Über allen Gipfeln ist Ruh

Pace in vetta, ma a valle c’è la guerra

(Corriere dell’Alto Adige, 4 luglio 2009)

Il 6 settembre del 1780 Johann Wolfgang von Goethe si trovava sulle montagne di Ilmenau, in Turingia. Giunto vicino alla cima del Kickelhahn pernottò da solo in un rifugio e, affascinato e commosso dall’assoluto silenzio, al calar della sera incise sul legno una poesia passata poi alla storia col titolo “Wanderers Nachtlied”: “Über allen Gipfeln / ist Ruh’ / In allen Wipfeln / Spürest Du / Kaum einen Hauch: / Die Vögelein schweigen im Walde / Warte nur, balde / Ruhest du auch” (Su ogni cima / è pace / In ogni chioma / senti appena un alito: / Nel bosco anche gli uccelli tacciono. / Aspetta: presto / anche tu avrai pace).

È sin troppo facile rammentare adesso questi versi, magari cogliendo l’occasione della recente decisione grazie alla quale l’Unesco ha inserito le Dolomiti nel catalogo dei siti di “eccezionale importanza” contrassegnati dall’appellativo “patrimonio dell’umanità”. Ha scritto il filosofo Remo Bodei: “Con la loro verticalità, le montagne hanno spesso rappresentato l’allegoria del sacro. La bianca neve immacolata, simbolo di purezza; l’aria rarefatta delle vette, che dà un senso di euforica leggerezza; il loro contorno che si conserva a dispetto delle frane parziali ed evoca l’idea di eternità; lo sguardo dall’alto sull’abisso, che ricorda il mistero insondabile dell’esistenza; il sentirsi sospesi tra terra e cielo; la lontananza dai miasmi della vita sociale e dalle meschinità quotidiane: tutto attira gli animi verso l’alto, verso la contemplazione e la luce” (R. Bodei, Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia, Bompiani 2008). Troppo facile, dicevo, ma purtroppo anche azzardato.

Se c’è infatti una cosa che si è manifestata subito, già all’indomani della lieta notizia proveniente da Siviglia, è che gli uomini faticano moltissimo a corrispondere al compito implicato da questo solenne impulso. Come facciamo insomma a parlare di “umanità” quando gli umani – a parte i poeti, solitamente restii a considerarsi appartenenti ad una categoria così generale – tendono a dividersi immancabilmente in fazioni, a frammentarsi in gruppi d’interesse particolari? La discussione sul luogo nel quale ospitare la fondazione, la sede amministrativa del nuovo sito, sta opponendo le province che hanno la fortuna (molto più che il merito) di avere sul loro territorio le varie porzioni di un patrimonio che al contempo le unisce e le divide. Il buon senso dovrebbe qui suggerire un comportamento dignitoso, confacente all’onore ma anche all’onere del quale siamo stati investiti. Sarebbe infatti davvero disdicevole se, al di sotto delle vette, simbolo di pace, si scatenasse una guerra tra valligiani incapaci di guardare in alto perché imprigionati “dai miasmi della vita sociale e dalle meschinità quotidiane” inerenti le loro ristrette comunità. Speriamo che non vada a finire così.