Chi è il buon Samaritano?

Vincent Van Gogh, Il buon Samaritano

Vincent Van Gogh, Il buon Samaritano

Vorrei invitarvi a leggere questo scambio di messaggi (lo copio dal blog di Concetta Failla):

Per quanto riguarda l’ordinanza anti-accattonaggio io mi fido di quello che rilevano il Questore e il Prefetto e cioè che il fenomeno dell’accattonaggio è preoccupante e in costante crescita; se non affrontato con tempestività e col dovuto impegno rischia di diventare un problema. Personalmente l’altro giorno sono stata fermata alle 18:55 da una coppia di stranieri con un passeggino col bambino che mi ha chiesto i soldi per comprare il latte in polvere in farmacia che stava chiudendo. Gli ho dato qualche spicciolo e loro si sono lamentati, ne volevano di più per comprare il latte. Mi sono sentita a disagio e in colpa.

Sugli accattoni il sindaco, che ogni tanto dovrebbe ricordarsi di essere ufficiale di governo e non solo addetto alle feste e alle sponsorizzazioni,con la sua ignavia ha aperto un contenzioso con le massime cariche dello Stato e questo è gravissimo. in altre città anche sindaci di sinistra hanno adottato le ordinanze previste, diverse caso per caso e stanno funzionando. E’ responsabile in prima persona del fatto che le forze dell’ordine vengono distratte dai loro compiti istituzionali di controllo del territorio per inseguire gli accattoni. E’ ovvio che dietro questo fenomeno ci sono organizzazioni criminali che li sfruttano e spesso li tengono in stato di schiavitù, non capirlo e non agire è da irresponsabili. Concetta non ti sentire in colpa, i giovani e forti lavorino per mantenere i propri figli, tutte le organizzazioni sociali sono d’accordo sul fatto che non bisogna dare soldi a questa gente, perché così si perpetua la loro dipendenza…

Allora m’è venuto un dubbio. E ho riaperto il Vangelo…

Non sono un assiduo lettore dei testi evangelici. Non sono credente e di norma non oriento il mio comportamento ai precetti morali della Chiesa. Però le recenti polemiche sull’aumento di mendicanti nelle nostre città mi hanno stimolato a rileggere la famosa parabola del buon Samaritano (Luca, 10: 25-37). L’ho fatto grazie al filtro interpretativo di Adriano Sofri, autore di un bellissimo libro, tutto costruito proprio a partire dalla domanda rivolta a Gesù: “chi è il mio prossimo”?

Discutendo il senso della parabola del buon Samaritano, Sofri approfondisce la riflessione sull’essenza della “prossimità” in modo decisivo (il tema del “prossimo” diventa così quello del “fratello”: “chi è il mio fratello?”). Non si tratta di un semplice slittamento da qualcosa d’indeterminato (e forse d’indeterminabile, giacché la “prossimità” è per statuto variabile) a qualcosa che ci sembra più familiare. Qui ne va del messaggio cristiano e Sofri cita le parole di Benedetto XVI, secondo il quale nella vicenda si rende evidente una “nuova universalità, che poggia sul fatto che io divengo fratello di tutti quelli che incontro e che hanno bisogno del mio aiuto”.

Ma è a questo punto che emerge l’obiezione più frequente. Visto che il Vangelo ci sprona a diventare fratelli di tutti quelli che incontriamo e che hanno bisogno del nostro aiuto, dobbiamo chiederci forse qual è il modo migliore di soccorrere chi manifesta questo bisogno (la domanda diventa allora: “chi è il buon Samaritano?”). Se io, poniamo, passeggio per strada e vengo fermato da un mendicante, lo aiuterò dandogli immediatamente qualche spicciolo, oppure ignorandolo e augurandomi che un provvedimento legislativo me lo tolga davanti? Chi sostiene questa seconda tesi ipotizza l’esistenza di un vero e proprio racket dell’accattonaggio, da combattere in primo luogo impedendo ai mendicanti di eseguire un certo tipo di ordini. Invece, chi si sente più vicino alla prima tesi, quella dell’aiuto immediato, non si diffonde in riflessioni sociologiche o criminologiche, reagisce semplicemente a un impulso di carità, sollecitato da una elementare richiesta.

Ovviamente sono perfettamente consapevole che imbattersi in un uomo bastonato e derubato (come nel caso della parabola evangelica) non sia la stessa cosa che incontare un mendicante, magari perfino molesto. Ma qui la questione centrale è quella dell’aiuto immediato o mediato. Quando il Samaritano vede l’uomo ridotto in quello stato ne prova compassione e perciò si accosta subito a lui. Impossibile disgiungere la compassione dall’immediatezza del gesto. Se il Samaritano non avesse agito con spontaneità pensate che il significato della parabola sarebbe stato lo stesso?

Vedi anche: http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=2049

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37 thoughts on “Chi è il buon Samaritano?

  1. non bisogna nemmeno leggere il vangelo per capire … bello vedere come destra tedesca e destra italiana vanno molto d’accordo quando non c’è in mezzo la lingua.

  2. mi chiedo spesso cosa mi sia prossimo, e chi sia il prossimo. credo sia colui che arriva inaspettato, che può godere della definizione di prossimo (per il fratello debbo ancora chiarirmi, ho paura delle fratellanze universali) solo se avviene, al di fuori della mia volontà, un’incarnazione in lui. a volte sì, altre no. spesso dipende dal suo sguardo, a volte dalla mia cecità. non posso permettermi, al contrario del Papa, un’indifferenziato umanitarismo perchè chi è in difficoltà non esita, con qualche ragione, a metterti nella stessa condizione.

  3. bisogna aggiungere che in quei tempi i samaritani avevano una cattiva fama, un po come i nostri Zigainer ecc. o, per certi gruppi e partiti, i Walschen … dunque doppio insegnamento. che il nazionalismo non ode.

  4. @Ladinia

    Musst Du wirklich in JEDEM Deiner Posts insinuieren, dass die Südtiroler ein Problem mit ihren italienischen Mitbürgern hätten? Eine Minderheit vielleicht. Die Mehrheit nicht. Hör einmal auf ständig Öl ins Feuer zu gießen.
    Die Südtiroler wissen, dass die Italiener ein großartiges Kulturvolk sind (habe kürzlich einen wunderbaren Artikel von der großartigen Camille Paglia über den kulturellen Umgang mit dem Exitus in der italienischen Historie gelesen).

  5. @PV
    Wir werden mal sehen, was man am 25. april in Bruneck lesen wird auf die Fahnen die die Schützen tragen werden;
    in November haben wir es schon gesehen in Bozen…
    Welche ist die Mehrheit der Südtiroler, wenn nicht gerade die, die SVP oder Freiheitlichen wählen, dessen Politiker aller da wahren in der Schützen Marsch. Und wer ist der Nr. 1 der Schützen?
    Altso, wer gießt ständig öl auf’s Feuer?

  6. Grida e decreti non hanno ma fermato la mano che si tende per racattare n obolo per la sua fame. Ivece che perseguire i poveri, sempre più numerosi, oggi, andrebbe perseguita la povertà, le stridenti ed atroci asimmetrie, altro che decreti anti mendici!
    Se mi permetti un’autocitazione, Gadilu, qui c’è un mio post dove affrontavo il problema attingendo anche da Piero Camporesi.

    http://www.ipaesaggidiparoledibelfagor.com/2008/10/paesaggidibelfagor-ti-ha-inviato-il.html

  7. @Gadilu
    Hai posto uno spunto di riflessione per gli altri, ma il tuo parere non lo hai espresso; se invece lo hai fatto, non lo ho capito e quindi, se ne hai voglia, ti chiedo di rispiegamerlo.
    🙂

  8. Paddo, il mio parere è chiarissimo, ed è tutto concentrato nelle parole del Vangelo: “lo vide e ne ebbe compassione” (e non : “lo vide e cominciò a pensare a quello che sarebbe stato giusto fare”).

  9. Ok, ma nel Vangelo c’è anche scritto ” Date a Cesare quel che è di Cesare”. non sarebbe quindi anche il caso di dare, in senso metaforico s’intende, un calcione nelle chiappe agli sfruttatori dei mendicanti?

  10. Benissimo. Ma io, per la strada, ho davanti il mendicante, non il suo ipotetico sfruttatore. E allora?

  11. inizierei piuttosto con un “calcione nelle chiappe” (metaforico) agli sfruttatori dei cittadini che strumentalizzano i mendicanti … alles Ablenkungsmanöver.

  12. Ich bin keine Christin. Gewöhnlich (manchmal bin ich schlechter Laune, habe keine Zeit oder kein Geld) gebe ich den Bettlern immer etwas. Natürlich kommen auch mir manchmal Zweifel, aber die schiebe ich mit folgender Überlegung weg: Ich werde wegen eines Euro nicht reicher und nicht ärmer, dem anderen kann es vielleicht helfen. Sollte er reicher sein als ich, ist er dennoch ärmer dran, denn ich finde es sowieso schon höchst erniedrigend betteln zu gehen.

  13. @Susanne
    Teoretisch ist es auch richtig, dass was Du schreibst; ein zweifel bekomme ich aber, wenn ich an einen Bettlern ein Paar Brötchen anbiete statt Geld, und der es nicht will, denn er fragt nur nach Geld.
    Altso ist es auch erlaubt zu denken, dass es nicht um Hunger geht…
    Und dass ist es mir schon öfter passiert.

  14. @Gadilu
    I problemi vanno affrontati e risolti alla radice.
    Il mendicante è lì perchè sfruttato da un’organizzazione; dandogli i soldi non fai un favore a lui, ma favorisci gli sfruttatori, contrbuendo anche all’aumento del numero degli sfruttati.

  15. I mendicanti sono lì perché sfruttati. Urca. Tutti?

    Che Paese triste che siamo. Qualcuno inventa una bufala e tutti ci credono.

  16. Paddo, wenn der Bettler das Brot nicht will, sondern lieber Geld, um sich Wein zu kaufen, dann ist es vielleicht gut so. Wahrscheinlich kann er sein scheiß Leben nur so bewältigen. Anlaufstellen gibt es, also ist es wohl seine Entscheidung.

    Mir ist auch mal passiert, dass ich eine Frau, der ich grad vorher Geld gegeben hatte, in einen Mercedes einsteigen sah (es gab dabei keinen Anschein von Sklaverei). Was soll’s – ich würde nie auf der Straße nach Geld betteln wollen.

    Klar bin ich gegen jede Sklaverei – wie kann ich das aber bei Bettelei feststellen? Da sind jene Menschen gefordert, die davon wissen oder deren Aufgabe es ist, einem Verdacht nachzugehen.

    Andererseits gibt es viele andere Arten von Sklaverei, die anscheinend freiwillig gewählt werden: Prostitution, das In-den-Hintern-Kriechen, das bequeme Ja-Sagen, das Aufgeben von Werten um des Geldes, der Karriere u.a.m. wegen…

  17. @Susanne
    Da gebe ich Dir volkommen recht!
    Es gibt, leider, viele Arten Sklaverei.

    Aber versuche einen Bettler in ein supermarket einzuladen…
    Das Gesprech könnte mann dann erbreitern auf viele andere Themen, wie, z.B., gewisse Zigeuner die in den Pfarren kommen um kleider zu bekommen, aber dahin fahren mit den Taxi!
    Na ja, jetzt wird mich jemand wieder sagen dass ich nur Rassist bin, wahrscheinlich weil er nie in eine Pfarre was getan hat, und deshalb sowas auch nie gesehen hat.

  18. SINTI oder ROMA

    du bisch a ned a walscher oder a crucco … bezeichnen wir doch die Leute mit Namen, die Respekt zum Ausdruck bringen.

  19. Paddo, wie viele Menschen sind das? Prozentuell, meine ich. Kann sich ein sozial ausgerichteter (ebenso ein religiöser, so wie Italien in Wirklichkeit ist – trotz der wunderbaren Verfassung) Personenverband es sich nicht leisten, einen kleinen Prozentanteil von Bürgern zu erhalten, die kein Geld haben – im äußersten Falle sogar nicht arbeiten wollen? und diesen trotzdem erhält?

  20. be, se questo è l’argomento … persone che non vogliono lavorare … si dovrebbe togliere lo stipendio a molti politici e portaborse

  21. Il cardinale di Milano Tettamanzi, in tv da Fazio mercoledì scorso: ” la domanda non è -chi è il prossimo?- ma -sono io prossimo all’altro?-” Quando la chiesa agisce senza discrimini e parla a tutti si ripropone come uno tra gli argini più efficaci alla malattia di questo paese, di questo tempo

  22. Un piccolo contributo.

    A Klagenfurt, Austria, come tutti sanno. Piazza del mercato, due mesi fa: un sacco di gente. Una vecchia austriaca, visibilmente confusa, chiede le elemosina.
    Le metto in mano un euro.
    Non l’avessi mai fatto.
    Fioccano lezioni di morale da parte di ogni genere di stronza infiocchettata (ne conto almeno tre): la vechia in questione percepisce già una pensione… io non devo permettermi di darle dei soldi … è colpa mia e di queli come me se la gente chiede le elemosina etc. (Eine dumme Frage: chi sono quelli come me? a quale categoria appartengo? Mah).
    Due giorni dopo, sempre a Klagenfurt, rivedo la vecchia. Ovviamente, ripeto l’esperimento.
    Questa volta sono due pensionati che intervengono contro il mio gesto. Stesse motivazioni. “La vecchia usa quei soldi per bere”, e “percepisce già una pensione”, quindi “non si deve” etc. etc.

    Ecco, io volevo usare questo spazio, e scusate il parziale fuori tema, per dire timidamente, ma non troppo timidamente, che dei miei soldi, in qualunque paese mi trovi, mi piace fare il CAZZO CHE MI PARE . Ecco, così, senza rancore eh?

  23. ” Io insisto molto sulla differenza abissale tra carità e solidarietà. La carità vuol dire farsi carico dell’intimità dell’altro nella sofferenza ma anche nella gioia. Essa comporta il sentire l’alterità come una dimensione attraverso cui si realizza se stessi; possiamo chiamarla fraternità, agape. E’ quello che rimarrà del Regno. E’ sintomatico questo: laddove c’è la gloria trionferà la carità. La carità avrà il suo massimo di splendore nel momento in cui non ci sarà più il dolore. La carità va insomma oltre la sofferenza, non si identifica con il prendersi cura di chi soffre. Certo, in questo mondo dove la sofferenza ha un peso e una costanza maggiore, l’istanza dell’altro si realizza più in termini di aiuti che di gioia; però la relazione all’altro deve essere libera. Forse che se l’altro non soffre non lo si sente più?”
    S.N.

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