Sentieri Interrotti / Holzwege

Addio a Aldo Gargani

20 Giugno 2009 · 55 Commenti

Grave lutto nel mondo della filosofia italiana. È morto Aldo Giorgio Gargani, profondo conoscitore del pensiero di Wittgenstein e scrittore, pensatore affascinante e originale. Soprattutto è stato un grande maestro.

http://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20090618_gargani.html

http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&doc=588

Contestualmente, segnalo questo articolo di AGG, un necrologio di R. Rorty, al quale sono arrivato mediante questo blog [qui]:

http://stereotypi.tumblr.com/post/126934824/il-mio-richard-rorty-da-reset-105

_____________________________________

Nicola Perullo (NP) mi ha spedito un ricordo di Gargani, suo maestro all’università di Pisa, che molto volentieri pubblico.

Giorgio Gargani non aveva detto a nessuno la verità sul suo male, e il motivo, come avevo intuito non appena lo avevo saputo, non più di dieci giorni prima del suo decesso, e come d’altra parte mi aveva confermato al funerale il figlio maggiore Alberto, era che confessare il suo male avrebbe significato ridurre il carico dei suoi impegni e del suo lavoro. Giorgio Gargani ha lavorato, scritto, studiato, partecipato a conferenze fino a pochi giorni prima della sua morte, e questa passione per la filosofia, per il rigore incessante del pensiero, è stato il contrassegno, direi le stimmate della sua intera vita. Giorgio Gargani ci ha lasciato senza alcuna concessione al pettegolezzo, senza alcuna concessione all’esibizionismo, neppure quello, che solitamente ma certo erroneamente tendiamo a scusare, della malattia e del disagio. Confessare pubblicamente il male che lo aveva colpito, o che forse era semplicemente esploso, a causa delle profonde sofferenze da lui subite negli ultimi anni, per la morte della compagna della sua vita, Paola, e del fratello maggiore, che per lui era stato come un padre, confessare quel male avrebbe significato suscitare negli altri un atteggiamento compassionevole e richiedere speciali riguardi, tutto ciò che Giorgio Gargani non voleva, non per moralismo, né per una visione bigotta della vita, tutt’altro: per continuare ad avere la libertà di essere ciò che era. Il coraggio di essere è il titolo di un libro di Aldo Giorgio Gargani sulla cultura mitteleuropea, ma il titolo esprime al meglio la tonalità emotiva dell’esistenza di Giorgio Gargani.

Nell’ottobre del 2008 Giorgio Gargani mi aveva onorato della sua partecipazione alla presentazione di un mio libro, proprio nell’Aula Magna nuova della Sapienza di Pisa, dove anche ha tenuto, nel maggio del 2009, l’ultima lezione della sua vita, nell’ambito delle celebrazioni dell’anno galileiano. Pochi giorni prima della presentazione ero andato a trovarlo nella sua casa, in quella che è stata la sua ultima casa. Giorgio Gargani non stava bene, aveva febbri alte che non riusciva a eliminare, così mi disse quando mi accolse, facendomi accomodare nella sala con le finestre che davano sulla strada. Nella sala dove mi aveva accolto non c’erano libri, ed era la prima volta che entravo in una casa di un professore universitario senza avere la vista sovrastata e devastata dalle immagini di migliaia di volumi ma, avevo subito dopo pensato, questo era in fondo proprio quello che avevo imparato da Gargani, che il mondo non è solo il mondo dei filosofi, come la maggior parte dei filosofi pensa, e neppure il mondo dei libri, come la quasi totalità dei professori universitari effettivamente pensa. Spero di non peggiorare, mi avevo detto, perché ho letto il suo libro e verrei molto volentieri; aveva preso in mano il mio libro, e io mi ero accorto che il libro era chiosato, piegato con le orecchie in molti punti, e poi guardando il tavolo davanti al divano dove era seduto Giorgio Gargani, di fronte a me, mi ero accorto che su quel tavolo erano presenti anche altri miei lavori precedenti, lavori che io non gli avevo certo fatto avere per la presentazione del mio ultimo libro ma che, evidentemente, Giorgio Gargani si era procurato o aveva recuperato da solo. L’ho letto due volte, mi aveva detto, e io lì sono rimasto basito, effettivamente lì l’insegnamento che avevo coscientemente ricevuto non mi aveva permesso di razionalizzare il fatto: aveva letto due volte il mio libro, pagina per pagina, riga per riga, e la riprova del suo rigore assoluto era già lì, perché mi parlava a memoria degli esempi che io avevo fatto nel libro, ricordando nomi, citazioni e circostanze. Parlammo poco, perché non stava bene, avevamo solo accennato, anzi io avevo ancora accennato all’idea, vecchia di almeno un anno, di andare a cena sul mare, magari la prossima estate, insieme al mio amico e suo altro allievo Marco Lenzi, e Giorgio Gargani aveva detto che volentieri sarebbe venuto a cena con noi, non appena si fosse rimesso ma che, cosa che in effetti sapevo dal primo anno in cui l’avevo conosciuto, nel 1988, dovevamo sapere che non aveva patente, e quindi non poteva guidare. La veniamo a prendere, gli avevo detto, perché a volte ci davamo del lei, a volte, quando lui lo ricordava, del tu, ma questo era avvenuto solo negli ultimissimi tempi. Prima di congedarmi, mi aveva chiesto di riscrivergli il mio numero di telefono, per qualunque evenienza aveva detto, e con quel sorriso accennato da grande attore di teatro, quale anche effettivamente egli era, guardando un foglio di carta sul tavolo davanti al divano sul quale Giorgio Gargani era seduto, di fronte a me, un foglio di carta su cui erano scritte alcune formule matematiche per me del tutto incomprensibili, mi aveva detto “che dice, lo scrive sotto quei limiti?”

Alla presentazione del mio libro Giorgio Gargani era ovviamente venuto, anche se aveva la febbre alta, e aveva parlato più di trenta minuti con grande profondità, con rigore e con originalità e, come avveniva sempre, e per me dall’ottobre del 1988, durante la prima lezione all’Università in cui avevo avuto modo di ascoltarlo, aveva aperto nuovi scenari e illuminato nuovi sentieri.

Quel numero di telefono servirà per la nostra cena sul mare, che ormai  potrò consumare solo nei sogni.

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55 risposte finora ↓

  • GiaT // 20 Giugno 2009 a 14:35

    Oh, no…

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    http://marcolenzi.wordpress.com/2009/06/21/aldo-giorgio-gargani/

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    era prevedibile perché si vedeva ad occhio che non stava bene per niente…

  • marcolenzi // 21 Giugno 2009 a 14:35

    però, che commento… e che intuito: complimenti!

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    mi sembra che ci sia poco da fare gli spiritosi…
    i miei commenti valgono i tuoi e se i miei non ti piacciono (o non ti piace il mio intuito) puoi andare tranquillamente al diavolo o in altri posti che magari sono di tuo maggiore gradimento!!

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Non litighiamo qui, almeno qui, dai…

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    io non ho nessuna intenzione di litigare ma se ci sono qui
    personaggi di dubbia intelligenza convinti di essere spiritosi mi ci tirano per i pochi capelli che mi sono rimasti!!

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Carissimo Giuseppe, Marco Lenzi è un mio amico, è un allievo di Gargani ed è persona intelligentissima (nonché squisita). Sono certo che non voleva offenderti, magari si aspettava un commento più partecipato, ecco, ma non voleva offenderti. Ti chiedo io scusa per lui. Non facciamo degenerare questo thread in un litigio inutile.

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    da quel che risulta da Google Marco Lenzi è una specie di musicista (se è lui) che non ho mai avuto il piacere di conoscere:-); accetto le tue scuse ma sarebbero più gradite le sue… mi aspettavo che Gargani morisse dall’ultima volta che l’ho visto a Pisa (un po’ di mesi fa) e la cosa quindi non mi ha stupito affatto… poi se questo disturba Lenzi sono cazzi suoi…

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    È anche un musicista.

    http://www.myspace.com/marcolenzicomposer

    Polemica finita, ok?

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Panella, lei è questo?

    http://retroguardia2.wordpress.com/biobibliografia-di-giuseppe-panella/

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    se il tizio in questione non la riprende autonomamente, per me è finita…

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    si sono io… qualcosa in contrario?
    la foto è di qualche anno addietro però:-)

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    si sono io… qualcosa in contrario?

    No, assolutamente. Benvenuto da queste parti. Ma perché è così aggressivetto? (anche con me, dico, che come vede la tratto con i guantini di velluto?).

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    ricambio l’aggressività ricevuta all’arrivo:-)

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Per provocare una sorta di climax?

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    no – una possibile catarsi tragica:-)

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Interessante il tuo sito. Lo metto nel blogroll… a mo’ di epilogo lieto.

  • np (non pervenuto) // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Caro Gabriele,
    vedi perché non scrivo più su alcun blog, neanche sul tuo? Purtroppo non c’è niente da fare. L’unica forma di comunicazione democraticamente partecipata, su internet, è il villipendio e l’insulto, o – quando va bene – il cazzeggio. Anche così, tanto per dire qualcosa, una sorta di tic.
    Che a seguito del mio ricordo ci siano commenti di certo livello, beh, mi disgusta e mi amareggia.

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Caro Nicola, l’estensione della partecipazione (attraverso questi mezzi, questi spazi, teoricamente accessibili a tutti) comporta per l’appunto la “deriva” verso forme di comunicazione che in contesti più controllati (protetti, ma anche chiusi, se vogliamo) non si danno o si danno un po’ meno. La scommessa (non sempre vinta, te ne do atto) è che questa “deriva” possa essere bloccata mediante l’inserimento di una funzione collettiva di autocontrollo, allorché un blog istituisce una “community” sufficientemente coesa….

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    secsi vuole che questi luoghi non degenirino bisogna stare attenti a quello che si scrive… soprattutto nei confronti di chi non si conosce…
    grazie per i commenti così gentili su RETROGUARDIA…

  • marcolenzi // 21 Giugno 2009 a 14:35

    fermi, fermi… leggo solo ora e porgo immediatamente le mie scuse al sig. panella; non era assolutamente mia intenzione offenderlo. ho solo reagito un po’ impulsivamente a quella che mi era parsa un’annotazione superflua. mi rendo conto di aver risposto con un tono un po’ sopra le righe e di questo mi scuso di nuovo pubblicamente.

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    e io ringrazio altrettanto pubblicamente:-)

  • marcolenzi // 21 Giugno 2009 a 14:35

    comunque penso abbia ragione nicola: troppo spesso sui blog e sui forum le discussioni degenerano in sterili critiche reciproche… anch’io ne sono vittima e artefice insieme; non so bene da che cosa dipenda, ma credo che la forma di queste discussioni sia in gran parte responsabile di ciò: il fatto di non conoscere personalmente chi scrive, il fatto di non avere risposte immediate e soprattutto il limite evidente costituito dal non avere davanti a sé il proprio interlocutore in carne e ossa portano inevitabilmente (specialmente se per motivi personali si è un po’ nervosetti come lo sono io in questi giorni) ad accendere per così dire la miccia.
    si vorrebbe scrivere tanto, molto di più di quello che si riesce a fare, se non altro per rendere nel modo migliore possibile le sfumature espressive e i toni del nostro discorso (che certo non possono essere sostituiti da uno smiley…), ma ovviamente non possiamo farlo.
    ergo: forse non si addicono ai blog temi troppo ampi o profondi poiché anch’essi – i blog – sono inevitabilmente costretti entro la forma della fast culture alla quale non possono sfuggire e che informa di sé tutte queste nuovi stili comunicativi legati al web. forse stiamo pretendendo un po’ troppo da questi blog…

    mi fa piacere che panella mi abbia a sua volta teso la mano che ho teso a lui in segno di pace

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Ripeto… la forma indubbiamente condiziona, ma sta anche un po’ a noi piegare la forma alle nostre esigenze e, quindi, a criteri di costumanza (va beh…) che risultino produttivi per la comunicazione.

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    nel caso dei blog ma anche dei gruppi di discussione la forma corrisponde al contenuto…
    è facile che la discussione degeneri proprio perché la dimensione che dovrebbe contenerla è inadeguata alla gamma espressiva di scrittura anche di una semplice lettera… per cui forse ad essi andrebbero riservate le notizie, non i commenti più articolati…

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    per i blog ecc. forse non c’è ancora una configurazione mentale (e antropologica) adeguata…

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Giuseppe, ma a volte funziona. Più che parlare di ineluttabile corrispondenza di forma e contenuto, non è sempre il caso di adattare i contenuti alle forme? Non è possibile migliorarsi? Il blog Nazione Indiana, per esempio, funziona bene. O no?

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Nazione Indiana pubblica testi che poi vengono commentati talvolta assai aspramente… Funziona
    ma ha i suoi limiti e così tutti i blog letterari… La logica della rissa è forse connessa al blog?

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    La logica della rissa è connessa anche a certe trasmissioni di politica, quelle nelle quali a un certo punto tutti si sovrappongono e urlano e non si capisce più nulla. Eppure, se la moderazione funziona e i partecipanti vengono indotti a regolare i propri interventi possono nascere discussioni interessanti. Ripeto per l’ennesima volta, non vedo perché non potremmo farlo anche noi, qui.

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    direi che più che mai in questo caso la prova del budino è nel mangiarlo, no? :-)

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Ma sì, direi di sì. Valorizziamo piuttosto gli aspetti positivi. Abbiamo la possibilità di utilizzare piattaforme di discussione sulle quali possono convergere persone che prima non si conoscevano (o che, abitando distanti, non hanno la possibilità di comunicare frequentemente) su temi d’interesse pubblico. Non è poco, secondo me.

  • superciuk // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Posto un intelligente articolo del Manifesto, chiedendomi, su questo sito, se chi si prostra commosso davanti alla salma abbia mai letto una sola riga del filosofo.
    http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090619/pagina/12/pezzo/252807/
    TAGLIO MEDIO | di Alfonso M. Iacono
    ADDII
    La parabola filosofica di Aldo Gargani
    Studioso di Wittgenstein, è morto ieri a Pisa
    Riflettendo su uno dei suoi libri certamente più significativi, Il sapere senza fondamenti, Aldo Giorgio Gargani diceva di rispondere sempre filosoficamente in modo ritardato alle sollecitazioni che venivano dalla società. Il sapere senza fondamenti, che recentemente è stato ripubblicato da Mimesis per la cura di Arnold Davidson, uscì nel 1975. Erano passati sette anni dal fatidico ‘68, e questo libro metteva in discussione alcuni capisaldi, allora dominanti anche nella sinistra critica, del concetto di verità nel sapere e in particolare nel sapere scientifico. Gargani mostrò come in molti casi i discorsi sulla scienza fossero legati ai cerimoniali della comunità scientifica e all’immagine che questa si dava. Parlò di feticci epistemologici quando altri erano ancorati a un’idea forte – in realtà rigida – di sapere scientifico e di verità della conoscenza. Era ancora l’epoca in cui si dividevano uomini e idee in razionali e irrazionali, buoni e cattivi e naturalmente gli irrazionali-cattivi erano di destra. Circolava un notevole manicheismo, nascosto e nello stesso tempo giustificato dal fatto che si era contro, un manicheismo che il ‘68 aveva in parte incrinato in parte irrigidito.
    Alcuni anni dopo, nel 1979, Gargani curò per Einaudi un libro collettivo intitolato Crisi della ragione, che ospitava contributi di Bodei, Veca, Badaloni, Viano, Ginzburg tra gli altri. Anche questo volume creò qualche imbarazzo (persino tra gli stessi coautori). Eppure Gargani stava portando alle estreme conseguenze alcuni effetti liberatori del ‘68 insieme a nuove interpretazioni del pensiero di Ludwig Wittgenstein, del quale era uno dei più illustri e importanti studiosi. Si deve anche a Gargani, sulla scia dei contributi di Brian McGuinnes che fu suo professore a Oxford, se Wittgenstein è passato da interpretazioni fondamentalmente neopositivistiche, in gran parte legate alla filosofia della scienza, a interpretazioni dove i giochi linguistici, le pratiche filosofiche, la psicologia, il gesto, l’arte si accompagnano al sapere scientifico e vi si intrecciano in una filosofia che Gargani leggeva come analisi delle possibilità.
    L’ultimo suo scritto pubblicato si intitola infatti Wittgenstein: la filosofia come analisi delle possibilità. È un saggio uscito sulla rivista «Il pensiero» che sintetizza la sua precedente ricerca sul filosofo viennese edita da Cortina. Rifacendosi a una lettera di Wittgenstein del 1934 scritta al grande economista Piero Sraffa, suo caro amico nonché amico di Antonio Gramsci, Gargani sottolinea l’atteggiamento antidogmatico dell’autore del Tractatus – scrive – «la filosofia è una pratica simbolica che si assume e che poi si può rilasciare o abbandonare per poi riprenderla nell’attualità di un problema (si tratti dei fondamenti della matematica, dell’esperienza privata, delle menti altrui, della certezza, del rapporto semantico fra la parola forse, termine non denotativo, e la parola mela, termine denotativo) nel quale ci imbattiamo perché intriga, turba, sgomenta il nostro pensiero e magari anche la nostra vita».
    Per Wittgenstein non c’è corrispondenza tra pensiero e realtà esterna, né, scrive Gargani, c’è un senso che diriga l’uso delle parole quando queste vengono applicate. Non c’è regola che sia causa dell’uso del linguaggio. La regola è un’ipotesi, che riguarda il comportamento degli uomini, ma non è la guida per le cose a cui gli uomini si applicano. «Una storia, una narrazione, oppure un’ipotesi: questo è ciò in cui può consistere l’espressione di una regola». Dal sapere senza fondamenti all’importanza della narrazione, Gargani ha percorso una strada che gli ha fatto riscoprire le teorie di Ludwig Boltzmann, ispiratore di Wittgenstein, il quale ha scritto: «Le nostre idee delle cose non sono mai identiche alla loro essenza. Sono solo immagini o anzi simboli, che rappresentano l’oggetto in modo necessariamente unilaterale, ma non possono fare altro che imitarne certi tipi di connessione, non intaccandone minimamente l’essenza».
    Gargani ha praticato queste idee, per esempio, in Sguardo e destino, dove la narrazione, la messa in gioco del proprio Io, la riflessione esistenziale si intrecciano per formare un’esperienza filosofica. Ha anche collaborato con Claudio Proietti per una performance filosofico-musicale sulla Vienna di fine secolo.
    Qualche anno fa Giorgio aveva deciso di andare in pensione. Poi se ne pentì. Gli mancava il rapporto con gli studenti. Tornò a insegnare negli ultimi anni, molto felicemente, senza dovere più subire l’affastellersi delle questioni burocratiche. Forse in questi ultimi anni, liberato dal peso accademico, ha potuto esprimere fino in fondo il suo piacere di fare filosofia, condividendo con chi gli è stato vicino questo gioco che qualunque rappresentazione o qualsivoglia narrazione non può descrivere né fare rivivere.

  • superciuk // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Non credo lo abbia mai letto

  • da // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Vi pare che “funzioni” NI ? A me pare che la vanità egotica e la polemica interpersonale raggiungono livelli che qui, in confronto, sono del tutto accettabili. A me che non sono proprio un intellettuale suscita una diffidenza che in altri scivolerebbe verso l’ odio della cultura. Avere cura della parola che ci è data non sembra essere attuale. Nè la deferenza rispetto a quella altrui, quando l’intenzione non è strumentale. Altrettanto doverosa è l’intransigenza verso l’errore, ma una cosa è l’errore, altra è la persona che l’esprime. Ma c’è così tanta confusione sopra e sotto il cielo che ogni contributo che dica o sottragga a proposito del tema che si è scelto dovrebbe avere spazio.

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Iacono si è laureato con Gargani e io l’ho visto sia con Il sapere senza fondamenti che con Lo stupore e il caso in mano:-)
    a leggere l’ha letto… se l’abbia capito fino in fondo è altra domanda:-)

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Luigi, in questo sito scrivono persone come Marco Lenzi e Nicola Perullo, che non solo hanno letto Gargani, ma l’hanno frequentato per anni come allievi all’università di Pisa e poi anche in privato. Io ho conosciuto Gargani da studente, ho letto numerosi sui libri (a cominciare dalla sua dissertazione su Wittgenstein degli anni sessanta) e poi i libri Sguardo e Destino, Lo stupore e il caso, Stili di analisi, La frase infinita. Anche l’autore dell’articolo da te citato, Iacono, insegna a Pisa ed è una “nostra” vecchia conoscenza (in particolare di Nicola Perullo, se non sbaglio). Secondo me sei tu che non conosci Gargani. Dai retta, rivolgi le tue premure al tuo amico Signani, ne ha più bisogno di noi.

  • marcolenzi // 21 Giugno 2009 a 14:35

    ecco, perfetto: mi sembra che superciuk abbia subito compreso e raccolto l’esortazione di gabriele… :)

    PS per l’amor di dio, eh, non ho nessuna intenzione di litigare qui… io l’esortazione di gabriele la raccolgo…

  • gadilu // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Superciuk, come noto, non fa testo. In ogni spazio come questo appare sempre un cosiddetto troll, cioè uno che interviene sempre a sproposito. Lui si è scelto questo ruolo. Non ho ancora capito bene perché. È una sorta di tassa che bisogna pagare.

  • np (non pervenuto) // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Ecco, mi mancava anche in una discussione su Gargani l’intervento del filosofo superciuk.
    Ne sentivo davvero la mancanza.
    Vai a studiare, ignorante.

  • Klingo // 21 Giugno 2009 a 14:35

    Un ricordo da libraio del prof. Gargani. Pochi giorni fa doveva partecipare alla presentazione dell’ultimo libro del prof. Giuliano Campioni su Nietzsche ma saltò perchè non si sentiva molto bene. Ci dissero poi in privato che le sue condizioni di saluti erano parecchio cagionevoli e che non c’era da stare allegri.

    Ricordo la signorilità con la quale ha sempre frequentato la mia libreria ed in particolare il settore filosofico che gestisco nella speranza proprio di non apparire superfluo difronte a personaggi di tale statura intellettuale. E’ un piacere ed un privilegio averlo ospitato spesso anche per presentazioni nelle quali non era mai banale, prolisso e sempre sempre affascinante.

    Una grave perdita per la filosofia italiana e ancor più grave per l’Ateneo pisano di cui era figura di spicco.

  • Giuseppe Panella // 21 Giugno 2009 a 14:35

    qual è la tua libreria?

  • fedris // 21 Giugno 2009 a 14:35

    da “Lezioni sulla libertà di volere”, appunti di Yorick Smythies, p.67, Einaudi 2006

    “A volte vedete un pezzo di carta nel vento volare a casaccio di qua e di là. Supponete che il pezzo di carta potesse prendere la decisione: “Ora voglio andare da questa parte”. Dico: “Che strano, questa carta decide sempre dove andare, e ogni volta è il vento che la spinge. Io so che è il vento che la spinge”.
    La stessa forza che muove la carta muove anche, in un modo differente, le sue decisioni.

    Un ringraziamento, benchè umilissimo, per ogni Vostra perspicua analisi.

  • gadilu // 22 Giugno 2009 a 14:35

    Rispondo io: è la Feltrinelli.

  • GiaT // 22 Giugno 2009 a 14:35

    Molto bello e commovente il ricordo di NP, grazie.
    Vedo che qui sopra si fa il solito giochino: ma avranno letto veramente i libri, e se sì li avranno capiti, etc. Giochino quanto mai odioso e sciocco.
    Io non ho una formazione da filosofo, quindi la mia conoscenza di Gargani si riduce, verso gli inizi degli anni 90, al libro su Thomas Bernhard. Mi ricordo anche che andai a una sua conferenza in quei giorni, in via S. Vitale a Bologna, forse era il Goethe Institut. E rimasi colpito molto da una cosa che mette in rilievo NP alla fine del suo testo: l’abilità nel gestire la voce e il gesto, quasi da attore.
    Devo confessare, perché no, che forse di quelle pagine, lette a vent’anni nell’esaltazione bernhardiana, non ci capii più di tanto, forse meritavano più meditazione e pazienza; sicuramente la “vera lettura” è quella che Gargani aveva fatto dei libri e degli articoli di NP.
    Ma queste cose si capiscono forse dopo una certa età, dopo che si spegne l’impazienza del leggere, questa bulimia che porta a inghiottire pagine su pagine, parole su parole.
    Grazie ancora a NP, anche per questo dettaglio.

  • Tosco Calice // 22 Giugno 2009 a 14:35

    Perbacco.

  • superciuk // 22 Giugno 2009 a 14:35

    lo scomparso aveva più volte tirato lo orecchie al settarismo fanatico della sinistra. un pò di vecchia sana autocritica non guasta giat. Siete dei conservatori e come tutti i conservatori cercate di chiudere il recinto quando il bestiame è già andato da tempo via.. La carica di intollerante rissosa violenza verbale che si legge qui è out. Non funziona non serve non aiuta. Lascia la sinistra nell antichità ideologica non risponde alle richieste della società è nomenclatura e setta è interesse basso è perdente. Può servire a dare vantaggi politici in un contesto in un cui la svp premia chi si mostra buon seguace del verbo etnico ed è in grado di strutturare in modo parasovietico il gruppo etnico italiano per controllarlo meglio. Ma non fa progressi verso una svolta ideologica nazionale. È conservazione

  • gadilu // 22 Giugno 2009 a 14:35

    lo scomparso aveva più volte tirato lo orecchie al settarismo fanatico della sinistra.

    Interessante. Gargani si è occupato di politica? E dove? :)

    Non c’è nulla da fare. Uno cerca di dire due parole in memoria di Gargani e questo qui parla della Svp… difficile immaginarsi un cervellino più mignon….

  • Giuseppe Panella // 22 Giugno 2009 a 14:35

    Gargani – a mia memoria una volta sola- si presentò come candidato in una lista politica
    capitanata da Massimo Severo Giannini… poi non ho notizia di suoi
    interventi in campo politico contro la sinistra ecc. ecc.

  • gadilu // 22 Giugno 2009 a 14:35

    Giuseppe, lascia perdere. Questo superciuk, come ho già detto, interviene solo per replicare la sua litania personale. Potremmo pubblicare un post su un matematico giapponese o su un cuoco neozelandese. Lui farebbe sempre il suo solito intervento. Fra l’altro, è del tutto tristemente evidente che fino a ieri l’altro (quando ha letto qui il suo nome) di Gargani lui non ne sapeva nulla. Madonna che tristezza.

  • FYI Central - » June 25th. Farrah Fawcett & Michael Jackson & others went home… // 30 Giugno 2009 a 14:35

    [...] Gargani, 76, Italian philosopher. [84] [...]

  • marco ciaurro // 21 Agosto 2009 a 14:35

    Caro Marco,
    ti ringrazio per aver pubblicato il bellissimo ricordo sentito, partecipato e preciso – del nostro comune amico, Nicola Perullo.
    Significative poi,le parole che hai speso su uno dei più grandi maestri del Novecento filosofico italiano ed europeo che tutti noi abbiamo conosciuto, ciascuno a suo modo. Anch’io l’ho conosciuto nel 1988 come Nicola, sui banchi dell’università. Mi sono laureato con lui nel 1995. E ricordo sempre che dopo un po’ di lezioni, quell’anno, mi soffermai a parlare con lui di Musil. Siccome stava uscendo dal dipartimento lo accompagnai quasi fino a casa. Fu il nostro primo colloquio, amabile e sereno.
    Per ora ringrazio tutti quelli che ne parlano tenendo conto della persona eccezionale quale era e dell’opera sua, che con il tempo acquisterà sicuramente sempre più valore e sempre più importanza nella misera cultura (filosofica, scientifica e letteraria) nostrana che, talvolta, è fatta di squallidi battibecchi e d’indigenza ributtante. Non ho da dire nient’altro su Gargani. Almeno per il momento.
    Con stima e simpatia
    Marco G. Ciaurro

  • marcolenzi // 22 Agosto 2009 a 14:35

    grazie marco,
    la stima e la simpatia sono ricambiate. ti mando un caro saluto.

    (l’articolo di nicola però non l’ho pubblicato io, l’ha pubblicato gabriele di luca qui sopra, in questo suo blog)

  • Davide // 3 Settembre 2009 a 14:35

    Mi è dispiaciuto moltissimo apprendere la notizia, sono stato fortunato ad essere uno dei giovani studenti che ha seguito uno dei suoi ultimi corsi su Wittgenstein all’università di Pisa (Storia della Filosofia Contemporanea).

  • Giuseppe Panella // 3 Settembre 2009 a 14:35

    Davide, avevi poi dato anche l’esame?

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