Risposta a un paio di osservazioni

Sul blog BBD, qualcuno mi ha rivolto un’accusa:

Schön auch zu sehen wie schnell Gadilu von seinem “Holzweg” zurückgekommen ist. Ein wenig öffentliche Aufmerksamkeit und alles paletti? Wird jetzt “segnavia” relaunched? Also mindestens in den Blogroll von BBD sollte er schon wieder…

Questo mi dà l’opportunità di precisare in modo spero CHIARO la mia posizione.

Ho sempre sostenuto di appoggiare una riflessione serena e costruttiva sul tema dell’autodeterminazione. A lungo l’ho fatto all’interno della piattaforma BBD, della quale condividevo (e condivido) l’approccio fondamentale. E questo è: il tema dell’autodeterminazione è proponibile SOLTANTO muovendo da un processo di discussione e di analsi capace di strappare il soggetto alla retorica della destra tedesca e, dunque, di favorire una più stretta cooperazione tra i gruppi linguistici. Detto ciò, è bene ribadire anche i punti discordanti (e dunque i motivi della mia fuoriscita da un impegno per così dire “militante”). Ponendo l’accento sul processo, per me sfuma la questione dell’obiettivo da raggiungere. Non è insomma il FINE a giustificare i MEZZI, ma i MEZZI giustificano il FINE. E se poi, messi a punto i mezzi, il fine dovesse risultare obsoleto (o emergessero altre finalità), io non starei certo a rammaricarmene.

In questo senso il mio impegno attuale non rinnega nulla della mia personale vicenda e non rappresenta un ritorno al passato. Quello che sto dicendo a SOSTEGNO della piattaforma BBD tende sempre a mettere in luce la necessità del processo al quale alludevo, e questo mi pare tanto più necessaro più l’interesse verso l’autodeterminazione cresce in una direzione che continua a IGNORARE o STRUMENTALIZZARE quel tipo di processo.

Due cose ancora. Lucio Giudiceandrea ha chiesto se io mi rendo conto che, al momento, un consenso “italiano” sull’ipotesi di autodeterminazione è praticamente inesistente. Me ne rendo conto benissimo. Ma i miei ragionamenti, lo affermo con modestia ma lo affermo, non cercano di modellarsi sul sentire “comune”. Li svolgo semplicemente seguendo il filo di una razionalità profondamente scettica e per certi versi già da sempre votata allo scacco (sono stato frainteso e verrò frainteso ancora innumerevoli volte). Riccardo Dello Sbarba mi ha ammonito: non farti soverchie illusioni. Non me ne faccio. So benissimo che per attivare (anche solo attivare) il processo che io auspico è necessario forzare mille automatismi e superare mille difficoltà. Non per questo posso smettere di dire quello che penso o smettere di correggere le interpretazioni del mio pensiero che mi sembrano più distanti da esso.

Infine: il buon pérvasion è libero di “caricare” sul suo blogroll chi meglio crede. Anche la Fata Turchina o la cugina di Pollicino, se lo ritiene opportuno. Il fatto che “sentierinterrotti” sia stato espunto o non sia mai comparso sul suo blogroll è una cosa che riguarda lui, non me.

Accarezziamo la tigre…

Con la prevista settimanetta di ritardo, oggi il dibattito sull’autodeterminazione è arrivato anche sull’Alto Adige. L’articolo è di Patrizia Gonzato (abbiate pazienza, cambio i nomi un po’ anch’io). Interessenterweise, la giornalista riporta un giudizio di Tommasini (vice presidente della Giunta, PD), il quale invita a “non accarezzare la tigre”. Il bersaglio dell’articolo è Riccardo Dello Sbarba, accusato di aver (lui!) fomentato il dibattito sulla Selbstbestimmung. Altrove si legge che questo dibattito sarebbe stato invece acceso da Karl Zeller. E pensare che noi siamo on line da almeno 4 anni…