Alta società

“Alta società” è (o era, non sono più molto informato) il titolo di una mini-rubrica quotidiana, curata da Carlo Rossella, sull’ultima pagina del Foglio. Una rubrica di “pubblica futilità”, però molto divertente.

Qualcosa del genere, oggi, sul Corriere della Sera.

Yves (Saint-Laurent) andava spesso insieme a Pierre (Bergé) da Olga (Berruti), per ordinare le scarpe. E capitava quasi sempre che i due scegliessero lo stesso modello. Passato il tempo, quando le loro scarpe tornavano per una “remise en beauté”, Olga notava che le due paia avevano assunto ognuna la personalità di chi le aveva indossate. Il loro aspetto era totalmente differente, sembravano due modelli di scarpe diversi. Portandole, nel cuoio erano rimasti impressi i sentimenti, la vitalità, la forza.

Ecco. Dedico questo post all’autore di questo blog.

L’evoluzione faticosa di un ideale

All’inizio di una monografia dedicata all’avventura dell’unità europea – pubblicata cinque anni fa –  lo storico Valerio Castronovo lanciava un ammonimento ancora attuale: “Non si deve (…) considerare l’unificazione a cerchi concentrici del Vecchio Continente come una sorta di ineluttabilità storica impostasi categoricamente dall’immediato dopoguerra e destinata da allora a realizzarsi prima o poi per forza di cose” (V. Castronovo, L’avventura dell’unità europea, Torino 2004). Al paradigma teleologico di uno sviluppo per così dire preordinato alla volontà degli uomini – come se alle spalle delle loro tormentate vicende agisse una forza impersonale, capace di orientarne il cammino in una direzione precisa – si tratta di opporre più realisticamente il disegno frastagliato di un’evoluzione faticosa, non immune da possibili interruzioni, battute d’arresto, o persino da anacronistici ritorni al passato. In altre parole: ogni progetto che non voglia ridursi alla dimensione di un semplice spot, come la pubblicità di un prodotto tanto luccicante quanto inesistente, deve essere elaborato senza sosta da chi se ne fa carico, mediante un movimento che ha bisogno di un permanente rispecchiamento tra una base sempre più ampia (siamo noi, cittadini d’Europa, a costituire questa base) e un vertice (le istituzioni che ci rappresentano) che non assomigli a un’entità distante, astratta, burocratica.

Ognuno è in grado di giudicare quale cammino sia stato realmente fatto, dal lontano 1918 (anno nel quale Luigi Einaudi scrisse il famoso saggio “La guerra e l’unità europea”, forse l’atto di nascita dell’idea di “una sovranità diretta” di tipo sovranazionale) a oggi, quando si apriranno le urne per l’elezione del nuovo Parlamento Europeo. Ognuno cioè può verificare (a partire da se stesso, dalla propria esperienza personale) quanto spazio assuma effettivamente all’interno della propria vita una coscienza compiutamente europea e, di conseguenza, quante resistenze d’impronta nazionale (o anche “micro-nazionale”) ancora si oppongano al dispiegarsi di questa coscienza.

Intanto, all’orizzonte già un nuovo appuntamento. Quello del prossimo G8, che il governo italiano ha messo in agenda dall’8 al 10 luglio nell’inconsueta sede dell’Aquila, teatro di un devastante terremoto. Per l’occasione il ministro dell’Interno Maroni avrebbe proposto di sospendere il trattato di Schengen, ripristinando dunque i controlli alle frontiere per tutto il periodo che va dal 18 giugno al 15 luglio. Si potrebbe parlare di un paradosso: quando i grandi della terra s’incontrano per girare uno spot sull’integrazione mondiale (l’idea che il G8 non sia altro che uno spot al servizio della globalizzazione è dello scrittore Alessandro Baricco), riaffiorano le vecchie barriere che furono inventate per separare le diverse nazioni europee.

(Corriere dell’Alto Adige, 6 giugno 2009)

Tu, bronzina…

Vedi anche:

Donna genovese

Tu mi portasti un po’ d’alga marina
Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
Che è corso di lontano e giunge grave
D’ardore, era nel tuo corpo bronzino:
– Oh la divina
semplicità delle tue forme snelle –
Non amore non spasimo, un fantasma,
Un’ombra della necessità che vaga
Serena e ineluttabile nell’anima
E la discioglie in gioia, in incanto serena
Perché per l’infinito lo scirocco
Se la possa portare.
Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

[Dino Campana]