due deputati, di cui uno siederebbe al Parlamento di Roma e l’altro al Parlamento di Vienna, mentre il commissario di governo verrebbe designato, a turno, dai due Paesi”). Come si vede una faccenda molto complicata – riconosceva lo stesso Romano relativizzando la sua boutade –, soprattutto in considerazione del fatto che nessuna necessità impellente sembrava (e sembra) motivare una revisione così marcata degli accordi internazionali tra le due nazioni chiamate in causa.

La preistoria però non finisce qui. Il 24 febbraio dell’anno scorso, sul suo blog personale, Riccardo Dello Sbarba (allora Presidente del Consiglio Provinciale*) approfondì lo spunto di Romano citando esplicitamente il doppio passaporto: “Se Italia e Austria fossero d’accordo a rivedere lo status del Sudtirolo, io chiederei che a tutti e tutte le cittadine del Sudtirolo sia riconosciuta la doppia nazionalità: italiana e austriaca. Doppio passaporto. Doppio diritto elettorale: di votare ed essere eletti ed elette sia a Vienna che a Roma. Possibilità di muoversi liberamente sia in Italia che in Austria godendo di tutti i diritti di cittadinanza riconosciuti nei due paesi”. Dello Sbarba scrisse queste cose come reazione al dibattito (ultimamente rifattosi intenso) sull’autodeterminazione intesa alla maniera della destra tedesca. Ma come nel caso del modello proposto da Romano, anche per lui la via d’uscita dal nazionalismo finiva paradossalmente per estremizzarsi in un senso doppiamente nazionale.

Con maggiore sobrietà e senso della realtà, prendendo posizione nell’attuale dibattito, Hans Heiss ha messo a fuoco i rischi inerenti questo ennesimo attacco all’impianto della nostra autonomia e ha indicato la falsa prospettiva rappresentata da una simile preistoria. Innanzitutto perché l’idea di concedere la doppia nazionalità che sta pericolosamente circolando non riguarda (come ingenuamente caldeggiava Dello Sbarba) tutti gli abitanti della provincia di Bolzano, ma solo chi potrà dimostrare – magari mediante una grottesca riedizione del famigerato Ahnenpass – di avere “avi austriaci”. Poi perché ciò costituirebbe un elemento di ulteriore divisione e discriminazione tra cittadini dotati di doppio passaporto e cittadini che dovrebbero accontentarsi di averne uno solo. Infine perché un provvedimento del genere prosciugherebbe ulteriormente il senso di comune appartenenza in un territorio che invece dovrebbe finalmente imparare a sussistere autonomamente, senza manifestare costantemente il bisogno di riferisi a Vienna o a Roma per risolvere i suoi problemi d’identità.

Il Corriere dell’Alto Adige, 9 gennaio 2010

* Mi fa notare Valentino Liberto che R. Dello Sbarba, a quella data, non era più Presidente del Consiglio provinciale. Chiedo venia.