But if this medicine, love, which cures all sorrow with more…
(John Donne, Loves growth)
But if this medicine, love, which cures all sorrow with more…
(John Donne, Loves growth)
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La prossima settimana, a Bressanone, sono in calendario due appuntamenti. Ve li ricordo:
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Con grande piacere segnalo l’esistenza di un blog di un amico, una persona che come me ha iniziato a “formarsi” discutendo nel vecchio forum dell’ff e che poi ha fatto carriera politica…
Leggetelo perché si tratta di una delle menti più lucide che abbiamo qui in Sudtirolo.
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Sarà stato il 1978, o il 1979. Io andavo allo stadio da solo. Usando uno stratagemma abbastanza consueto per entrare gratis. Mi avvicinavo ad una delle porte d’ingresso, individuavo quella che mi pareva la persona giusta e poi gli chiedevo: “signore, mi porta dentro”? Generalmente non c’era bisogno neppure di una risposta. Quello mi metteva una mano sulla spalla e mi “adottava” per dieci secondi, il tempo di passare il controllo dei biglietti facendo finta di essere padre e figlio (e i figli non pagavano).
La partita, mi ricordo, era Livorno-Chieti. Io stavo in curva sud e per vedere le azioni dall’altra parte del campo bisogna avere la vista buona. A un certo punto un breve scambio vicino alla linea dell’out (e secondo prospettiva quasi vicino alla linea di fondo), Vitulano fa un breve movimento a rientrare e lascia partire un tiro lungo, a girare, sull’altro palo. Un gol memorabile. Non ti dimenticheremo mai, Miguel.
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Pontiggia, in un'immagine giovanile
Ci sono alcuni scrittori che riescono a nascondere in molte delle loro frasi tesori inesauribili. Uno di questi, Giuseppe Pontiggia. Nel suo “Ritratto di Guicciardini” (piccolo saggio contenuto nella raccolta Il residence delle ombre cinesi, Mondadori) leggo:
È vero che la Storia interpretata dai posteri è un teatro di passioni retrospettive occultate da una obiettività chimerica.
Che densità. E che leggerezza, nonostante tutto. Fantastico.
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Le fue dada la música invisible
que es don del tiempo y que en el tiempo cesa;
le fue dada la trágica belleza,
le fue dado el amor, cosa terrible
J.L. Borges (Los Dones)
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I porcospini, l’inverno globale e l’autonomia dinamica
“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripetè quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”. (A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, Torino, 1963, pp. 1395-1396)
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