Prinzenvinzen’s blog

Scrive Giuseppe Scaraffia: “Il dandy è l’utopia nell’istante transitorio, ma eterno, in quanto al di là dell’accezione comune del tempo, in cui essa s’invera, prima di confondersi col magma alienante e senza nome dell’esistente. Egli è dandy nel momento preciso in cui sogno e realtà coesistono, senza perdere nulla della loro essenza e della loro intensità. Il dandysmo è il loro punto d’intersezione, il breve vertice in cui una meteora, incendiatasi precipitando, è ancora una stella e non solo un sasso opaco che cade” (Dizionario del dandy, Sellerio, pag. 137)

Orbene e ordunque:  ritengo si possa essere “dandy” solo in atto, mai in potenza, e assolutamente mai volendolo essere (questa aspirazione all’atto che risulta così spesso impotente nel coglierlo). Per questo mi riservo di osservare con il dovuto scetticismo le evoluzioni di questo nuovo blog:

http://diesuedtirolerwoche.wordpress.com/

La terza “i”

Ricordate la terza “i”? Impresa, Internet e Inglese. Era il programma educativo per l’Italia moderna. Bene, se gli italiani avessero davvero imparato l’inglese e leggessero la stampa britannica, oggi, avremmo qualche speranza in più.

http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/leading_article/article6401859.ece

Come stanno le cose

Come stanno le cose a L’Aquila, come sta andando la ricostruzione? Chiederselo pare legittimo, anche se la propaganda governativa (sempre efficace a spandere le sue untuose bugie) ha fatto un buon lavoro e molte persone sono dell’avviso che Berlusconi sia davvero un uomo “del fare” (e non invece un uomo “del dire”). Ecco è un post che si occupa della situazione senza filtri:

 http://informazionedalbasso.myblog.it/archive/2009/06/01/abruzzo-una-presa-per-il-culo-continua.html

E questo è un blog in costante aggiornamento:

 http://abruzzo6aprile.blogspot.com/

Se Berlusconi fosse gay

Ho letto con un certo imbarazzo l’editoriale apologetico di G. Ferrara nei confronti di Berlusconi, sul Foglio di oggi. Basta citare l’inizio per capire dove vorrebbe andare a parare: “Se Berlusconi fosse gay, se le sue feste avessero lo charme discreto di casa Armani o il sapore un po’ trasgressivo di una serata firmata Dolce & Gabbana, non staremmo qui a domandarci se e come si debba difendere il suo stile di vita da una serie di sospetti, di attacchi, di inquisizioni, di stupori planetari”. Insomma, il problema è che Berlusconi non è un gay, ma solo un ricchissimo supercafone. Eppure – si potrebbe rispondere a Ferrara – questo in realtà non è affatto un problema. Giacché se fosse gay Berlusconi non sarebbe diventato mai premier. È diventato premier perché è un supercafone (“È il Berlusconi del cucù a frau Merkel, del trucco truccato nel fazzoletto, del lifting esibito, del trapianto di capelli con bandana, la cura della chiostra dentaria che il sorriso piacione incastona, e tutta quella adesione quasi filosofica alla parure, alla galanteria, ai giochi di corte, dispetti e chiacchiericci”, scrive ancora Ferrara). I gay non prendono tanti voti e – seppur elegantissimi e mondanissimi – politicamente parlando vengono ancora abbastanza schifati (Vendola è una eccezione). I supercafoni (specie se ricchissimi e mediaticamente influentissimi) possono invece contare su un altissimo gradimento popolare.

Il voto europeo, visto da Parigi

Visto da Parigi, il voto per le prossime elezioni europee è sorprendente. Non solo sono pochi i manifesti di propaganda politica in città che ho potuto vedere, con ampi spazi vuoti sui tabelloni, e rade le iniziative “sul territorio”, più da parte dei partiti di sinistra. Ma, oltre a queste percezioni del tutto soggettive, ciò che colpisce maggiormente, sono i recenti ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto. L’UMP, il partito di centro-destra di Sarkozy è dato in testa – con circa un quarto delle intenzioni – poi segue il Partito Socialista, staccato di circa 4 punti, al 21-22% circa, quindi il partito di centro di Bayrou, a circa il 13%, gli ecologisti di Daniel Cohn-Bendit al 9%, il Fronte Nazionale all’8%, i due partiti di sinistra sono al 7% (Parti de Gauche) e al 6% (Nouveau Parti Anticapitaliste), quindi seguono altre liste minori. Salta agli occhi che queste cifre si riferiscono però solo a coloro che hanno scelto di votare, e che rappresentano meno del 45% dell’elettorato. Come dire che il partito più forte, in questo momento in Francia, è quello che esprime chiaramente la disillusione nel “sogno europeo”. Sospetto che questa non sia solo una reazione di fronte a una crisi che da parte delle istituzioni europee ha avuto risposte retoriche e contraddittorie, ma sia l’esplicito segnale di una domanda di politica che, paradossalmente, prende la forma più eclatante: il rifiuto del rito delle elezioni. [rk]