Sull’apprendimento delle lingue (III)

Pubblico di seguito il mio editoriale (apparso oggi, sabato 20 giugno, sul Corriere dell’Alto Adige), intitolato Plurilingui a prescindere dalla scuola.

Strana coincidenza: l’anno scolastico è quasi finito e si torna a parlare di plurilinguismo e di metodi per favorirne lo sviluppo. Potrebbe trattarsi di un involontario frutto del caso, di una discrepanza temporale apparentemente ininfluente, oppure in questa circostanza si esprime una contraddizione non priva di significativi risvolti: da un lato abbiamo le pratiche alle quali siamo abituati (non ovunque: valga la virtuosa eccezione della scuola ladina, lodata da Mussner), dall’altro ci sono le teorie e le proposte di chi vorrebbe aggiornare o persino rivoluzionare l’intero impianto della glottodidattica, ritenendo che ciò contribuirebbe a renderci come per magia tutti più aperti, tolleranti ed europei. Il dibattito è vecchio e purtroppo non è difficile pronosticarne l’ennesimo arenamento.

Prima che l’interesse generale ripieghi su altri temi, proviamo però a svolgere alcune considerazioni basilari. Innanzitutto, è vero o no che il sistema educativo vigente – basato sulla separazione delle scuole per gruppo linguistico e orientato ad un plurilinguismo soltanto “funzionale” e non “valoriale” – impedisce l’apprendimento delle lingue rispettivamente “seconde”? La risposta è no. Pur nei limiti tracciati da un’offerta che non prevede un diffuso insegnamento “veicolare”, gli ostacoli frapposti all’evoluzione di una società compiutamente plurilingue risiedono altrove e la responsabilità non può essere accollata in primo luogo alla scuola. Questo ovviamente non significa che un intervento sui programmi (anche grazie alla somministrazione di una potente “cura veicolare”) non cambierebbe alcune cose. Ma in profondità non è escluso che molte delle cause responsabili della scarsa attitudine plurilinguistica della popolazione locale agirebbero anche in un contesto mutato (magari con altri effetti, persino peggiori o illusori di quelli che già conosciamo).

Ora, esiste sufficiente chiarezza riguardo alla natura di queste cause? Chi punta tutto sulla scuola dovrebbe chiedersi con molta onestà quali e quante occasioni vengono concretamente sfruttate per mettere alla prova le proprie competenze linguistiche. Quante volte cioè si ricorre ad informazioni redatte nell’altra lingua, quante volte accettiamo che una conversazione si svolga adottando la lingua dell’“altro”, quante volte, insomma, siamo disposti a investire sul “nostro” plurilinguismo, anziché attenderci meraviglie sempre e solo da quello dei nostri figli? Se ammettessimo che il consuntivo di una simile quantificazione è piuttosto magro, anche l’eterna discussione sulle alternative da praticare per acquisire e potenziare le lingue potrebbe essere svolta in modo diverso. E forse si aprirebbero maggiori prospettive di reale cambiamento.

https://sentierinterrotti.wordpress.com/2009/06/18/sullapprendimento-delle-lingue-ii/

https://sentierinterrotti.wordpress.com/2009/06/17/sullapprendimento-delle-lingue-i/

6 thoughts on “Sull’apprendimento delle lingue (III)

  1. Potresti parlare del contesto di patriottismo che contraddistingue il Sudtirolo, dello stereotipo a gogo’ che ci tocca sorbirci quotidianamente, del senso di superiorità e del disprezzo etnico che albergano un po’ dappertutto, dei vincoli culturali che impediscono agli uni ed agli altri di comunicare come si vorrebbe. Raggiungendo quel minimo di conoscenze che servono a mantenere una conversazione in un’altra lingua. Che non ha bisogno della perfezione, ma di essere certosinamente e francescanamente affrontata con amore. In un sistema in cui tutto è staturiamente diviso, tutto è perfetto e l’autonomia è il migliore dei mondi possibili, come si puo’ migliorare quello che esiste? Se non esistessero piu’ gruppi razziali, ma cittadini, il problema sarebbe automaticamente risolto. Se si desse ai singoli la possibilità di scegliere in quale scuole andare e come costruirsi la scuola che vogliono sarebbe già un passo in avanti. Se i politici che parlano di bilinguismo lo praticassero, se le scelte della classe dirigente avvenissero non per cooptazione personale o etnica sarebbe già un bel passo in avanti. La scuola non puo’ risolvere niente, da sola. Sopratutto in un contesto avvelenato dall’odio etnico. SI potrebbe cominciare, pero’, costruendo una struttura libera dove gli insegnanti italiani e tedeschi lavorino insieme, davanti ai ragazzi. Sarebbe un bell’esempio. Proprio per questo, fino a quando non sarà politicamente conveniente non se ne farà niente. Mi complimento per un articolo pieno di banali ovvietà che non dice niente e che, sostanzialmente, appoggia la Svp. Bravo

  2. La scuola non puo’ risolvere niente, da sola.

    Infatti, ho detto esattamente questo.

    Si potrebbe cominciare, pero’, costruendo una struttura libera dove gli insegnanti italiani e tedeschi lavorino insieme, davanti ai ragazzi.

    Ho detto anche questo [mi cito: “Questo ovviamente non significa che un intervento sui programmi (anche grazie alla somministrazione di una potente “cura veicolare”) non cambierebbe alcune cose]. Ma per l’appunto, come ho scritto, senza un cambiamento profondo del contesto (contesto generale, non solo quello scolastico), forse servirebbe a poco.

    Mi complimento per un articolo pieno di banali ovvietà che non dice niente e che, sostanzialmente, appoggia la Svp.

    Grazie per i complimenti. Come hai visto, molte delle banalità che ho detto le hai ripetute anche tu (e dunque mi complimento con te, a mia volta). Che io appoggi la SVP vorrei sapere dove l’ho scritto (ah sì, è vero, l’ho scritto, dicendo che ha fatto bene Mussner – SVP – a lodare la scuola ladina).

    Insomma, non hai colto la buona occasione per stare zitto nemmeno stavolta. Che ci vuoi fare? Sei fatto così.

  3. Ottime analisi (I+II+III), gadilu. Condivido. Le bacchette magiche non esistono, ma l’apprendimento veicolare va perseguito, affiancato da politiche «extrascolastiche».

  4. fa bene gadilu a smorzare le esagerate aspettative riposte nella scuola pubblica quale “somministratrice” di bilinguismo. a parte tutte le occasioni che la scuola pubblica italiana in sudtirolo ha perso finora, anche una scuola “riformata” e dotata di tutte le dosi di “immersione”, “insegnamento veicolare”, “plurilinguismo” che vogliamo, non garantirebbe di per sé una società bi- o plurilingue . il fatto che gadilu senta il bisogno di ricordare ciò significa che ci sono, da parte italiana e non solo, delle aspettative esagerate nel sistema scolastico, tipiche di neofiti come superciuck o come quell’altro spacciatore di ricette magiche che per fortuna non ci assilla più su questo blog; ovvero aspettative tipiche degli “altrovisti”, i quali fanno credere alle persone che ogni problema derivi da impedimenti frapposti da “altri”: il potere, la provincia piccola e chiusa, il partito di maggioranza, ecc ecc.

    oltretutto, rischia di cadere nel dimenticatoio anche questa semplice ovvietà: non è che si possano investire tutte le energie per costruire una scuola in funzione del bi- o plurilinguismo della società. una scuola deve anche insegnare altre materie, oltre alle lingue. occorrerebbe cioé una “buona” scuola per tutte le materie (storia, matematica, scienze, geografia, filosofia, estimo, agraria, ecc ecc.) e con in più un valore aggiunto: cioé una particolare eccellenza nell’insegnamento delle lingue.
    proviamoci pure, ma tenendo presente che si tratta di due compitini non propriamente facili!

  5. l italiano non è un ‘ opinione e non ho mai detto che il sistema scolastico sia panacea di ogni male. Non posso che riaffermarlo. purtroppo il neofita giudiceandrea che è in rai e non in una scuola non sa che una buona scuola può insegnare bene materie in varie lingue. A lui il sorpassato sistema scolastico puroetnico va bene. Io lo trovo ridicolo. Tutti i partiti della destra popolare tedesca e austriaca si rendono conto della realtà internazionale e sostengono modelli di insegnamento plurilingui. non sono molto ottimista ma se fosse così anche in alto adige sarebbe per me molto divertente vedere gli attuali sostenitori del sistema davanti al contrordine compagni di via brennero.. Giudiceandrea può chiedere al caporedattore di venire in germania e gli facciamo vedere come funziona una scuola plurilingue. Sostenuta dall Italia e dal Land Hessen

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