Conte, De Andrè e l’impossibilità della scelta

Scegliere un autore prediletto è un gioco apparentemente innocente, ma in qualche caso risulta proprio impossibile (l’innocenza si tramuta cioè in una colpa). Così, per esempio, come esprimere una preferenza a proposito di due autori, come Paolo Conte e Fabrizio De Andrè, che sentiamo entrambi così necessari? Riflettere su questa impossibilità, leggendo i testi e ascoltando alcune canzoni dell’uno e dell’altro, sarà il compito che ci prefisseremo l’8 settembre (20:30, Caffè del Duomo), in occasione della prossima serata di lettura organizzata dall’associazione Heimat.

Einen Lieblingsautor auszuwählen scheint eine einfache und unschuldige Angelegenheit, ist aber in einigen Fällen geradezu unmöglich  (Unschuld verwandelt sich so in Schuld). Wie zum Beispiel kann man einem den Vorzug geben, wenn beide, Paolo Conte und Fabrizio De Andrè, für uns von so zentraler Wichtigkeit sind? Über diese Unmöglichkeit nachzudenken, die Texte zu lesen und die Lieder zu hören, wird Thema unseres nächsten Leseabends am 8. September (20:30 Domcafé) sein.

Due piccoli interventi

Oggi sono usciti due miei piccoli interventi sui quotidiani locali. Il primo, sul Corriere dell’Alto Adige, come breve commento al “caso Puglisi” e al “caso cartelli di montagna monolingui”. Il secondo, sulla Tageszeitung, come lettera a proposito di alcune recenti dichiarazioni di Sven Knoll.

Mediazione culturale

I fischi rivolti alle parole in tedesco pronunciate dal Landeshauptmann ad Auronzo devono far riflettere. Il fuoriprogramma che tanto scalpore ha suscitato si è tenuto in occasione della proclamazione ufficiale delle “Dolomiti patrimonio dell’umanità” ed è purtroppo un segnale preoccupante, l’ennesimo, che dimostra come la via verso una società compiutamente e orgogliosamente plurilingue sia ancora tutta da costruire. Si rimane a dir poco sconcertati udendo quello che ha affermato il responsabile italiano dell’Unesco, Giovanni Puglisi, il quale ha paragonato il “Grüß Gott” pronunciato da Durnwalder alle fotografie dei patrioti libici ostentate da Gheddafi in occasione di una sua recente visista a Roma (senza contare che in quell’occasione nessuno fischiò Gheddafi). Parimenti, la reticenza o l’incapacità della giunta provinciale nell’affrontare l’annosa questione della toponomastica sta lasciando libero campo ad azioni (e relative polemiche) compiute da associazioni “private” palesemente insensibili nei confronti di un problema che non potrà mai essere risolto unilateralmente, senza passare cioè da un lungo e approfondito percorso di mediazione culturale (anche doloroso, perché dovrà mettere in questione certezze e abitudini alle quali rinunciamo con fatica). Tutti noi – anche nel nostro piccolo quotidiano – dobbiamo contribuire a far sì che la situazione non degeneri ulteriormente.  

Autonomie für Italiener

Entrüstet habe ich das Interview mit dem Landtagsabgeordneter Sven Knoll (“Autonomie für Italiener”) in der Dienstagsausgabe (25.8.2009) dieser Zeitung gelesen. Vor allem zwei Punkte erscheinen mir sehr problematisch: 1) die ganze Politik von Herrn Knoll basiert auf einem „los von diesem Staate, es ist nicht wichtig zu wissen wohin, darüber kann später immer noch diskutiert werden“; 2) wenn wir (d.h wir Deutschen) es schaffen würden, unabhängig zu werden, dann würden die Italiener ihre Autonomie kriegen. Meine Frage zu 1.: Ist ein politisches Projekt tragbar, das sich so unbestimmt und konfus über die Aussichten einer so wichtigen Entscheidung ausdrückt? Meine Frage zu 2.: Es ist schön zu wissen, dass die Italiener ihre Autonomie kriegen werden, aber wie würde bitte diese aussehen? Es ist möglich, dass Knoll beim Begriff Autonomie an die Autonomie denkt, in deren Genuss seit Jahren die Südtiroler kommen. Also, Knoll will unbedingt den Italienern die gleiche Autonomie geben, die er, als Deutscher, für unzureichend hält. Echt super.