
Conosco un uomo che incarna lo spirito dei tempi. Non è un Napoleone sul cavallo bianco, non è un individuo cosmico-storico (come diceva Hegel), ma un ben più modesto esempio di cortocircuito glocal. È l’ospite inquietante – come Nietzsche chiamava il nichilismo - perché viene dal nulla e indica il nulla. Semplicemente, un giorno si è materializzato da queste parti, come un Odradeck importuno e inopportuno, e anche nel suo caso “il pensiero che possa sopravvivermi” mette angoscia. La sua tecnica argomentativa è semplice. Intinge la punta della penna nel veleno e poi la ripassa nel miele. Quando scrive lascia una striscia di zucchero, ma lo fa solo per spremere meglio il veleno che ha dentro. Così può capitare di sentirlo affermare tutto e il contrario di tutto. Potrebbe dirvi di odiare i nazisti, facendovi capire subito dopo che Goebbels, in fondo in fondo, andava capito e qualche ragione ce l’aveva. Si scaglierà contro i comunisti, non prima però di avervi raccontato quando da ragazzo faceva a pallate di neve con un cugino di Lenin. Soprattutto: non rinnegherà mai il potente di turno. È un uomo di sabbia, che alla prima folata di vento vi si sbriciola davanti, ma che proprio grazie al vento riuscirà sempre a ricostruirsi un po’ più in là, su quell’altra duna. Ovviamente, appena possibile, vi pugnalerà alle spalle. Ma subito dopo busserà calorosamente alla vostra porta, come se niente fosse, per dimostrarvi le virtù dell’amicizia e della convivialità. Questa sua abilità nel voltar la gabbana è precisamente quello che gli consente di essere “al passo con i tempi”, anzi, come dicevo, d’incarnare perfino lo spirito del nostro tempo. Il presupposto immorale di ogni sua disgustosa caccabaldoleria (e veramente nessuno, meglio di lui, sa dar caccabaldole). Niente lo coglierà di sorpresa, sempre pronto, com’è, a qualsiasi genere di capriola. E se dovesse mettersi male, se qualcuno dovesse cioè inchiodarlo alle sue responsabilità, eccolo trasformarsi prontamente in un’anguilla (come il battente della porta di casa della Fata Turchina). Affermerà di essere stato travisato. Negherà l’evidenza. Se potrà (e lo può sempre, non conoscendo vergogna) cercherà di falsificare i documenti che provano la sua ignominia. Extrema ratio: vi inviterà a mangiare una pizza o vi proporrà un brindisi. Alla sua salute.
A quest’uomo non daremmo tutta questa importanza, se non temessimo che esso possa esprimere una tipologia vieppiù dominante. I segni della sua moltiplicazione e della sua diffusione sono ormai ovunque.
Magistrale.
il consumatore della parola, l’utente del linguaggio
a proposito di come questo homo consumans si comporta, anche e non solo rispetto al linguaggio, calza anche la descrizione di Bauman:
“Nella società dei consumi della modernità liquida, lo sciame tende a sostituire il gruppo con i suoi leader, le gerarchie e l’ordine di beccata [...] essi si radunano e si disperdono a seconda dell’occasione, spinti da cause effimere e attratte da obbiettivi mutevoli. [...]. In verità, gli sciami non hanno un alto ma solo una direzione di fuga che in se stessa determina la posizione dei leader e dei seguaci per la durata di quella traiettoria, o almeno per una sua parte. Le società di consumatori tendono verso la disgregazione dei gruppi a vantaggio della formazione di sciami perché il consumo è un’attività solitaria (è perfino l’archetipo della solitudine) anche quando avviene in compagnia. Essa non stimola la formazione di legami durevoli, ma solo di legami che durano il tempo dell’atto di consumo. [...] Questi legami [...] non hanno alcuna influenza sui movimenti futuri dello sciame e non proiettano alcuna luce sul passato dei suoi componenti. [...] “
Grazie da. Effettivamente, inquadrare il nostro “uomo” all’interno di un discorso sugli “sciami” mi pare illuminante…
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