Chi c’ha visto?

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/partito-democratico-27/diamanti-1mar/diamanti-1mar.html

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Appunti sul disagio (L’identità usurpata)

Stavo riordinando gli appunti in vista della discussione di giovedì prossimo (“Anatomia del disagio”, Accademia Cusano, Bressanone, ore 20.00) e mi sono imbattuto in questo “vecchio” pezzo di RDS. Un’utile lettura, anche in considerazione delle “nuove” convulsioni all’interno della destra italiana.

http://www.grueneverdi.bz.it/mikrosites/riccardo-dello-sbarba/artikel-und-beitraege/italiani-il-disagio-e-finito.html

L’identità usurpata degli altoatesini

 

Riflettere sulle gravi difficoltà nelle quali si sta dibattendo il Centrodestra locale è utile per capire i problemi più generali che affliggono il gruppo linguistico italiano dal punto di vista politico. Per anni i fautori di un Alto Adige essenzialmente “italiano” si sono illusi di possedere gli argomenti migliori allo scopo di rappresentare la “nostra comunità” (come amano ripetere). Sottinteso – e sta qui, per l’appunto, l’illusione – era che si riuscisse a farlo scegliendo di opporsi frontalmente al “sistema”, recitando insomma la parte di chi si ritiene condannato e represso da un potere malvagio, indifferente alle istanze di giustizia ed equità nelle quali tutti avrebbero dovuto riconoscersi. Si sono così evidenziate le nostre qualità peggiori, come per esempio l’incapacità di fare i conti con la storia di questa terra, la tendenza a considerare l’autonomia alla stregua di un’anomalia costituzionale, per finire con un’attitudine piuttosto marcata al lamento e alla recriminazione. La colpa, ogni colpa, sempre e solo degli “altri”.

 

Eredi del clamoroso successo elettorale ottenuto sull’onda di un risentimento tanto furioso quanto miope (era l’anno 1985, e alle elezioni amministrative il Movimento Sociale Italiano toccò il 22,5% dei voti promettendo di scardinare alcune norme fondamentali dell’autonomia), i partiti del Centrodestra hanno successivamente reso inutilizzabile e per così dire congelato quel vasto consenso, rimanendo così prigionieri di un dilemma irrisolvibile alla luce del suo stesso presupposto. Perché quando poi si è finalmente pensato di poter contare di più (mettendo sul piatto della bilancia più voti del Centrosinistra), lo si è sempre fatto riattivando immancabilmente il principio di una polarizzazione tra quello che i tedeschi chiamano “Staatsvolk” e le minoranze locali. Anzi, in preda ad un’evidente confusione, si è finito addirittura con l’ambire – in modo del tutto paradossale – al riconoscimento di un particolare status di minoranza, senza rinunciare tuttavia a mettere in dubbio (e talvolta a minacciare) l’autonomia con un linguaggio ancora intessuto da stilemi nazionalistici (i famosi tricolori da piantare in ogni maso).

 

Maggiormente orientati verso un’ipotesi di governo, neppure i cosiddetti “moderati” del futuro Pdl sono mai riusciti a compiere quel passo che avrebbe potuto sottrarre l’immagine dell’“italianità” a una doppia usurpazione: la prima eseguita dai “tedeschi” che hanno cercato di ricondurre gli altoatesini ai loro antenati fascisti, la seconda dai non pochi “italiani” che hanno fornito loro buoni argomenti per legittimarne l’accusa. Intanto una cosa è certa: se ancora una volta si aspetteranno in modo supino soluzioni dalla lontanissima Roma, una tale usurpazione non finirà tanto presto.