Minoranze

Minoranze

Oggi, sulla porta d’ingresso dei bagni pubblici di Brunico, ho scritto un aforisma:

Un posto in cui la totalità delle persone si sente in minoranza è abitato da una maggioranza di imbecilli“.

Stavo mettendo il puntino sull’ultima „i“ della parola “imbecilli”, quando la porta si è aperta e dal cesso è uscita una signora elegante, forse la dama con cagnolino del Pontormo. Prima ha guardato me e dopo la scritta. Poi mi ha osservato a lungo e ha riletto diverse volte la scritta. Infine ha alzato lo sguardo verso il cielo unendo le mani in segno di preghiera, come per chiedere spiegazioni a uno che la sa lunga. “Mi spiace,” ho detto io “non sapevo che fosse il bagno delle signore…”. Ma lei non ha voluto sentire ragioni. Ha disgiunto le mani, si è sistemata le maniche a palloncino e mi ha chiesto: „Gliel’ha mai detto nessuno che lei è un maschilista di merda?“. (edz)

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Uno sgarbo all’unità del Tirolo

Castel Tirolo

Castel Tirolo

 

Di ieri questa notizia [Leggi]. Oggi, sul Corriere dell’Alto Adige, un mio articolo che si riferisce a quanto accaduto la settimana scorsa in Consiglio Provinciale. Tutto – purtroppo – si tiene.

In apparenza le cose sono semplici. Trentino, Alto Adige-Südtirol e Land Tirol rappresentano tre entità geo-politiche distinte, rese diverse dalle tormentate vicende della storia. Ma l’apparenza, per l’appunto, è solo apparenza. Quando J.W.Goethe, all’inizio del suo viaggio in Italia compiuto nel 1786, arrivò a Innsbruck, descrisse la città austriaca così: “… giace in splendida posizione entro un’ampia, pingue vallata, fra alte rupi e montagne”. È una descrizione che si sarebbe potuta applicare anche agli altri centri della vasta regione posta al di qua e al di là del Brennero, regione che poi (dopo il congresso di Vienna) fu unificata nella Contea del Tirolo all’interno dell’Impero asburgico.

Com’è noto, quell’organismo cessò di esistere dopo la prima guerra mondiale, subendo sul piano politico la drastica frammentazione che invece, al livello del paesaggio, della cultura materiale e anche dell’economia, può essere contestata dall’enumerazione di caratteristiche più sfumate. Persino la questione della lingua – che a partire dall’epoca dei nazionalismi diventò un elemento essenziale d’identificazione escludente – non è mai riuscita a smembrare nel profondo quello spirito unitario, ancora oggi vivo in chi pensa al Tirolo “storico” non come a qualcosa di definitivamente scomparso, ma ne sottolinea al contrario l’essenza plurilinguistica e sovra-nazionale soprattutto in chiave futura (di recente l’ha fatto, per esempio, Hans Karl Peterlini, con un libro – “Tirol, Notizen einer Reise durch die Landeseinheit” – che cerca proprio di ricucire il tessuto sfibrato del nostro territorio in un quadro orientato all’avvenire).

Ma proprio questo è il punto. Quante sono, oggi, le persone pronte a scommettere su una rinascita del Tirolo non in senso sterilmente nostalgico, bensì disponendosi a lavorare seriamente per il superamento delle barriere e degli ostacoli creati in novant’anni di disunità? Il compito è reso difficile non solo da alcuni ritardi istituzionali (Italia e Austria non hanno ancora ratificato il protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Madrid, che potrebbe portare alla creazione di un organismo transfrontaliero dotato di personalità giuridica), ma anche dal periodico ritorno d’impulsi etnocentrici, come quelli recentemente osservati a proposito di una mozione firmata da Sven Knoll, del movimento Süd-Tiroler Freiheit, e votata da ben 15 consiglieri della Svp. Con essa si punterebbe a ripristinare il cosiddetto “Zweier-Landtag”, la seduta congiunta della Dieta del Tirolo e del Consiglio provinciale di Bolzano, ignorando quindi a bella posta il Trentino, cioè il Tirolo “italiano”. Uno sgarbo fatto in mome dell’unità tirolese che in realtà tende a replicare uno dei motivi principali (se non il principale) della distruzione dell’antico Tirolo. Andreas Hofer si sarà rivoltato nella tomba.