Anno zero

Dice: Santoro è fazioso. Vero. Dice: Travaglio è antipatico. Possibile. Ma chi se ne frega? Se guardassi “Anno Zero” (non lo guardo, perché non guardo più la tv) cercherei di capire se quello di cui parlano è plausibile, se spacciano notizie false per vere. Prendiamo Travaglio. Dice un sacco di cose verificabili (cioè falsificabili). Che sia antipatico o simpatico non conta nulla. Conta quello che dice. E sul caso Berlusconi/Lario quello che dice è convincente. In questa faccenda è del tutto chiaro che la figura del cialtrone la fa il cosiddetto Premier. Però per i fedelissimi del Premier le notizie (vere) non valgono più un cazzo. Bastano dieci minuti di panzane dette a “Porta a Porta”, questa spugna immonda, e tutto torna a posto (cioè: se la prendono in quel posto). Perché? Una spiegazione ce la fornisce Nietzsche, con il frammento 178 di Aurora, intitolato I quotidianamente usati:

Allorquando furono abbastanza maturi per “essere inviati nel deserto”, venne invece fatto qualcos’altro – li utilizzarono, li alienarono da se stessi, li educarono all’essere quotidianiamente usati, di tutto questo crearono per loro una teoria di doveri – e ora non possono farne a meno e non vogliono fare altro. Resta il fatto che a questi poveri animali da tiro ecc. ecc. ecc.

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Esprit de finesse

Scusate, rubo un po’ il mestiere a Piattole…

siccome quelli come il “signore” alias Bellini, da Shangai da dove vengo io ce li spalmavamo sul pane, facciamo così. Se sei un uomo , del che dubito, vieni martedì prossimo in consiglio dopo le 18.00. Mi fai chiamare dall’usciere ed io esco. Tu ed io da soli, senza testimoni. Allora,vigliacchetto che ne dici? Ti piace l’idea? Aspetto con ansia. ed ora vi lascio, devo prepararmi per andare a cena coi miei amici del Fogolar furlàn

Rimuovere le macerie

 

Certi argomenti assomigliano a delle macerie. Sono quelle che si sono accumulate in questi ultimi giorni, prodotte dall’ennesima deflagrazione di polemiche dalle quali fatichiamo a liberarci. Non pochi si sono chiesti quale potrebbe essere l’atteggiamento migliore, la strategia da adottare di fronte al ripresentarsi periodico di un confronto sulle memorie dei fascismi, qui da noi ancora così urticanti, oppure in relazione al tentativo di leggere in modo parziale la nostra storia recente (qualificando per esempio come “combattenti per la libertà” degli irresponsabili “attivisti”). Ogni nuova parola pronunciata sul tema rischia di rendere ancora più aspra una discussione che non vorremmo certo evitare, quanto piuttosto circoscrivere in spazi di minore rilevanza pubblica. D’altro canto, in certe circostanze non è possibile tacere, o peggio illudersi che il silenzio sfoltisca le incertezze e i dubbi di chi – specialmente tra i più giovani – finisce poi per dar credito a risposte spesso frettolose e dunque sbagliate.

Rinunciando a tacere, sono essenzialmente due le mosse a nostra disposizione per contribuire ad affrontare una situazione di scontro perenne. La prima, modestamente praticata da questo giornale, è quella che consiste nell’abbassare con saggezza i toni mediante l’esercizio di un confronto pacato (ma fermo) sui contenuti, senza cedere mai di un solo millimetro sul piano della ricerca dell’oggettività e della mediazione. La seconda è invece quella di dare maggiore spazio e riconoscimento ad ogni forma di conciliazione proveniente dal mondo della politica, della cultura o della società civile.

Cerchiamo esempi positivi, allora. Pensiamo ad Onna, il piccolo paese vicino all’Aquila, quasi interamente distrutto dal terremoto. Nei giorni scorsi l’ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner, si è fatto promotore di un’iniziativa che rincuora. Nel 1944, esattamente l’11 giugno, Onna fu infatti teatro di una strage di civili compiuta dai soldati della Wehrmacht in ritirata. Le vittime furono 17, e nella memoria collettiva di quella popolazione la ferita non si è mai richiusa. Adesso però la Germania finanzierà la ricostruzione del paese proprio come segno di Wiedergutmachung, di riconciliazione. Perché qualcosa del genere non dovrebbe essere possibile anche a Bolzano? Oggi i Verdi presentano una “legge sulla Memoria” che vorrebbe trasformare il capoluogo sudtirolese in un “piccolo ma ricco museo a cielo aperto”. Un itinerario sospeso tra ricordo e riflessione, dedicato ai totalitarismi del Novecento, costruito per preservarne le tracce, ma al solo scopo di distanziarcene in modo critico e consapevole. Se questa proposta trovasse un ampio consenso, trasversale ai partiti politici e ai gruppi linguistici, potremmo finalmente sperare di voltare pagina sul serio.

Corriere dell’Alto Adige, 08 05 09

Dedicato a…

Questo post è dedicato a un tipo preciso di persone. Si tratta di chi è abituato a menare la lingua contro il tamburo (storpio così un celebre verso di De Andrè, abbiate pazienza), a diffamare impunemente gli altri, salvo riservarsi poi il diritto (allorché vengono ricambiati con pari moneta) di scomodare subito amici più o meno influenti o avvocati (anche qui storpio una frase famosa: quando la polemica li tocca troppo da vicino mettono mano all’avvocato). Ne ho conosciuti anch’io, in questi anni. Erano persone carinissime, stavano allo scherzo (anzi: scherzavano sempre e dispensavano forti strette di mano). Poi però, se punti nel vivo, cambiavano subito colore. E allora la loro prosa (parlando con pardon) effervescente veniva sostituita da un abito grigio, plumbeo, e la scrittura assumeva il tono ridicolo e formale di una minaccia col timbro. Questa sentenza è dedicata a loro:

http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/07/assolto-il-buttirrometro-moncalvo-perde-in-tribunale/

P.S. Vale sempre rileggersi, a questo proposito, il lucidissimo post di GiaT:

http://gattomur.wordpress.com/2008/06/08/63/