Strana la vita (II)

Karl Otto Apel im Hotel Elefant, Brixen 28. 08. 09

Piccola documentazione dell’incontro, avvenuto oggi pomeriggio all’Hotel Elefante, con il filosofo Karl Otto Apel.

Mi preme solo fissare un frammento della conversazione, scaturito da un mio riferimento alla filosofia di R. Rorty. Avevo chiesto ad Apel di Rorty in quanto anche il filosofo americano, al pari di Apel, ha tentato di costruire un ponte tra la tradizione del pensiero continentale e quella anglosassone. Apel non ha dimostrato però di apprezzare molto Rorty, criticando quella che secondo lui è stata una tendenza degenerativa del pragmatismo (con relativo sfociamento nel relativismo). Qui è venuto fuori tutto il suo carattere “tedesco” (cioè “speculativo”). Richiamandosi a Kant (la semiotizzazione del trascendentale è uno dei punti qualificanti del suo pensiero), Apel ha ribadito che la ricerca di un piano “ideale” del consenso (e dunque la fondazione di un’etica condivisa) non poteva essere liquidata semplicemente con battute del tipo “I am american”. In un certo modo è stato per me stupefacente vedere come quest’uomo ormai quasi novantenne (e in tempi così difficili, tempi nei quali, per sua stessa ammissione, la fiducia nel potere dell’argomentazione sembra essere quasi perduta) sia ancora strenuamente attaccato all’idea di una ragione “regolativa”.

È stato insomma un bellissimo pomeriggio.

Per approfondimenti: http://www.centrofilosofico-karl-otto-apel.net/

Norbert C. Kaser e l’arrosto di aquila tirolese

Ieri, 27 agosto, era una data storica per la cultura sudtirolese. Ricorreva infatti il quarantesimo anniversario del giorno in cui il poeta Norbert C. Kaser, allora appena ventiduenne, prese la parola durante un simposio dell’associazione degli studenti universitari, tenutosi alla Cusanus-Akademie di Bressanone, per scagliare un fiammeggiante j’accuse contro il sistema locale, i suoi rituali d’autolegittimazione e condannare l’inaridimento spirituale che aveva ridotto il panorama letterario a una desolata landa spalmata di luoghi comuni ossessivamente ripetuti in difesa del mito di una terra “solo tedesca”.

Al pari della rana crocefissa di Martin Kippenberger, l’anno scorso al centro di furibonde polemiche, anche il discorso di Kaser divenne bersaglio di una serie impressionante di attacchi, denunciando così – come ha scritto Claudio Magris – l’esistenza soffocante del “conservatorismo talora retrivo della cultura ufficiale sudtirolese” che “conferisce involontaria importanza e autenticità a ogni deviazione, anche banale ma comunque liberatoria, da questo modello”. Il giudizio di Magris, steso a distanza di sicurezza, quando cioè la morsa di quel Sudtirolo ufficiale sembra ormai allentata, non risparmia una venatura critica. “Finché esiste, aggressiva e potente, la livida ideologia della Heimat, devono esserci poeti che, come Kaser, propongono di arrostire l’aquila tirolese (…) Ma ormai sarebbe ora che l’aquila tirolese venisse arrostita, mangiata e digerita una volta per tutte, senza più bisogno di sputare sui suoi ossi, così come sarebbe ora di scrollarsi di dosso la fissazione polemica del confine, smettendo di considerarla una peculiarità tirolese o triestina e rendendosi conto che essa può riguardare un milanese non meno di un abitante di Antholz o del Carso” (C. Magris, Antholz, in: Microcosmi, Garzanti, pp. 222-225).

La salutare scossa impressa da Kaser contribuì a sferzare le acque stagnanti della tradizione, anzi colpì al cuore quel concetto deteriore di tradizione che coincide con la sua mera “trasmissione”. Ma il rischio (rischio al quale, bisogna dirlo, lo stesso Kaser cercò sempre di sottrarsi) è quello di contrapporre semplicemente alla “tradizione tradita” un “manierismo della dissidenza” (atteggiamento che in un contesto culturale diverso – chiosa ancora Magris – risulterebbe puberale e patetico).

Piccola postilla. Impossibile trovare, tra gli scrittori locali di lingua italiana, qualcosa di simile a un Norbert C. Kaser. Soffrendo un contesto che ne ha da sempre formalizzato il ruolo di intrusi, la “dissidenza” degli altoatesini è stata facile vittima del manierismo del quale si diceva, parlando spesso per imitazione e non riuscendo a incidere in profondità sulla realtà. Neppure all’interno del proprio, più ristretto, gruppo d’appartenenza.

Corriere del’Alto Adige, 28 agosto 2009

270809

J. Zoderer, Fortezza, 27 agosto 2009, fotografia di Valentino Liberto

J. Zoderer, Fortezza, 27 agosto 2009, fotografia di Valentino Liberto

An Maria Stieger, Bozen, 150971

natuerlich hast Du Dich ueber meine letzte karte geaergert

natuerlich hast Du zorn & groll & haß auf mich.. vielleicht schon mehr als liebe

natuerlich bedrueckt auch dieser brief Dich.. ich weiß!

ich kann nicht anders als Dir schreiben… & weiß nicht was!

was weiß ich denn schon:

daß ich Dich nicht vergeß trotz bordell in tunesien trotz einer wiener weihnachtswitwe trotz norwegischer wasserfaelle nicht

siehst Du & Du bist so unendlich weit wie alle landschaften zusammen die ich gesehen…

Du bist mildes umbrisches land sproedes gebirge mit toten schafen die sich am felsen zerstuerzen Du bist nun einmal mehr als die hitze der wueste oder die tiefe eines burgenlaendischen brunnens.

lange ist es her daß ich Dich geliebt.. unruhe und traier ist mir geblieben auch jetzt wo es mir gutgeht

ich atme Dich aus

& bin in Dir voll luft

norbert c. kaser