Cucina, per me

Cucina. Per me è un acronimo: Come Unire Comunicazione, Incantamento, Natura e Armonia. Cucina è interpretazione, storia e filosofia dei sapori, follia ordinata e rigore mediterraneo. Cucina è vita. La mia. Che gusto a piccole, intense dosi. Per assaporarla tutta. Cucina è il gusto, il sapore, la memoria, il piacere, la partecipazione di tutti i sensi. Cucina, per me, è un frammento dell’universo in un piatto. Ho tutto il mio mondo in un rettangolo di porcellana che misura 24 centimentri per 28. Il riassunto di ciò che sono stato, ciò che sono e ciò che sarò. La mia storia non solo di chef ma anche di uomo, visto che alla cucina ho dedicato i mei sforzi, le mie ore, il mio calendario, la mia vita. Cucina è un grande caleidoscopio di intuizioni. Non solo degli chef, ma di pensatori, storici e filosofi. L’Italia è terra di illustri studiosi, che hanno dedicato pagine e pagine alla storia dell’alimentazione e mi hanno guidato in un mondo di sconosciuti. A quelle letture va la mia gratitudine. Mi hanno rafforzato nella convinzione che non siamo inventori, ma continuatori di una forma d’arte: la cucina. La alimentiamo (!) attraverso le idee che scaturiscono dalle radici della cultura mediterranea e sono il primo nutrimento del nostro progresso. Cucina non è ciò che mangiamo. O meglio: non è solo questo. È l’elaborazione di materie prime secondo tecniche sviluppate nei secoli. È l’ambizione del buono e del bello convergenti in un piatto. Di più. La cucina è Seneca e Petronio; il Medioevo e l’Umanesimo; il Re Sole e la prima industria conserviera. Ambitiosa non est fames, contenta desinere est (La fame non è ambiziosa, si contenta di cessare) ha scritto Seneca. Con che cosa, non se dà cura. La fame esprime un bisogno: quello di essere saziati. La cucina, invece, eccede la sazietà, va oltre il necessario, ambisce a soddisfare il piacere. Mangiare non è un comportamento finalizzato solo all’urgenza primaria di nutrirsi, ma anche da altri bisogni, all’introduzione di una condotta alimentare. Cucina è tutto ciò che supera l’obbligo del cibo. È la cura nella scelta, la preparazione, la trasformazione dei cibi in modo che risultino seducenti per i sensi. Tutto ciò che ingeriamo alimenta le nostre cellule, che lo vogliamo o no. È nutrimento. La scelta delle materie prime, la salubrità dei prodotti adoperati, la quantità e qualità dei cibi ingeriti, la loro successione: questa è cucina. Cucina, infine, è un rito che ci distingue dal mondo animale, in quanto frutto di pensiero e azione complessa. La prima bistecca dell’uomo preistorico, messa sul fuoco, ha contribuito a renderlo uomo perché nel cuocerla egli ha realizzato un’azione inessenziale al nutrimento. L’uomo condisce, cuoce con tecniche diverse, sala, spezia, trasforma. Tutte azioni non essenziali al mangiare in sé. Cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia.

Heinz Beck, L’ingrediente segreto, Mondadori 2009