Verso le elezioni europee, con amarezza

Il ratto dEuropa, Aquileia

Il ratto d'Europa, Aquileia

Non so voi, ma io sono ancora completamente disinterassato nei confronti dell’imminente consultazione elettorale, quella che eleggerà il prossimo Parlamento Europeo. Sarà che qui da noi tengono banco (come sempre) i temi imposti da una minoranza di imbecilli, e a livello nazionale, peggio che andar di notte, ci si interroga se il PDL raggiungerà il 40% delle preferenze. L’Europa, a queste condizioni, mi sembra diventata poco più che una parola, svuotata di ogni significato praticabile. Vengono in mente solo considerazioni amare. Come queste:

I luoghi dell’Europa cosmopolita e mediterranea sono tutti tramontati – Istanbul, Antiochia, Alessandria, Damasco, Salonicco, le città del Maghreb, o la Spagna del XV e del XVI secolo, quando iniziò la catastrofe del Mediterraneo come Arcipelago, luogo delle molte isole e delle molte declinazioni dell’Europa. Da tutti questi luoghi – e da ultimo proprio da Sarajevo – non vengono più neppure hostes, ma cacciati, esuli. Ed essi non trovano più ospiti, ma difese, ostacoli o, al più, tolleranti richieste di assimilazione – incontrano, insomma, individui “idioti” che in nessun modo ricordano di essere stati anch’essi stranieri.

(M. Cacciari, Duemilauno: politica e futuro, Feltrinelli)

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