Sudtirolo ideale eterno

Variazioni sull’anno hoferiano(I)

L’inossidabilità di certi miti può trasformare i loro fruitori in merce scaduta.

Dal primo gennaio al 31 dicembre del Duemilaenove i nostri sguardi fissano un punto credendo che si tratti di Andreas Hofer. Sorridiamo tutti, come se ci trovassimo nel bel mezzo di un’estasi collettiva. In realtà, di fronte a noi non c’è Hofer, ma il paparazzo di “Die Südtirolerin” che ci sta scattando una fotografia: ne viene fuori l’immagine un po’ mossa di una comunità di problemi sempre più vetusti e ritoccati. La luce crepuscolare della Val Martello, indugiando su un gomitolo di rughe tenute assieme con il piercing, mette a nudo senza malizia una vecchiezza restaurata. Il Nazionalismo italiano, normalmente calvo, si è piantato in testa un cespuglio di capelli finti che gli cascano sul viso, mentre quello tedesco, vivacissimo e decrepito, ci mostra due guance rosse e senza grinze. Miracoli di chirurgia politica? Non lo so. So solo che al centro della foto un Relitto Fascista con le labbra troppo grosse corteggia la Toponomastica che si è rifatta il seno.

Alle nostre spalle, per contrasto, giganteggia la sagoma dell’Albergo Paradiso al Cevedale. Costruito nel ventiduesimo secolo su progetto di Gio Ponti, l’edificio sprigiona la bellezza misteriosa di un tempo ancora da venire. Per il momento non ha molto da dirci: solo che il futuro, anziché essere in cantiere, è spesso in rovina. Prima di congedarsi, il redattore della rivista ci fa sapere che il servizio fotografico uscirà sul numero di dicembre. Da come parla, si capisce che ha già tutto in mente, anche il titolo: „La casa di riposo quest’anno è in gita“. [edz]

4 thoughts on “Sudtirolo ideale eterno

  1. So solo che al centro della foto un Relitto Fascista con le labbra a canotto corteggia la Toponomastica che si è rifatta il seno.

  2. @ gabriele

    Come avrai capito, questo pezzo è concluso ma non ancora corretto. Devo rivedere alcuni passaggi ed eliminarne altri.

    Comunque grazie per la proposta. Anche se faccio davvero di tutto per non finire nell’ombra gigantesca di Michele Serra – quello di “Satira preventiva” – mi sembra che la tua versione sia decisamente più efficace della mia.

  3. Sia chiaro: Michele Serra è talmente bravo che tra quelle labbra a canotto riuscirebbe ad ambientarci la battaglia di Lepanto. Ma le forme della sua scrittura sono riconoscibilissime e dunque impraticabili.

  4. Pingback: Atti linguistici | Sentieri Interrotti / Holzwege

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