Caro Marco, grazie. Ho visto stasera il film di Virzì su Bobo. M’è piaciuto. M’è piaciuto molto. Anche al di là di quell’autocompiacimento, quell’autoindulgenza tremenda che impastava ogni scena, ogni discorso, ogni cosa. Mi pare anche di aver capito qualcosa di me, di noi, visto che poi si parlava di Livorno e dei livornesi e io, noi, siamo inequivocabilmente due livornesi. Mi sono in particolare riconosciuto in quella metafora della “retromarcia”, si dice a un certo momento, che ti porta a non finire le cose, a rovinare tutto quando sei lì che ce l’hai quasi fatta, a quella voglia di mandare affanculo la gente e di mandarsi affanculo noi stessi. Fallimento e poesia, o il fallimento come poesia. E l’eterno dilemma: restare e fallire o andarsene e farcela. Ma più oltre, già che ci siamo, e se da qui in avanti provassimo a farcela restando o a fallire andandocene? Non lo so. Comunque il film m’è piaciuto. Tuo, G.

1 risposta finora ↓
marcolenzi // 11 Luglio 2009 a 14:35
carissimo,
mi fa molto piacere che il film ti sia piaciuto, anche a me è piaciuto (a parte – appunto, condivido – qualche frasetta autocompiaciuta – devo dire più di virzì che di bobo, però…). sulla questione ‘metafisica’ del fallimento non saprei cosa dire così su due piedi, anche se è una questione estremamente stimolante (soprattutto per me, ovviamente, che come bobo – senza volermi ovviamente paragonare a lui – sono uno dei ‘rimasti’). io credo sia un gioco sottile nel quale la differenza la fa l’importanza che vuoi dare nella tua vita al ’successo’ e la misura in cui tendi a identificarlo o meno con il ‘riconoscimento’. credo che al secondo (il riconoscimento della qualità di ciò che si fa) aspirino tutti gli uomini: è la cosa più ovvia e naturale per chiunque si accinga a fare ‘qualcosa’ nella vita che non sia semplicemente vivere (nutrirsi, dormire, divertirsi, aspetta’ di mori’). il riconoscimento però non dev’essere mai confuso con il successo: sono due cose diversissime e per certi versi opposte. il riconoscimento di poche, ammirate persone che si stimano ci può bastare per sentirci ‘arrivati’, per ‘farcela’, mentre il successo è sempre decretato dal numero, dai grandi numeri (che siano quelli di michael jackson o quelli di umberto eco – che è indubbiamente un uomo ‘di successo’, non ha importanza, si parla comunque di un ‘bacino di utenza’ di almeno qualche decina di migliaia di persone). io cerco il riconoscimento, non il successo, che non mi interessa. e anche a bobo, per come lo conosco, non credo alla fin fine interessi granché arrivare a tanta gente. non credo si senta frustrato per non essere riuscito a ’sfondare’ come elio o carmen consoli. ma è una mia opinione, non ne sono ovviamente certo. è un argomento comunque, ripeto, interessante, che mi piacerebbe avere occasione di approfondire. grazie per averlo posto. ti abbraccio.
ps il disco l’hai preso? è bellissimo.