Parlare bene dell’Italia

La lunga discussione su Craxi e i (presunti) danni arrecati dal comunismo alla cultura italiana (discussione sulla quale tornerò con un post specifico) ha dimostrato ancora una volta che il “parlar male dell’Italia” (dei suoi problemi, delle sue mancanze) ci viene certamente più facile del contrario. “Parlare bene dell’Italia”, infatti, sembra qualcosa di estremamente difficile e quando qualcuno ci prova (magari per ragioni propagandistiche e politiche) l’effetto è sempre poco credibile, persino fastidioso.

Stamani, tornando da Vipiteno a Bressanone, mi sono però imbattuto in un programma radiofonico che mi ha fatto riflettere. Il programma s’intitola “L’Italia che va” e parla delle esperienze positive (soprattutto dal mondo del lavoro) che si possono censire nel nostro paese. Mi è piaciuto molto, questo programma. Innanzitutto per il tono, per nulla propagandistico ma semplice, referenziale. I conduttori e gli ospiti usavano una lingua precisa, priva di inutili “grassi” o di sbavature ammiccanti o espressioni  troppo colloquiali. C’è insomma un’Italia ancora sobria, operosa, che è apprezzata all’estero. Probabilmente si tratta persino di un’Italia maggioritaria, anche se gode di scarsa visibilità. Vi segnalo il link del sito di questa bella iniziativa:

http://www.radio.rai.it/radio1/italiacheva/