Equal Rights Iran

Manifestazione a sostegno del popolo iraniano

Bolzano il 3 luglio – ore 20

Con grande preoccupazione vediamo ogni giorno le immagini, e leggiamo notizie, di una violenta repressione in corso nelle città iraniane, contro manifestazioni di donne, giovani, giornalisti, intellettuali, artisti, semplici cittadini, che denunciano brogli nelle ultime elezioni presidenziali.

Non possiamo rimanere indifferenti davanti a questa intollerabile violazione della democrazia e dei diritti fondamentali.

Per questo rivolgiamo un appello alle istituzioni, alle associazioni civiche e ai singoli cittadini, perché si mobilitino per sostenere il movimento per le riforme in Iran che chiede nuove e libere elezioni, la scarcerazione di tutti gli arrestati, il rispetto dei diritti umani, di opinione, riunione, informazione e delle diverse convinzioni culturali, politiche e religiose.

Invitiamo ad aderire a questo appello e a partecipare ad una pacifica manifestazione a sostegno del popolo iraniano, portando messaggi e segni che ricordino la forma di protesta “verde e non violenta” che riempie le strade delle città iraniane e di tutto il mondo.

La manifestazione partirà con una catena umana alle ore 20 dall’Università-ex-Museion e si concluderà alle 20.30 con un intervento del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi all’interno della Volxfest/a sui prati del Talvera.

Promuovono: /Veranstalter:

Associazione Nedaye Iran Bz, Fondazione Alexander Langer Stiftung Bz

Radio Tandem Bolzano, Associazione Culturale Tandem Kulturverein Bolzano

Café Plural, Associazione Kaleidoskopio, Frauen Archiv/Archivio storico delle donne BZ

Per aderire/Um den Appell zu untersützen, bitte E-Mail an: info@alexanderlanger.org

Die Eintragungen und Unterstützungserklärungen werden auf der Homepage http://www.alexanderlanger.org aktualisiert.

Le adesioni saranno aggiornate sul sito http://www.alexanderlanger.org.

20 thoughts on “Equal Rights Iran

  1. Schönes Lied. Wie viele Frauen in Teheran auf die Straße gehen!

    Ich glaube, Neda ist zum Symbol geworden, weil sie so schön war und weil sie – leider erst nach ihrem Tod – zeigte, dass moslemische Frauen wie alle Frauen sind, wenn sie ihren Umhang und Schleier ablegen. Am Video ihres Sterbens haben mich am meisten die Turnschuhe und die Jeans fasziniert.

    Was entgeht doch, wenn man nur eine Frau hinter der Vermummung sieht und nicht den Menschen ahnt.

  2. Mi unisco a Voi, anche se non potrò partecipare alla manifestazione a sostegno del popolo Iraniano.
    Avrei partecipato volentieri visto che quel che è successo nelle ultime settimane in Iran ha toccato il profondo del mio cuore.

    Sosteniamo chi è ancora privo di libertà!!!

    Grazie…

    Alessandro Bertoldi

  3. Quel che più mi meraviglia è che i nostri media, da bravi ingenui, stiano dipingendo Moussawi come una specie di santo, idolo della libertà, dimenticando (volutamente o meno) che è un assassino, responsabile di decine di migliaia di condanne a morte durante la reggenza di Khomeini.
    L’ unica soluzione sarebbe rimuovere con la forza i mullah e instaurare in Iran un governo di stampo kemalista, che tolga di mezzo il clero sciita e che continui quel che Reza Pahlevi non ha purtroppo potuto continuare, ovvero l’ occidentalizzazione dell’ Iran.

  4. Matteo, forse sono ingenuo anch’io, ma il tuo programma sembra un tantinello utopistico. Più o meno come quello di avere Hans Heiss alla guida della giunta provinciale.

  5. @Gabriele
    L’ esperienza dovrebbe aver insegnato che l’ introduzione da un giorno all’ altro del sistema democratico parlamentare nei Paesi islamici ha, per adesso, soltanto portato alla preoccupante crescita dei partiti dei fanatici religiosi, vedi la preoccupante vittoria di Hamas in Palestina o dei fondamentalisti in Iraq.
    Khomeini ha portato l’ Iran indietro di secoli e l’ unico Paese islamico che si possa definire civile secondo i nostri criteri è la Turchia, grazie a decenni di kemalismo e anche loro hanno da qualche tempo i loro problemi coi mullah.
    E non dimentichiamo che a protestare, in Iran, è soltanto una minoranza, quella degli studenti. Le zone di provincia e le campagne per ora non hanno dato segni di rivolta.
    Altra soluzione plausibile sarebbe isolare completamente l’ Iran, finché viene governato da un malato di mente pericoloso come Ahmadinejad.

  6. @ Matteo Gesualdo Corvaja
    Attribuire a Reza Pahlavi un merito come quella dell’occidentalizzazione dell’Iran mi pare fuori luogo. Hai fatto bene a sottolineare ciò che i nostri media dimenticano volentieri, ovvero che Mussavi (come si scriverà poi..) fa parte della stessa cricca di Ahmadi Nejad, che è stato uno spietato primo ministro quando era al governo. Però elevare a sistema unico il nostro occidente è troppo. Come è evidente l’Iran ha una forte società civile che nemmeno gli sgherri del regime islamico può far tacere. Così come lo Shavak dello Shah poté impedire la sua defenestrazione che non fu opera dei soli islamisti ma di una vasta opposizione anche, forse maggioritariamente, laica. L’intervento dell’occidente nei paesi del vicino oriente ha fatto sì che quegli esperimenti più avanzati fossero schiacciati. Reza Pahlavi va al potere dopo il colpo di stato anglo-americano contro Mossadeq, un laico che ebbe il torto di volere che il petrolio iraniano andasse a favore degli iraniani. Reza Pahlavi di fatto consegnò il suo paese alle multinazionali del petrolio e il suo strappare il velo alle donne non era sufficiente a strappare dalla miseria la maggioranza della popolazione del suo stato. Così come l’appoggio dell’occidente al kemalismo turco ha voluto dire coprire le nefandezze dei regimi militari che infatti controllano la democrazia limitata dello stato turco. Se verrà dal vicino oriente una nuova società laica non è detto che debba ricalcare le linee di quella occidentale – anzi forse potrà beneficiare dai nostri errori.

  7. @Enzo
    La rivolta iraniana è stata cavalcata principalmente dai fondamentalisti religiosie i primi che hanno fatto massacrare sono stati i Mujahedin del popolo (estrema sinistra) e i pochi leader laici.
    L’ Oriente si sta sempre più radicalizzando religiosamente e penso sia impossibile che in una società islamica si possa sviluppare un laicismo come si è sviluppato da noi in Europa in seguito all’ Illuminismo e alla Rivoluzione francese.
    In confronto a Khomeini o Ahmadinejad, lo Shah era senz’ altro il male minore, e questo me l’ hanno detto di persona persiani che vivono a Firenze e in Germania, a loro tempo scappati perché oppositori dello Shah.
    Così come, secondo me, i militari turchi sono il male minore, dato che l’ opposizione in Turchia è costituita in gran parte da fondamentalisti islamici e da gruppi minoritari di estrema sinistra o di estrema destra.
    Il principio americano “one man, one vote” ha, per adesso, soltanto avvantaggiato gli estremisti religiosi e l’ Oriente è lontano anni luce da una società laica la quale possa accettare una democrazia parlamentare.

  8. @ Matteo Gesualdo Corvaja
    Sono stato frainteso. La mia non era una difesa del regime khomeinista. Volevo solo far notare come un popolo come quello iraniano ha al suo interno i semi di quello che potrebbe essere l’Iran di domani. Esempi come quello di Mossadeq ce lo confermano. Ho sempre problemi con quello che viene considerato il male minore (lo Shah meglio di Khomeini: a me fanno schifo tutti e due, e anche ai fuoriusciti iraniani che spesso se ne sono andati già al tempo dello Shah). Così come ho sempre avuto problemi nel vedere applicare schemi occidentali a paesi che hanno culture millenarie.
    Tu dici:
    “Il principio americano “one man, one vote” ha, per adesso, soltanto avvantaggiato gli estremisti religiosi e l’ Oriente è lontano anni luce da una società laica la quale possa accettare una democrazia parlamentare.”
    Per me suona un po’ come:
    “Per il momento è meglio se non hanno la democrazia, ci pensiamo noi occidentali a ciò che è meglio per loro.”
    Penso che sia meglio riflettere sul perché in quei paesi, ma non solo, si affermi il fondamentalismo, mentre il laicismo viene talvolta interpretato come l’invasione di schemi culturali occidentali. L’illuminismo è figlio di una stagione di rivolta all’oscurantismo religioso, politico e culturale. La Chiesa era l’oggetto di questa rivolta e, curiosamente, l’islam sciita è l’unico organizzato in maniera gerarchica e che, conseguentemente, fa sentire con più forza la sua egemonia. Personalmente ho fiducia che da quel paese possa venire qualcosa di nuovo che probabilmente stenteremo a riconoscere, che giudicheremo caotico (chissà come sarà sembrata la rivoluzione francese ai suoi contemporanei?) e forse anche minaccioso. Però che sia frutto di quella cultura e dei conflitti che in essa convivono.

  9. @Enzo
    Sarebbe bello se la situazione si evolvesse come dici Tu qui sopra, ma credo che la rivolta iraniana sia la rivolta di una minoranza. Il regime dei mullah è purtroppo ben saldo e non riuscirano tanto presto a scrollarselo di dosso.
    Un nuovo Mossadeq non lo vedremo ancora per molto.

  10. Sì bella. Manca però un pò di contrappeso: l’illuminismo occidentale non è solo rose e fiori. Pensare di ripescare gli stati di polizia dello scià o di kemal mi sembra eccessivo. Se un popolo vuole lo stato teocratico o lo psiconano come noi è in una sacca della storia da cui non potrà evolvere che da solo e con i propri tempi storici. Alla comunità internazionale il compito di contenere gli orrori/errori più estremi, senza velleitarismi politico-culturali. Obama nel discorso del Cairo chiuse con tre citazioni dai libri sacri. Questa scelta non è stata un caso, indica una strada, spero non fosse semplice retorica.

  11. @ Matteo Gesualdo Corvaja
    E’ indubbio che la rivolta iraniana sia la rivolta di una minoranza, così come successe nella rivoluzione francese e in quella russa. Il mio punto sta nel non scambiare il modello occidentale come l’unico modello possibile e, come scrive da, “se un popolo vuole lo stato teocratico […] è in una sacca della storia da cui non potrà evolvere che da solo e con i propri tempi storici.”
    Il fatto che questa ribellione venga raccontata con Twitter dà l’idea che è l’espressione di una borghesia tutto sommato benestante per i livelli iraniani, non so quindi capire quanto possa essere condivisa dalle masse rurali o dal sottoproletariato urbano. Può darsi quindi che Ahmadinejad abbia davvero vinto le elezioni con lo scarto che gli viene attribuito (dopotutto qui da noi Berlusconi si è preso buona parte del voto operaio e quello dei pensionati, non mettiamo in dubbio la sua vittoria elettorale). Questo non squalifica la rivolta in atto. Anzi se una tale massa di persone è disposta a scendere in piazza per rivendicare una nuova società posso solo inchinarmi commosso ad essa. E’ il minimo che si possa pensare per Neda e gli altri a noi anonimi che si spingono sulle strade. Bon chance.

  12. “Il fatto che questa ribellione venga raccontata con Twitter dà l’idea che è l’espressione di una borghesia tutto sommato benestante per i livelli iraniani, non so quindi capire quanto possa essere condivisa dalle masse rurali o dal sottoproletariato urbano.”
    Appunto, la situazione è quella. Le masse rurali sentono la rivoluzione come un fenomeno lontano. All’ inizio anche io ho provato una certa euforia per i giovani che sono scesi in piazza a Teheran. Da qualche giorno mi sono reso conto che stanno combattento una battaglia persa in partenza.

  13. Lenin non si preoccupò del fatto che le masse rurali percepissero la rivolta come un fenomeno lontano e probabilmente un francese medio avrebbe simpatizzato più con i vandeani che con i repubblicani, ma le masse contadine stanno lontane dalla capitale…

  14. veramente è solo la borghesia la classe che porta in sè la rivoluzione. anche Lenin e i suoi erano esponenti di quella scarsissima borghesia che comunque la Russia zarista produsse. Infatti teorizzarono e praticarono le avanguardie. il popolo, quando c’è, di solito aspira a un pò più di pane e di giustizia, la cosa finisce lì – nella sua grandezza.

    A Matteo vorrei dire che in un ampio orizzonte storico le battaglie perse a volte hanno dato risultati (tutti da valutare) più avanti. Ho visto anch’io qualche immagine, e indubbiamente erano tutti in jeans e scarpe da tennis, da ciò deduco (forse affrettatamente) la provenienza sociale e i modelli che animano i cittadini rivoltosi. Poi non so ricollocare il tutto nella realtà iraniana

  15. @Da
    Leggo oggi su Spiegel online che Israele sta preparando l’ attacco militare all’ Iran, nel caso la situazione dovesse escalare dell’ altro.
    Intanto, in Cina, più esattamente nello Xing Qiang, gli uiguri (etnia turcomanna di religione islamica) stanno insorgendo e soltanto ieri si sono contati 140 morti e più di 800 feriti.
    Credo che ne vedremo delle brutte, prossimamente.
    Secondo me si fa male a paragonare rivoluzioni avvenute in Europa a quanto avviene in Paesi islamici. Lì la religione gioca un fattore troppo importante e che non può essere sottovalutato.
    In Turchia il laicismo è stato introdotto con la forza, ma almeno Kemal è riuscito a fare della Turchia un Paese moderno e civile, soprattutto se si confronta la turchia col resto dei Paesi islamici circostanti, i quali vivono ancora mentalmente nel medioevo più oscuro.
    Dovesse davvero succedere un pandemonio in questi giorni, mi auguro una veloce vittoria israeliana, visto che sono gli unici a rendersi conto del pericolo costituito da Ahmadinejad.

  16. Ich stelle hier eine Frage als Nichtwissender:
    Wer hat für die genannten Länder die Grenzen gezogen? Wer hat Iran, Irak, Pakistan, Afghanistan, usw, eigentlich gegründet? Waren das Grenzziehungen mit dem Lineal wie in Afrika, oder steht da eine Geschichte dahinter? Denn wenn man bedenkt, wie lange in Europa die Völker für ihre Staaten gekämpft haben, könnte auch das mit ein Grund für die Probleme sein, oder?

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