Leggete [QUI].


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Oggi due bellissime notizie. Finalmente. Me le hanno date due miei carissimi amici. Marco Lenzi ha comunicato sul suo blog che è uscito il suo libro su Morton Feldman, la prima monografia italiana dedicata al compositore americano. Riccardo Biadene, invece, mi ha telefonato per dirmi che sarà a Bolzano il prossimo 19 marzo, in occasione della presentazione di un film/documentario (al quale lui stesso ha lavorato) sul dramma umano e sociale dell’immigrazione e sulle responsabilità dei nostri governi (avrò modo di riparlarne). Li abbraccio e li saluto.
Sunday Bloody Sunday. Oggi chi è aduso a commemorare lo fa per [QUESTO]. E ovviamente cerca di stabilire paragoni, suscitare analogie [QUI]. Follia. Follia da rivoluzionari in pantafole, col culo al caldo e la pancia piena.
Si ascolti la “predica” di Bono Vox all’indirizzo di questi rivoluzionari in pantofole. Anche ad uso e consumo dei nostri rivoluzionari pantafolai, quelli che fanno politica coi cartelli, con gli adesivi e gli accendini. Fuck the revolution!
Non sono particolarmente incline ad apprezzare le iniziative dei vari giornali che prevedono allegati di varia natura (cd, libri e così via). Ci sono comunque cascato più volte (ho completato per esempio un’enciclopedia – con La Repubblica – che non sfoglio mai: è un segno della mia mancata “emancipazione” dalla famiglia, giacché mia madre diceva sempre che “in casa un’enciclopedia ci vuole”). E temo ci ricascherò.
La settimana prossima, per l’esattezza, giacché dal 3 febbraio (con cadenza settimanale) a La Repubblica e a L’Espresso si accompagnerà l’opera omnia di Fabrizio De André.
Ma su De André mi è restato in canna ancora un pensiero che non ero riuscito a formulare il giorno della sua commemorazione. Perché, chiedo, tutto questo interesse e questa voglia di considerarlo un grande poeta ? Azzardo: De André ci manca perché ci manca la poesia civile. Più di altri autori o cantanti scomparsi (Battisti, per esempio) sentiamo che con De André non se ne è andato soltanto il rappresentanto di un’Italia che non c’è più, ma che è scomparsa una voce che ci avrebbe fatto comodo, ORA. Molti (anch’io) si tengono aggrappati a De André perché lui riusciva ad esprimere come pochi altri un punto di vista “etico” (oltre che “estetico”). Non è quindi tanto la “nostalgia” o il “rimpianto” a far scoprire o riscoprire a molte persone il cantautore di Genova. È la disperazione per il presente e lo scetticismo verso il futuro.

Lucca, Torre Guinigi
Che tristezza leggere una roba del genere [leggi anche tu]. E pensare che la cucina è l’unico ambito nel quale è possibile definire con chiarezza che l’essenza di ogni cultura (di OGNI cultura) consiste non tanto nell’identità, ma nello scambio (l’identità stessa, in cucina, è scambio). Ormai la stupidità sta invadendo tutti gli spazi. Aiuto.
P.S. (@ np): non sarebbe il caso di prendere una posizione ufficiale, su questo? E dire agli amministratori di Lucca che non hanno capito un cazzo (della cucina e della cultura)?
“Il cammino della storia dunque non è quello di una palla da biliardo che una volta partita segue una certa traiettoria, ma somiglia al cammino di una nuvola, a quello di chi va bighellonando per le strade, e qui è sviato da un’ombra, là da un gruppo di persone o da uno strano taglio di facciate, e giunge infine in un luogo che non conosceva e dove non desiderava andare. L’andamento della storia è un continuo sbandamento. Il presente è sempre un’ultima casa al margine, che in qualche modo non fa più completamente parte delle case della città. Ogni generazione si chiede stupita: chi sono io e chi erano i miei antecessori? Farebbe meglio a chiedersi: dove sono io?” (Robert Musil, L’uomo senza qualità, tr. it. Einaudi 1996, pp. 408-409).
Una bella medaglia e duecento euro all’anno a chi ha partecipato alla guerra, dopo l’8 settembre 1943, ANCHE dalla parte dei fascisti e dei nazisti.
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0011740
C’ho pensato. E dico NO!
(Raccontava G.C. Argan, anche per portar via la scena a Marcel Duchamp non molto loquace in una sala attigua, che nelle ricerche sul Barocco e la Controriforma aveva trovato un manuale per confessori molto esclusivi lo strumento automatico del perdono per la sodomia: basta, durante l’atto contro natura, chiedere con fiducia totale che ne possa nascere una creatura. E l’enormità stessa della fede nel miracolo assolverà i peccatori).
Alberto Arbasino, Paesaggi italiani con Zombi, Adelphi, pag. 271
P.S. Non sto affastellando questi filmati su/con Pasolini per dire: lui l’aveva detto, lui aveva ragione, lui la sapeva lunga. Trovo stimolanti le riflessioni di Pasolini, anche e soprattutto in vista di un loro aggiornamento, di una loro critica.
Riprendo dal blog di Pecoraro questa inequivocabile “mappatura” della questione Israelo/Palestinese.

Va be’, dai. Piano piano sto ricomponendo un “blogroll” degno di questo nome. Tra le cose notevoli e imperdibili della blogosfera, devo ammettere, il blog di Concetta Failla: http://www.failla.it/
Perla tra le perle, l’amico GattoMur ha segnalato poco fa sul suo blog una discussione (sottotitolo: quattro passi nel delirio) che è molto divertente ripercorrere: a vostro rischio e pericolo potete farlo [QUI].
Sto leggendo La notte che Pinelli, il nuovo libro di Adriano Sofri (Sellerio, € 12). Trovo singolare che dell’uscita di questo libro non sia venuto a conoscenza leggendo recensioni o anticipazioni sui quotidiani nazionali (segno evidente del mio disinteresse progressivo per quanto accade in Italia, ahimè anche dal punto di vista culturale), bensì grazie a un sms del mio amico Leonardo Vannucci (Klingo), che lavora alla Feltrinelli di Pisa. Comunque il libro è molto bello. Se proprio volete averne un’idea prima di comprarlo (cosa, quest’ultima, che spero facciate), potete leggere [QUI]