Due piccoli interventi

Oggi sono usciti due miei piccoli interventi sui quotidiani locali. Il primo, sul Corriere dell’Alto Adige, come breve commento al “caso Puglisi” e al “caso cartelli di montagna monolingui”. Il secondo, sulla Tageszeitung, come lettera a proposito di alcune recenti dichiarazioni di Sven Knoll.

Mediazione culturale

I fischi rivolti alle parole in tedesco pronunciate dal Landeshauptmann ad Auronzo devono far riflettere. Il fuoriprogramma che tanto scalpore ha suscitato si è tenuto in occasione della proclamazione ufficiale delle “Dolomiti patrimonio dell’umanità” ed è purtroppo un segnale preoccupante, l’ennesimo, che dimostra come la via verso una società compiutamente e orgogliosamente plurilingue sia ancora tutta da costruire. Si rimane a dir poco sconcertati udendo quello che ha affermato il responsabile italiano dell’Unesco, Giovanni Puglisi, il quale ha paragonato il “Grüß Gott” pronunciato da Durnwalder alle fotografie dei patrioti libici ostentate da Gheddafi in occasione di una sua recente visista a Roma (senza contare che in quell’occasione nessuno fischiò Gheddafi). Parimenti, la reticenza o l’incapacità della giunta provinciale nell’affrontare l’annosa questione della toponomastica sta lasciando libero campo ad azioni (e relative polemiche) compiute da associazioni “private” palesemente insensibili nei confronti di un problema che non potrà mai essere risolto unilateralmente, senza passare cioè da un lungo e approfondito percorso di mediazione culturale (anche doloroso, perché dovrà mettere in questione certezze e abitudini alle quali rinunciamo con fatica). Tutti noi – anche nel nostro piccolo quotidiano – dobbiamo contribuire a far sì che la situazione non degeneri ulteriormente.  

Autonomie für Italiener

Entrüstet habe ich das Interview mit dem Landtagsabgeordneter Sven Knoll (“Autonomie für Italiener”) in der Dienstagsausgabe (25.8.2009) dieser Zeitung gelesen. Vor allem zwei Punkte erscheinen mir sehr problematisch: 1) die ganze Politik von Herrn Knoll basiert auf einem „los von diesem Staate, es ist nicht wichtig zu wissen wohin, darüber kann später immer noch diskutiert werden“; 2) wenn wir (d.h wir Deutschen) es schaffen würden, unabhängig zu werden, dann würden die Italiener ihre Autonomie kriegen. Meine Frage zu 1.: Ist ein politisches Projekt tragbar, das sich so unbestimmt und konfus über die Aussichten einer so wichtigen Entscheidung ausdrückt? Meine Frage zu 2.: Es ist schön zu wissen, dass die Italiener ihre Autonomie kriegen werden, aber wie würde bitte diese aussehen? Es ist möglich, dass Knoll beim Begriff Autonomie an die Autonomie denkt, in deren Genuss seit Jahren die Südtiroler kommen. Also, Knoll will unbedingt den Italienern die gleiche Autonomie geben, die er, als Deutscher, für unzureichend hält. Echt super.

34 thoughts on “Due piccoli interventi

  1. A far scalpore sono le dichiarazione slla toponomastica di Durni, che parla di nomi inventati dimenticando che anche quelli tedeschi lo sono…

  2. Tutti i nomi sono “inventati”. Ma alcuni sono stati inventati (cioè dati) in conseguenza di un organico progetto di “snazionalizzazione” e dunque portano con sé una difficile eredità (oltre al fatto che molti di loro sono palesemente brutti o sgraziati). Se mettiamo sullo stesso identico piano la toponomastica tedesca e quella italiana (cioè dichiarandola TUTTA inventata) tendiamo a edulcorare in primo luogo l’opera di Tolomei, che invece noi (in primo luogo noi ITALIANI) dobbiamo criticare.

  3. Diciamo che la stampa altoatesina o è zuppa o pan bagnato, con un elevatissimo grado di sensibilità verso certi temi e personaggi.

  4. Io critico Tolomei e mi soffermo sui toponimi piu’ antichi, se devo studiare qualcosa. Ma accetto i toponimi per come sono adesso.

  5. Tu critichi Tolomei ma non toglieresti dalla scena un solo toponimo da lui inventato, se capisco bene. Quindi non cercheresti una mediazione, ma vorresti andare allo scontro con gli estremisti tedeschi (che negano validità a tutti i toponomi inventati da Tolomei). Benissimo.

  6. Cercare una mediazione significa cedere? quindi accettare le condizioni di Klotz and Co. ???

  7. Cercare una mediazione significa cercare un compromesso. Ognuno deve essere pronto a fare un passo indietro.

  8. leggendo il tuo articolo sembrerebbe che la colpa di tutto sia nostra… ma di certo Eva non cercherebbe proprio nessun compromesso!!!
    e con la SVP compromesso significa farsi inculare…

  9. leggendo il tuo articolo sembrerebbe che la colpa di tutto sia nostra…

    Davvero? Ma quale articolo ti riferisci, scusa?

  10. In Altoadige i “martiri” italiani e i “martiri”tedeschi contemporanei viventi vegeti non vedono più il là del loro naso.
    E fanno finta di non conoscere i benefici di cui ambedue hanno goduto e tuttora godono… hanno sempre da lamentarsi di qualcosa.
    Ma vogliamo fare un parallelo con l’Istria?
    Come son stati trattati qui i tedeschi e là gli italiani? Qui onorati e messi ai posti di comando, là cacciati, appesi alle strade o infoibati…O come gli italiani hanno avuto vantaggi qui in confronto a quelli degli esuli istriani ? Sembra proprio che l’Altoadige sia preso da una mania di autodistruzione…. tutti sanno che alla fine di queste stupide diatribe ci sarà solo una soluzione dannosa per tutti ma nessuno se ne cura. Questo continuo sentirsi solo italiani o solo tedeschi condanna alla rovina. Ma obbligate i figli a parlare correntemente e studiare ambo le lingue, accidenti….fate sentire loro che essere altoatesini vuol dire avere questa particolarità …aspirare a due cittadinanze, in attesa della futura cittadinanza europea, è così difficile?
    E’ proprio mancanza di cultura quello di sentirsi solo cittadini di un piccolo campanile, italiano o tedesco che sia.

  11. Chissà perchè ogni volta che Luigi (non superciuk) scrive un commento mi trova sempre d’accordo, sembra che mi legga nel pensiero a distanza. E poi, che mi risulti, non tutti i toponomi sono inventati; chi li usa correntemente, come il sottoscritto, non è certo perchè accondiscende al fascismo ma semplicemente perchè sono diventati d’uso comune. Ad es. la città dove sono nato (Faenza) in Francia, in Germania e in Gran Bretagna viene chiamata Faience ma a me non passa certo per l’anticamera criticare questa gente perchè non dice “Faenza” per cui, SECONDO ME, è giusto che le persone di madrelingua italiana possano continuare a chiamare Klausen–> Chiusa o Niederdorf–> Villabassa etc. a loro scelta; alla fine ciò che prevale è sempre l’uso corrente. Al giorno d’oggi farebbe ridere dire in Italiano: “Vado a Nuova York” come farebbe altresì ridere dire “Vado a London”. Un saluto.

  12. C’è un piccolo particolare, FDNY, che non rammenti. Il toponimo “Faience” non è stato inventato per togliere di mezzo “Faenza”, come invece è stato fatto per molti toponimi sudtirolesi. “Faience” non è dunque “appesantita” da nessuna scomoda eredità (leggi: non è mai stata utilizzata con una finalità snazionalizzatrice).

    Per capire il “nostro” problema occorre piuttosto riferirci, che so, alla Val d’Aosta. Laggiù, per esempio, esiste una località chiamata “La Thuile” che durante il fascismo divenne “Porta Littoria”. Ammetterai che in questo caso risulterebbe più difficile ergersi a imparziali difensori della tolleranza bilingue dovendo difendere “Porta Littoria”.

    Anch’io sono del parere che molti termini entrati nell’uso potrerebbero tranquillamente rimanere (assieme alla versione tedesca). Ma sono disposto anche ad accogliere i reclami di chi denuncia le forzature più evidenti ed inutili (a livello di microtoponomastica) per concordare una soluzione di compromesso che sia condivisa e fissata finalmente per legge.

  13. @ Gadilu
    Mi trovi perfettamente d’accordo, ma io credo che, visto l’ignoranza magna che impera in questa nazione, il 90 % della gente non sappia neanche chi sia stato Tolomei; per cui un abitante, che so, di Milano è comprensibile che faccia fatica dire “Sterzing” quando gli viene più semplice dire “Vipiteno” solamente perchè l’ha sempre sentita nominare così. Per me non lo si può certo accusare di essere fascista. Cmq sul fatto della snazionalizzazione, ti ripeto, che concordo con te al 1000 %.

  14. Poi, sempre secondo me, mi sembra che tutta ‘sta storia dei toponimi sia usata da Sven Knoll e compagnia cantante per soffiare sul fuoco come la “curéna” (tradotto: il Libeccio; che da bravo Livornese sai ben come fa quando è veramente in forma).

  15. Come si fa a obbligare una persona a non poter scegliere… che poi non è una scelta, ma una aturale libertà: parlare la propria madrelingua!!!
    libertà che i sudtirolesi non hanno avuto durante il fascismo e io chiedo scusa anche di questo come italiano anche se non ho colpa !!!

    non voglio e non permetterò che questo accada a me…!!!!!

    ciao. BERTO

  16. Sicuramente Knoll e compagnia soffiano sul fuoco, ma io domando: questo fuoco lo spengiamo conservando tutte le “Porte Littorie” che abbiamo a disposizione? O forse togliamo un po’ di libeccio dalle guance di questa gente procedendo noi (noi!) a una revisione delle soluzioni più palesemente compromesse con l’opera di snazionalizzazione voluta da Tolomei?

  17. Mi trovo d’accordo con il post di Luigi, se non fosse con il paragone con l’Istria. Sono due situazioni storiche diverse – ed anche se fossero paragonabili, non è che mostrando il dito verso l’inadempiente che ci si può liberare dalle proprie responsabilità (ciò vale ad es. anche per l’Austria nei confronti con le proprie minoranze)

  18. @ gadilu
    Mi trovi ancora una volta d’accordo; si potrebbero eliminare tante cose tipo “vetta d’Italia” et similia (cioè le cose più assurde) ma concorderai con me che per un “italiano” sia difficile dire “Kurtatsch an der Weinstraße” anzichè “Cortaccia sulla Strada del Vino”. E poi se bastasse solo questo per placare il Libeccio che soffiano queste persone…….
    A presto.

  19. Die von Tolomei erfundenen Ortsnamen in
    Südtirol – Ein faschistisches Unrecht stört weite

    • Die Ortsnamen sind Denkmäler der Sprach- und Siedlungsgeschichte und haben deshalb Anrecht auf amtlichen Bestand und gesetzlichen Schutz.
    • Trotzdem besteht das unsere ethnischkulturelle Eigenheit grob gefährdende faschistische Unrecht weiter: Die MussoliniDekrete von 1923 und 1940, durch die uns die italienischen Ortsnamen aufgezwungen wurden, sind heute noch rechtskräftig; das von Ettore Tolomei verfasste „Prontuario dei nomi locali dell’Alto Adige“ ist das einzig gültige und rechtlich verbindliche Namenbuch Südtirols geblieben.
    • Deshalb ist die Anerkennung sämtlicher oder auch nur aller wichtigen, meist willkürlich erfundenen italienischen Ortsnamen abzulehnen. Mit der Anerkennung würden wir im Nachhinein das faschistische Unrecht zum Recht erheben.

    Eine gerechte Lösung

    • Wir wissen, dass wir das Rad der Geschichte in
    Südtirol nicht zurückdrehen können.
    • Wir bestehen deshalb nicht auf der Wiederherstellung aller historischen Namen, wie dies für andere europäische Minderheiten, z.B.: im Aostatal, in Spanien, in Großbritannien erfolgt ist.
    • Wir sind bereit, für die Regelung der geografischen Namen den Ist-Zustand der ansässigen Bevölkerung laut Volkszählung zu
    berücksichtigen. Damit streben wir nicht nur eine die sozialen, kulturellen und wirtschaftlichen Belange menschlich befriedigende Lösung an.
    • Die von uns vorgeschlagene Prozentlösung entspricht nicht nur den Grundsätzen der Vereinten Nationen zur Namengebung von
    Orten, die in vielen europäischen Staaten mit sprachlichen Minderheiten erfolgreich und friedenserhaltend umgesetzt wurden,
    sondern diese ist auch eine sachliche, für alle gleich wirkende Lösung für Gegenwart und Zukunft.
    • Prozentlösung heißt: die Zwei- bzw. Dreisprachigkeit der Bevölkerung für die amtliche Namengebung im jeweiligen
    Gemeindegebiet zu berücksichtigen.
    • In Zukunft sollten alle jene Gemeinden und Ortschaften einen amtlichen Doppelnamen tragen, in denen die jeweilige
    Sprachminderheit ein bestimmtes, auf Landesebene zu vereinbarendes, für alle Gemeinden gleich geltendes Mindestmaß erreicht.
    • Diese international anerkannte Regelung wurde in Österreich, Spanien (Katalonien, Baskenland), in Großbritannien (Wales), in
    den Niederlanden (Friesland), in Belgien umgesetzt und sichert dort das friedliche Zusammenleben der Volksgruppen bei gleichzeitigem Respekt vor deren Verschiedenartigkeit in Sprache und
    Kultur.

    Warum sollten sich nicht alle in Südtirol
    Ansässigen für die Prozentlösung einsetzen, wenn diese europaweit das friedliche und gedeihliche Zusammenleben von Volksgruppen fördert?

    Von italienischer Seite wird eingewendet, dass mit dieser Neuregelung der Ortsnamen etwas weggenommen wird. Man könne 70 Jahre später nicht in den italienischen Sprachgebrauch eingegangene Bezeichnungen einfach löschen.
    Zwei überzeugende Argumente sprechen dagegen:
    • Von den rund 8000 erfundenen Tolomei’schen Namen kennen die meisten italienischen Mitbürger höchstens 250. In vielen Fällen verwenden sie selbst die echter klingenden deutschen Ortsnamen.
    • Es geht ausschließlich um die „amtlichen Ortsnamen“. Dies bedeutet, dass alle Sprachgruppen auch nach der Abschaffung
    der faschistischen Dekrete von 1923 und 1940 frei sind, die italienischen Bezeichnungen im täglichen Gebrauch und Schriftverkehr, sowie in der Werbung, auch öffentlich zu verwenden,
    genauso wie ab 1943 die deutschen und ladinischen Namen in Gebrauch sind.

    Den Italienern wird also nichts weggenommen,
    sondern die regionale Identität und Beheimatung angeboten und ermöglicht.

    Zum Einwand, nach 70 Jahren könne man Namen nicht ändern: In Katalonien wurden die seit 250 Jahren ausschließlich spanisch
    geschriebenen amtlichen Ortsnamen im Rahmen einer „Gerechten Autonomie“ ganz in die katalanische Sprache der Mehrheitsbevölkerung rückgeführt.
    Gleiches galt in Wales, wo nur 25% der Bevölkerung walisisch spricht: Die seit Jahrhunderten amtlichen englischen Ortsnamen
    wurden abgeschafft und die Ursprungsform, also gälisch, wieder eingeführt, ebenso in Friesland und in den baltischen Republiken.

    Italien gehört zur Europäischen Gemeinschaft,
    warum werden dann europäische
    Rechtsgrundsätze und Verhaltensweisen in
    Südtirol nicht umgesetzt?

    Im übrigen bin ich der Meinung, dass das Faschistendenkmal in Gries zerstört werden muss!

  20. Einfach nur eine Frage: Ein Italiener fährt ja auch nach Vienna, auch wenn Wien auf dem Schild steht, also warum soll er nicht nach San Martino fahren, auch wenn Reinswald auf dem Schild oder in der Landkarte steht??
    Das Wichtigste ist die amtliche Anerkennung der deutschen und ladinischen Namen, der ganze Rest ist doch nur eine Art Kraftprobe zwischen den verfeindeten rechten Lagern beider grossen Sprachruppen!

  21. Jonny, il fatto che “siamo in Italia” non è né un dettaglio né falso. E soprattutto: abbiamo uno statuto (d’autonomia) che prescrive l’uso di più lingue in ambito pubblico…

  22. Ok, habe verstanden. Aber eigentlich wollte ich damit nur sagen, dass es unwichtig ist, ob ein Italiener, ob Südtiroler oder Mailänder nach Reinswald fährt, oder nach San Martino, das wichtigste wäre, endlich die deutschen Namen offiziell anzuerkennen! Und das wird nicht geschehen, solange die zwei rechten Lager sich gegenseitig mit Dreck beschmeissen, und solange die SVP damit rechnet, durch eine Lösung der Toponomastik Stimmen ans deutsche, rechte Lager zu verlieren.
    Noch eine Frage: Gibt es eigentlich für jedes Kuhdorf, jeden Hügel, jeden Berg, jede Alm eine tolomeische Übersetzung? Wenn ja, wie heissen z. B. die ” Stoanernen Mandlen”auf tolomeisch, wenn nein, gibt es eine andere Übersetzung?
    Ich bitte, mich nicht falsch zu verstehen, mir ist jeder italienische Name Recht, wenn dadurch nicht der deutsche Name von der Landkarte verschwindet.

  23. Ho letto da qualche parte che i toponomi di Tolomei sono circa 8000. Il che “copre” solo una minima parte del numero complessivo.

  24. TUTTE le grandi democrazie mantengono i simboli e le strutture costruite durante la dittatura e/o i periodi oscuri di quel Paese, conservandone la valenza storica.

    OK?

    mi sebra una scelta condivisibile… anche perchè sarebbe un crimine buttare giù delle testimonianze storico- architettoniche !!!

  25. @berto
    Vielleicht die Autobahnen in Deutschland, aber sicher keine Nazitempel vergleichbar mit dem Siegesdenkmal in Bozen!!

  26. Beispiele für Nazitempel in Deutschland, wo mit Stolz einmal im Jahr von offizieller Seite Blumen niedergelegt werden, um die “SHOA” zu feiern!!!!!!!!!!!!!!!!

  27. Was soll denn in Bozen komisches passieren? Und was hat das mit der Zweisprachigkeit zu tun?
    Ich fordere einfach nur,dass alle deutschen Namen von Italien offiziell anerkannt werden, oder ist das etwa falsch für jemanden hier?

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