
Un tavolo senza Langer?
Mi sarebbe piaciuto poter pensare che il cosiddetto “tavolo sulla convivenza”, varato la settimana scorsa dal ministro Maroni, si rivelasse qualcosa di più di una semplice trovata pubblicitaria per un partito, la Lega Nord, in cerca di fortuna lontano dalle sue roccaforti geografiche. Mi piacerebbe pensarlo, ma purtroppo non esistono elementi in grado di convincermi. Esaminiamo brevemente perché.
Come ricorderete, l’idea di istituire questo “tavolo sulla convivenza” si è avuta all’indomani delle polemiche sul 25 aprile, quando – tra la marcia degli Schützen contro i resti della statua all’alpino di Brunico e le dichiarazioni sulla “vera liberazione” ad opera dell’esercito tedesco rilasciate da Oswald Ellecosta – la situazione faceva pensare a un’emergenza da affrontare ridefinendo i rapporti tra le istituzioni locali e quelle statali. Era insomma un po’ come se le viti che tengono insieme la cornice della nostra autonomia apparissero troppo allentate e ci fosse per questo bisogno di un “richiamo all’ordine”, o quanto meno di una maggiore chiarezza sui presupposti (e sulle finalità) del nostro stare insieme. Ma è possibile che le forze politiche presenti sul territorio non siano in grado, sfruttando tutte le possibilità d’intervento che esse hanno a disposizione, di emarginare gli estremisti e tenere ben saldo il timone del governo di questa provincia? È plausibile che dopo quasi quarant’anni dall’entrata in vigore del secondo statuto d’autonomia continuiamo ad avere bisogno di tutori “esterni”, convocati allo scopo di risolvere i problemi che noi non riusciamo a risolvere? Ma soprattutto: il ministro dell’Interno è la persona giusta per occuparsi di queste faccende?
Se pensate che queste domande siano sensate (se cioè davvero i fatti legittimano quella sensazione d’emergenza che implica l’allestimento di un “tavolo sulla convivenza”) allora dovremmo sinceramente ammettere di aver sbagliato tutto, e la richiesta di voler giungere subito a dei risultati concreti (si è parlato di sei mesi!) apparirebbe in tutta la sua velleitaria ingenuità. È dunque chiaro che non è così, è chiaro che gli errori (se ci sono) devono essere trovati in qualche altro modo.
Per una strana coincidenza, il giorno in cui si è tenuto l’incontro di Bolzano con Maroni ricorreva anche il quattordicesimo anniversario della morte di Alexander Langer, figura che in questa provincia ha pensato e agito perseguendo con assoluto rigore il fine della convivenza. Nessuno l’ha però ricordato (e chi poteva farlo ha preferito disertare l’incontro). Anziché affidarsi alle vaghe aspettative di nuovi tavoli, sarebbe più semplice e proficuo ripartire dall’eredità che la sua intelligenza e la sua lungimiranza ci hanno lasciato.



