Secondo laconica definizione, il 4 novembre celebra la festa delle Forze Armate, l’anniversario della fine della prima guerra mondiale (la Grande Guerra) e l’Unità nazionale. Per ovvi motivi, in Sudtirolo questa festa rappresenta però anche un’occasione di scontro, una delle tante linee di frattura (cleavages) che dividono la memoria storica degli italiani e dei tedeschi. Deporre corone d’alloro al Monumento della Vittoria, visitare gli ossari riempiti di povere vittime trasportate al confine dopo la loro morte, recarsi addirittura in pellegrinaggio alla tomba di Ettore Tolomei, tutto questo non costituisce perciò soltanto un esempio di scarsa sensibilità nei confronti degli “altri”, ma serve purtroppo a cementificare quell’immagine di popolo “colonialista” che continua ad essere sfruttata da chi evidentemente ha tutto l’interesse a considerare gli italiani, gli altoatesini, alla stregua di un corpo estraneo impiantatosi provvisoriamente in questa terra. Detto insomma senza troppi giri di parole: i festeggiamenti del 4 novembre – nelle forme sopra descritte – corrispondono a un suicidio politico.
Sabato scorso, a Bolzano, alcuni esponenti del Pdl erano in piazza a raccogliere firme contro Oswald Ellecosta, il vicesindaco “reo” di aver firmato lo strampalato opuscolo dell’inconcludente gruppo di “lavoro” (lo chiamano così) per l’autodeterminazione. Anche l’onorevole Holzmann, del quale si parla come probabile candidato sindaco del capoluogo altoatesino, era lì a condividere l’iniziativa. Ma tra un Ellecosta che dichiara di essere stato “liberato” l’8 settembre del 1943 (e che non rinuncia a sognare un Südtirol de-italianizzato) e un Holzmann che rende omaggio a Ettore Tolomei (il quale sognava un Alto Adige de-tedeschizzato) che differenza c’è? Ai fini della convivenza e del reale progresso di questa provincia, non ci troviamo forse di fronte a un medesimo atteggiamento di chiusura e d’irrigidimento su fronti identitari inconciliabili e dunque privi di condivisibili prospettive?
Torniamo al 4 novembre. Da parte italiana è immaginabile, finalmente, un atto di concreta autocritica e di costruttiva rielaborazione di un passato bisognoso senza dubbio d’essere “ricordato” (e con ciò compreso, studiato, analizzato) senza per questo venir mistificato nella retorica della “celebrazione”? O se di questa “celebrazione” qualcuno non può farne proprio a meno, è possibile che si riconosca almeno l’inopportunità di confezionarla in modo da renderla un facile strumento d’accusa e di rivalsa? Perdere qualcosa dal lato ideologico, della conservazione di simboli e punti di riferimento d’impronta smaccatamente nazionalistica, consentirebbe al gruppo linguistico italiano di liberarsi da un’eredità infruttuosa.
Corriere dell’Alto Adige, 3 novembre 2009
* Il video qui sopra è quello ufficiale del Ministero delle Forze Armate.

3 risposte finora ↓
yeah // 3 Novembre 2009 a 14:35
Ottimo commento – nothing to add!
fabivS // 3 Novembre 2009 a 14:35
Condivido molti degli argomenti che hai esposto in questo tuo pezzo.
Valentin[o] // 5 Novembre 2009 a 14:35
http://blaun.wordpress.com/2009/11/05/cavalieri-templari/