Sull’apprendimento delle lingue (I)

Non avrei molta voglia di intervenire sul tema dell’apprendimento delle lingue, tema che è stato un po’ risollevato dai giornali, nei giorni scorsi. Mussner che tesse le lodi del sistema ladino, il commissario europeo per il multilinguismo, Orban, che ci rivela (che scoperta!) come la conoscenza di più lingue favorisca l’apertura e la tolleranza, Dieter Steger che si mostra interessato (“insegnamento veicolare: perché no?”), Durnwalder che non si mostra interessato (“perché no!”), i politici italiani che offrono i soliti commenti di sempre. Lunedì, a Bolzano, sono andato a sentire Francesco Palermo, Günther Pallaver, Giorgio Mezzalira, Walter Pichler e Siegfried Baur. In sala i soliti noti, sempre i soliti, ad annuire stancamente. Poca voglia insomma di dire qualcosa, forse per l’incapacità di dire qualcosa di sensato, se non proprio di nuovo.

Ma ecco che leggo sul blog di Concetta Failla un commento di Mariateresa Tomada (qui con accenti un po’ leghisti): “Magari fra 20 anni parleremo tutti arabo ed il problema sarà risolto”. Ottimo spunto. Se dopo ottant’anni c’è qui gente che non ha imparato il tedesco, se c’è gente che balbetta l’italiano, in appena vent’anni riusciremo ad imparare tutti l’arabo per poterlo adottare come “lingua franca”? Magari….

14 thoughts on “Sull’apprendimento delle lingue (I)

  1. المحتلة “نقل قسم من سكانها المدنيين إلى الأراضي التي تحتلها”.

    غير أن إسرائيل -كما تقول واشنطن بوست- تصر دائما على أن ميثاق جنيف لا ينطبق على المستوطنين، وتعارض التأكيدات على عدم شرعية المستوطنات.

  2. Appunto. Purtroppo non conosco l’arabo. Ma tra vent’anni (Tomada dixit) ti darò una risposta.

  3. Beh, l’arabo in ogni caso è una lingua interessante che mi sta simpatica 🙂 Ma non credo che tra vent’anni sarò costretto a parlare l’arabo…cioè non si sa mai, chissà, forse un giorno conoscerò una bella ragazza dell’Arabia Saudita 😉

  4. ci vuole un contesto di reciproco rispetto e di totale tolleranza. Non mi sembra che si sia su questa strada. E con genitori che parlano di equilibrio e poi mandano i figli nella scuola tedesca per farli assimilare il più presto possibile. In una futura scuola plurili ci devono essere anche materie insegnate in ladìno. E con doppie presenze e tandem. Da noi funziona. Uno spettacolo da registrare. Come vorrebbero i genitori. Intanto i miei bili di decima stanno provando un pezzo di pirandello. Con grande abilità. La scuola bili funziona !

  5. La scuola “bili” funziona, certamente. Come funziona la scuole “trili” e anche quella monolingue (volendo, anche con un paio d’orette la settimana di lingua “straniera” – posta una buona volontà e buoni insegnanti – , si riesce a fare molto).

    Non penso invece che i genitori che mandano i figli alla scuola tedesca lo facciano per “assimilarli”. Lo fanno – nella maggior parte dei casi – per far imparare loro il tedesco. Motivazione comprensibile, anche se spesso più frutto d’ansia da prestazione (trasferita sui piccoli), più che ponderato progetto.

  6. tu perché lo hai fatto ? Ps La scuola pluri è migliore perché ha obiettivi e risultati pedagogici e didattici migliori. Strano che relativizzi.

  7. Secondo te perché l’ho fatto? Forse che i miei figli sono “assimilabili” a qualche gruppo in particolare? Anch’io sono dell’avviso che la scuola plurilingue (ammesso e non concesso che ci intendiamo su quello che questa parola significa) sia migliore se si vogliono raggiungere determinati fini. Detto ciò, NON È VERO che una buona scuola monolingue (nella quale abbia spazio una buona formazione concernente la seconda lingua) non funzioni altrettanto.

  8. … ci risiamo, sono d’accordo con gadilu… una nuova serie di affermazioni ovvie, se non banali, rilanciate da opportuni titoloni fanno ripartire il tormentone con i vari attori che recitano la loro parte… la scuola bili/trili usw. come soluzione di tutti i nostri problemi (o come il male estremo da evitare)…

    … i tempi sono ormai maturi, prima o poi, com’è giusto che sia, verrà fatta… mi auguro però che oltre a bili/trili sia soprattutto una “buona” scuola (cosa non facile da realizzare, come ben sappiamo)…

    … se ci attendiamo però che a partire da quel momento tutto sarà diverso, corriamo di trovarci nella condizione di quell’indiano appartenente ad una casta bassa cui era vietato l’accesso al tempio. Lottò con tutte le sue forze e per tutta la vita per poterci entrare e quando ormai vecchio, finalmente gli fu concesso, grande fu la sua delusione: si guardò intorno e si accorse che, diversamente da quanto aveva sempre creduto, nel tempio Dio non c’era…

    …il mio non vuole essere un intervento cinico o elitario, ho l’impressione però che spesso perdiamo di vista la complessità…

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