Popolo della libertà (ma non di stampa)

In un blog che leggo sempre (mentre quelli che ci scrivono, stranissimo, non leggono mai questo) trovo la seguente affermazione:

…magari qualcuno più bravo di me , provi a salvare alcuni salaci commenti rivolti al nostro (ed anche loro, piaccia o meno) presidente del consiglio, poi glie li mandiamo e così l’avv.Ghidini si diverte a cavare loro il pelo…

Non servono troppi commenti. Quando la teoria è empiricamente dimostrata, ormai è una faccenda di corollari…

http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_30/stampa_liberta_italia_ca7191e6-35c7-11de-92cb-00144f02aabc.shtml

28 thoughts on “Popolo della libertà (ma non di stampa)

  1. Ma io dico: qualcuno che conosce la consigliera comunale Tomada e la ha a cuore, non potrebbe magari dirle qualcosa, chessò: Ehi, guarda che non ne esci mica tanto bene con questa affermazioni, etc.? Sono basito.
    Peccato che lei stessa non legga questo blog….

  2. Sai cosa pensavo Giangi? Pensa all’effetto della cosiddetta egemonia culturale. Per anni, questi signori (e parlando con pardon: queste signore) hanno avuto vita facile con la storia dell’egemonia della sinistra. E ti credo. Negli anni settanta noi avevamo la casa editrice Einaudi, avevamo i migliori intellettuali, i migliori registi, i migliori di tutto. E loro, a parte la chiesa (che fa storia a sé), cosa avevano? Nulla. Ma poi, tra gli anni ottanta e i novanta, ecco che la situazione si ribalta. Improvvisamente diventa trendy la “destra”, e loro cominciano a “uscire dalle fogne” (non appaia offensivo: l’uscita dalle “fogne” è considerato linguaggio referenziale, in certi ambienti, e mi pare che nel blogroll della Cetty ci sia proprio un indirizzo che suona così). Sono usciti dalle fogne, dunque, e si sono piazzati in televisione. Da lì, da quel pulpito lì, hanno cominciato a conquistarsi il paese e la gggente (te la ricordi la “gggente”, Giangi?). Be’, ce l’hanno fatta. Oggi puoi leggere frasi del tipo “… quelli come te me li spalmo sul pane” e stai sicuro che non vengono da qualcuno del sottoproletariato (immancabilmente perso da noi di sinistra: oggi, quei pochi che fanno parte del sottoproletariato acculturato, leggono i saggi di Berlin in edizione Adelphi. Ma intanto il sottoproletariato si è trasformato in gran parte in “classe media” e l’unica cosa che legge – come ricordava Virzì – sono le istruzioni per il telefonino). No. Se senti una frase del genere il rischio (grossissimo) è che a pronunciarla sia stato un ministro, un sottosegretario, un direttore di qualche ripartuzione “curturale”. Che ci vuoi fare? È andata così.

  3. Sai cosa mi fa ridere? Che proprio ora, nel momenti del trionfo di questa destra (che, c’è da dire, fa veramente schifo), adesso che hanno tutto il potere, non hanno avversari, controllano tutto; ebbene, proprio ora, a sentir loro, ci sarebbero in giro una marea di comunisti, tutti i giornali sono “di sinistra” e attaccano il Berlusca, etc.
    Prendi per esempio “Paddo”: se leggerà ste parole, penserà e scriverà: “Ma che dici, Berlusconi ha solo il Giornale; tutti gli altri giornali sono della sinistra etc.” E ne è convinto!
    Insomma, forse avere tanto strapotere dà alla testa: e allora ecco che se ne creano a migliaia, innalzano barricate, urlano al complotto, minacciano azioni legali.
    Mamma mia…

  4. Lo so. Il livello di delirio di ‘sta gente è talmente spaventoso che persino una Veronica Lario (dico: una VERONICA LARIO!!!), per il solo fatto che non sopporta un marito intento a dimenticare dentiere nei letti di signorine molto disponibili, viene accusata di essere, sotto sotto, comunista pure lei. Ma adesso mi fermo. Non vorrei trovarmi davvero a ricevere una raccomandata dall’avvocato Ghidini. 😉

  5. “quelli come te me li spalmo sul pane” e stai sicuro che non vengono da qualcuno del sottoproletariato (immancabilmente perso da noi di sinistra: oggi, quei pochi che fanno parte del sottoproletariato acculturato, leggono i saggi di Berlin in edizione Adelphi. Ma intanto il sottoproletariato si è trasformato in gran parte in “classe media” e l’unica cosa che legge – come ricordava Virzì – sono le istruzioni per il telefonino).”

    Das finde ich sehr interessant. Ich dachte, dass die FAZ den Begriff des Subproletariats (es gab da auch große Debatten dazu in der BRD) geprägt hätte. Ist in Italien das Phänomen des “sottoproletariato” öffentlich diskutiert worden? Wer hat den Begriff geprägt?

    Hier eine Einführung in die Terminologie:

    Die Sache mit der Rechten ist so eine Sache. Es gibt schon lange verschiedenste rechtsintellektuelle Persönlichkeiten und Thinktanks, die im öffentlichen Diskurs stark marginalisiert waren, aber es geschafft haben sukzessive ihren Einfluss auszuweiten. In Amerika die Neocons, in Frankreich die Denker um Benoist – die Nouvelle Droite, in Deutschland die Leute von der Jungen Freiheit (die prominente Sympathisanten wie Scholl-Latour haben), die Leute um Sezession.de, zahlreiche rechtskonservative Verlage, die auf einmal längst tot geschwiegene rechtsintellektuelle Autoren (Bloy, Fernau, Jünger usw.) mit großem Erfolg verlegen.
    Schlussendlich spielen aber Ideen, politische Linien und Ideologien heute eine subsidiäre Rolle. Mit Marketing und Charisma werden Wahlen gewonnen.

  6. Immaginiamoci la lettera della consigliera comunale a Ghidini:

    Egregio ed ottimo Avvocato, Le scrivo per sottoporle un caso per lei forse interessante: un blog, che io non leggo mai, s’intende, che però mi dicono attaccare in maniera vergognosa il Nostro (e anche loro, se è per questo) Caro Squisito Bellissimo Presidente del Consiglio dei Ministri. Ecco, mi chiedo se Lei, che è avvocato di grande levatura nonché uomo con una visione della libertà paragonabile forse alla mia (scusi l’ardire…), non potesse magari trovare un modo per fare cessare queste continue ed inaccettabili nefandezze che questi intellettualoidi del cazzo (scusi, sa, ma sono cresciuta a Shanghai: cioè, non quello in Cina, intendo quello a Bolzano, sa, una città con una periferia forse paragonabile al Bronx: ecco, io sono cresciuta lì, e tipi così me li spalmo sul panino, tanto per capirci), ecco, mi chiedevo se forse non si potesse intentare una bella querela, così, tanto per fargli capire come gira il mondo. Scusi se ho avuto l’ardire di disturbarla, ma sa, ci tenevo molto, e penso che anche Lui potrà gradire questa mia segnalazione.
    Con deferenza

  7. Ist in Italien das Phänomen des “sottoproletariato” öffentlich diskutiert worden?

    hämm. Praticamente non si parla d’altro.

  8. Si, Giangi, la lettera coglie nel segno. Manca semmai un piccolissimo riferimento agli “insegnanti fannulloni” e ai “pennivendoli”, poi ci siamo. Ah, e anche la parola “negrone”, se trovi posto (viste le dimensioni), la potresti infilare da qualche parte.

  9. dovresti postare tutti gli interventi di Ricca..ce ne sono di intervistati che fanno paura….sic

  10. @Gadilu
    “Grazie Paddo. Il comunismo non mi interessa per nulla. Mi dispiace.”

    E io che pensavo, per una volta, di farti un favore…
    Mi sono confuso, forse per via dei link che hai già inserito, come per esempio quello dell’Antifa di Merano…

  11. @ Trotta
    Ormai posso risparmiare di scrivere, visto che già lo fai per me.
    Grazie!
    🙂

    Il gruppo Espresso/La Repubblica, solo per fare un esempio, a chi appartiene?
    Siccome non sapevo fosse area berlusconiana, mi puoi per favore illuminare?

  12. Paddo, a me non risulta che Andreas Fink (Antifa di Merano) sia comunista. A te sì?

    Sul gruppo Espresso/La Repubblica: mi pare che in passato Berlusconi tentò di allungare le mani anche su quello. Anche su quello, Paddo. Te ne rendi conto?

    Nel 1988 il pacchetto di maggioranza de L’espresso e la sua quota di ‘La Repubblica’ venne ceduta alla Mondadori, di cui Caracciolo venne nominato presidente (1989 – 1990). Quando Silvio Berlusconi assunse il controllo della Mondadori, ne scaturì un contenzioso giudiziario – la cosiddetta guerra di Segrate – che si concluse nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (al gruppo Fininvest) e quello di Repubblica ed Espresso, che andò a formare il Gruppo Editoriale L’Espresso con azionista di maggioranza la Cir di Carlo De Benedetti e di cui Carlo Caracciolo diventò Presidente.

  13. @Gadilu

    Me ne rendo conto, me ne rendo conto…
    Rivanghi cose di ormai quasi 20 anni ( eh, il famoso ventennio…).
    Però si sta parlando del presente, ed il presente non mi sembra dica che il gruppo Espresso/La Repubblica sia di Berlusconi.
    A.D.2009!

  14. Che divertente questo Paddo: gli dici che Berlusconi ha in mano una larghissima fetta dell’informazione, lui ti ribatte che non ha il gruppo editoriale l’Espresso…

  15. Quanti voti potrebbe spostare un articolo di Curzio Maltese? L’amaca di Serra? Un’analisi di Francesco Merlo? 10, 15 al massimo 20. Non importa. Vorrebbero anche quelli.

  16. Pingback: Monotonia « Paddo2008’s Weblog

  17. Beh, un post che si chiama “Monotonia” sul “blog” di Paddo mi sembra descrivere perfettamente la sua situazione.
    Ah, Paddo, a propostio: Gianluca Trotta non è un nick, evidentemente. Non capisco invece bene perché tu tieni tanto nascosta la tua identità: chissà, probabilmente tu stesso ti vergogni delle sciocchezze che scrivi?
    Saluti e mangiati un bel tiramisù, va.

  18. Ricca non mi è simpatico, spesso è inutilmente aggressivo, saccente, provocatore. Però tra Ricca e le sue “vittime” riesco ancora a preferire lui.

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