Contro gli intellettuali

Maria Teresa Tomada, ex militante del PCI e attuale consigliera comunale del PDL di Bolzano, ce l’ha con gli intellettuali. Non li sopporta.  Ecco due suoi recenti interventi nel forum di Concetta Failla:

http://www.fainotizia.it/2007/02/06/intellettuali-e-potere#comment-28829
rapporto fra intellettuali ( veri e presunti) ed il potere… vi dice niente, anche a livello locale? Dalle mie reminiscenze liceali ricordo alcuni scritti di V. Alfieri ( molto indigesti da leggere oggi, ma illuminanti), contrarissimo alla sudditanza al potere in particolare da parte dei letterati…magari fate un giretto negli appositi siti locali e scaricatevi gli incarichi conferiti – a chi- da chi- per che cosa… il quadro sarà più chiaro, Università compresa ovviamente.

piccola precisazione… quando mi riferisco agli intellettuali, ovviamente intendo il genere citato nell’articolo, cioè persone note a livello almeno europeo se non mondiale… non mi riferisco , invece, agli aspiranti tali locali e nazionali, che sfogano la propria frustrazione di geni incompresi sugli incolpevoli studenti loro affidati… ragazzi, vi regalo una perla di saggezza, i geni incompresi non esistono… prima o poi vengono sempre compresi.

Domanda: perché tutto questo astio nei confronti degli intellettuali? Risposta: perché nessuno le ha ancora dato la patente di intellettuale o l’ha riconosciuta tale (prevedibile controrisposta: “Ma io non la voglio mica quella patente! Ci mancherebbe! Io lavoro, non ho mica tempo da perdere. Io scrivo nel blog di Concetta Failla, che sicuramente intellettuale non è!…”).

Vincere!

Che Mussolini sia stato quell’ignobile figuro capace, in vent’anni di governo, di rovinare completamente l’Italia si sapeva. Meno nota (e a me ignota) la sua vicenda privata (e dunque anche pubblica) prima che diventessa (purtroppo) il personaggio storico da tutti conosciuto. Il bel film di Bellocchio (l’ho visto ieri sera, a Bressanone) apre uno squarcio d’ulteriore approfondimento su quell’uomo detestabile.

Ma c’è un altro motivo d’interesse, in questo film. È rappresentato dal valore della verità, dal valore dell’affermazione della verità, anche contro una menzogna condivisa da tutti. Se infatti un muro di ostile rimozione del “vero” si erge a emarginare chi di quel “vero” è messaggero, allora è possibile che gli si spalanchino davanti le porte della follia o che qualcuno lo spinga nel pozzo della follia. È a questo punto che la verità diventa follia ed è costretta ad affermarsi tramite l’urlo della follia. Dobbiamo quindi esercitare tutto il nostro sospetto per chi tesse le lodi della “follia” o ne commenta l’elogio o magari si limita soltanto a denunciarne la presenza. Vuol dire che da qualche parte, lì intorno, qualcuno sta soffocando la verità.

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