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Oggi, senza neppure accorgermene, ho scritto 10 post. Una roba un po’ folle. Vorrà dire che mi asterrò dal pubblicare altre cose per tutto il resto della settimana (figuriamoci…). Insomma, questo è il decimo post, e lo voglio dedicare a un momento particolare della mia vita. Più o meno due anni fa (un po’ di più di due anni fa, per l’esattezza) passai una serata meravigliosa e parte della notte nella zona dei laghi (Monticolo, Caldaro). Mi ricordo che cercavo l’acqua, cercavo qualcosa che assomigliasse al mare. Qualcosa in cui perdermi. E lo trovai.

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Is multiculturalism losing its mind?

Ascoltate attentamente questa intervista a S. Rushdie. Dice cose interessantissime. Soprattutto alla fine, quando parla di come l’occidente abbia sconfitto l’Unione Sovietica (e stia invece sbagliando completamente strategia nella guerra contro l’Islam radicale).

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Il Sudtirolo multietnico è già realtà

Ho la fortuna di abitare di fronte a un parco giochi. Un piccolo parco giochi, ombreggiato dagli alberi, normalmente pieno di bambini. Uscendo sul balcone posso osservare così la scena, prendendo appunti sulla vita quotidiana della mia città. Dunque: vedo le mamme con i loro figli, quelli che ancora camminano incerti e preferiscono stare seduti, a riempire e svuotare secchielli di sabbia. Poi vedo quelli più grandicelli, intenti a rincorrere un pallone. Infine vedo anche qualche adolescente, seduto sulle panchine. Nulla di strano. Un parco giochi alla periferia di Bressanone assomiglia a qualsiasi altro parco giochi di un’altra città. Essendo molto vicino, riesco anche a percepire i suoni, le lingue che si parlano. Prevale il dialetto tedesco, non manca però l’italiano. Anche i bambini che dimostrano all’aspetto un’origine “esotica” riescono a comunicare con gli altri, nella lingua degli altri. Si direbbe un piccolo idillio multiculturale. Anzi, si farebbe fatica a distinguere le diverse culture, a comprendere la loro specificità, a dire insomma in che cosa consistono, in una situazione come quella.

Allora prendo in mano il giornale, il Corriere della Sera del 10 maggio, e leggo il titolo principale: “Berlusconi: no all’Italia multietnica”. Caspita. Torno a guardare i bambini. “No all’Italia multietnica”? Applicato a quello che vedo, significherebbe che sto osservando qualcosa che non va bene, qualcosa che non ci dovrebbe essere. Ma che cosa, esattamente, non ci dovrebbe essere? O per meglio dire: chi non ci dovrebbe essere? Indubbiamente la frase in questione, così perentoria, allude a circostanze nelle quali la presenza di persone provenienti da contesti culturali diversi provoca tensioni, allarme, problemi. Ma se in alcuni casi (come quello che sto osservando, certamente non raro) queste tensioni, questo allarme, questi problemi non ci sono, possibile che non se ne tenga conto? Possibile che non si voglia partire proprio da ciò che è positivo, funzionante, per rassegnarci invece ad enfatizzare gli aspetti negativi e preoccupanti dello stare insieme?

Pensiamo al nostro Alto Adige/Südtirol. “No ad un Alto Adige multietnico”, “kein multiethnisches Südtirol”. Se qualcuno, qui, lanciasse uno slogan del genere, scoppierebbe giustamente il finimondo. Nonostante le scaramucce dei giorni passati che ancora si trascinano – in un certo senso fisiologiche e derivate da una sopravvalutazione degli aspetti simbolici – pochissimi sarebbero veramente disposti a rinunciare ad un modello che oggi si basa sulla somma di apporti culturali differenti. O credete davvero che in quel parco giochi, di fronte a casa mia, il divertimento sarebbe maggiore se tutti i bambini avessero i capelli di uno stesso colore, indossassero magari un’uniforme e parlassero sempre e in ogni occasione la medesima lingua?

Corriere dell’Alto Adige, 13 maggio 2009

Riflettendoci meglio

Anzi, riflettendoci meglio, un piccolo barlume (in Richtung Selbstbestimmung) stasera è venuto fuori, dalla discussione tra Steger e Klotz. Come ricordava a Brixen Pallaver, se “col consenso è possibile tutto“, quando Steger provava a dire (inutilmente) alla Klotz che soltanto rendendo appetibile a tutti i gruppi linguistici un obiettivo fondato sulla cooperazione e il rispetto reciproco, allora, forse, sarebbe anche possibile potenziare l’autonomia in quella direzione lì… Sono cose che noi sappiamo a memoria, che abbiamo detto fino allo sfinimento. Ma tant’è. Solo: si rende conto Steger che se la SVP volesse puntare effettivamente a quel traguardo sarebbe costretta a rivedere la propria politica e anche il proprio statuto in modo radicale? Ovviamente no. Cioè: io temo di no. O sì?

Un nodo del genere, mi ricordo, lo affrontai discutendo con “König Laurin”, al tempo del forum dell’ff. Siamo tutto sommato ancora fermi lì. E chissà per quanto ci resteremo.

Quello che sembra

Mettiamola giù così (come dice sempre Tremonti). Più se ne parla, più se ne discute (lasciamo perdere la qualità di questo parlare e di questo discutere) e più l’idea (per alcuni l’ideale) dell’autodeterminazione diventa insopportabile. Penso che alla fine di questo anno hoferiano, se avremo la disgrazia di subire ancora qualche marcetta degli Schützen e di vedere ancora alpini o pseudo-tali alle prese con corone di fiori e bandiere, avremo solo bisogno di un lungo riposo. Almeno dieci anni nei quali al primo che si azzarda a discettare di geo-politica sarà riservata una abbondante razione di pernacchie. Non so se è un bene (lo status quo è in fondo quello che è). Ma a me sembra che sia così.

P.S. Spero non ci sia bisogno di spiegare la scelta dell’immagine di questo post.

Ah, sono appena reduce dalla visione di Pro&Contra, con la Klotz e Steger. Madonna che palle. Mentre ascoltavo ho rimpianto i tempi in cui non capivo una parola di tedesco. Quando non si sa una lingua, sentendola parlare ci si immagina che le persone pronuncino non solo parole nuove, ma che esprimano anche cose del tutto nuove. Invece…

Tattoo

Dal Corriere dell’Alto Adige di oggi:

Tatuaggio “padano”: Elena seduce i leghisti

Tacchi a spillo e tatuaggio di Alberto da Giussano sulla caviglia. Elena Artioli ha fatto girar la testa a onorevoli e militanti leghisti arrivati a Vicenza per gli stati generali del Carroccio. E mentre i fotografi facevano a gara ad immortalare le sue gambe tatuate, la consigliera provinciale altoatesina stringeva rapporti con ministri e onorevoli…

Ecco. In effetti tatuarsi sulla caviglia un mistilingue sarebbe stato più difficile…