Alle prese con un berlusconiano qualunque

Allora, è noto a chi mi legge che io non apprezzi particolarmente Silvio Berlusconi. OK, “che io non apprezzi…” è un eufemismo. Diciamo che io detesto* Berlusconi e provo un sincero imbarazzo per la coalizione di centro-destra che ne sostiene il governo. La mia posizione, peraltro, non è ideologica. Cioè non detesto lui perché ho fede in qualcun altro (che so, nel comunismo, oppure nella Binetti…). Detesto lui perché incarna una modalità del potere (e anche dell’essere “italiano”) che mi ripugna. Però prendo atto che la sua popolarità sia grandissima e in costante crescita (come si dice, sempre magari sperando che ciò non corrisponda alla verità, che sia un effetto della propaganda e che sotto sotto, magari proprio SOTTO, qualcosa si stia muovendo in un’altra direzione). Soprattutto: mi chiedo sinceramente perché gli italiani che sostengono Berlusconi lo facciano, quando è perfettamente acclarato che ci troviamo di fronte ad una persona arrivata al potere con metodi illegali e, una volta installatosi al centro di questo potere, sia riuscito a mantenerlo essenzialmente piegando le leggi a suo favore, in modo da garantirsi l’impunità. Ecco, io mi accontenterei di capire questo semplice fatto e perciò sono entrato in un blog di un berlusconiano (un blog non altoatesino o nazionalbolzanino: lì non ci posso entrare perché scatta subito la censura delle libertà), cercando di discutere. Questo è il risultato:

http://pierosignani.wordpress.com/2009/05/25/lantipolitica/

* Uso l’espressione “detestare” in un senso veramente privo di passione e di odio. Io non odio Berlusconi, o almeno non nel senso che la vulgata berlusconiana attribuisce a questo termine (“mi odiano…”). Il mio è piuttosto un sentimento di lucida repulsione, molto pacata e fondata su quelli che a me sembrano fatti incontrovertibili. Penso, sempre pacatamente, che Berlusconi renda questo paese peggiore. E vorrei (ingenuamente, sì, lo vorrei)  che gli elettori (IN PRIMO LUOGO gli elettori: non i magistrati e le campagne denigratorie) lo eliminassero dalla scena politica.

Il miracolo di Maroni

“Passata è la tempesta / Odo augelli far festa”. Forse non è l’epigrafe più giusta, ma il senso è quello. Dunque sembra che il Ministro Maroni abbia compiuto il miracolo. Materializzandosi in provincia è riuscito a stringere le mani di tutti, a rassicurare chi aveva bisogno di essere rassicurato e a non tarpare troppo le speranze (o le illusioni) di chi magari vede in lui un vecchio protagonista di trascorse battaglie indipendentiste. Ha insomma interpretato il ruolo del rappresentante di uno Stato dal profilo mobile, o meglio concavo e convesso (Maroni è esponente di un partito di governo, alleato con forze chiaramente orientate in senso nazionale, ma in quanto leghista è molto sensibile alle specificità territoriali). Certo, l’idea del “tavolo” non è né originale né nuova, ma di questi tempi sembra anche l’unica idea praticabile. A patto che non rimanga soltanto una semplice idea.

Non vorrei guastare l’atmosfera di cauto ottimismo che la venuta del Ministro è riuscita a suscitare, mi sembra comunque che permangano alcuni spunti di riflessione critica. Li elenco senza pretesa di sistematicità. 1) È quanto meno spiacevole che per chiarire le controversie più roventi (e più ricorrenti) abbiamo ancora bisogno di qualcuno che venga da fuori, altrimenti non sarebbe possibile favorire una comunicazione che noi qui evidentemente non riusciamo ancora ad animare; 2) è triste che dopo 37 anni di vita in comune, mi riferisco ovviamente a quelli passati all’interno della cornice istituzionale del secondo statuto d’autonomia, ancora emergano discussioni sul senso di questo nostro stare insieme, ancora non ci sia cioè piena chiarezza sulla tenuta di quella stessa cornice istituzionale; 3) è preoccupante che l’evidente spostamento a destra dell’asse politico generale (ma in questo senso con una marcata accentuazione per quanto riguarda il gruppo linguistico tedesco, in particolare tra i giovani) metta in primo piano questioni di tipo identitario, che notoriamente sono le più spinose – e anche le più inutili – da trattare.